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La rete nel cappio

La scomparsa di Paul Baran, pioniere di Internet

Un suo omonimo è noto per i suoi contribuiti e la collaborazione con Paul Sweezy  nell’analsi del capitalismo monopolistico, ma il  Paul Baran scomparso

sabato notte a Palo Alto, in California, era un ingegnere elettronico che ha svolto un ruolo  importante nella nascita e lo sviluppo di Internet. A dare notizia della sua morte è stato il «New York Times» (https://www.nytimes.com/2011/03/28/technology/28baran.html)

con un obituary che ripercorre la sua vita e il suo contributo allo sviluppo delle linee guida successivamente fatte proprie dal Pentagono per costruire Arpanet, la prima rete distribuita da cui prenderà slancio Internet. Nato in Polonia nel 1926, ma di fatto cresciuto negli Stati Uniti – i suoi genitori si trasferirono negli Usa due anni dopo la sua nascita – dove si laureò alla Drexel Univeristy, dopo aver lavorato alla Hughes Aircraft, Paul Baran iniziò la sua attività alla Rand Corporation, una fondazione no-profit nota per il suo anticomunismo e think-thank fondamentale nel fornire alle diverse amministrazioni di Washington materiali e analisi sui temi “caldi” che gli Stati Uniti si trovavano a fronteggiare. Nonostante il coservatorismo politico, la Rand Corporation è sempre riuscita a reclutare ricercatori e studiosi noti per aver intrapreso progetti di ricerca ritenuti quasi sempre troppo visionari e poco ortodossi. D’altronde, ci voleva una buona dose di scientismo e di spiccata eccentricità se l’oggetto del proprio lavoro era la riorganizzazione del sistema di difesa statunitense dopo l’annuncio dell’Urss di aver sviluppato la bomba all’idrogeno; o se occorreva analizzare le tensioni e la rabbia della «gioventù bruciata» contro il conformismo dominante nella socità americana dopo il maccartismo e la guerra di Corea.

Paul Baran lavora come ingegnere elettronico e il suo compito è di immaginare un sistema di comunicazione a prova di attacco nucleare. Partecipa attivamente a un gruppo di lavoro voluto dal presidente Eisenhower sulla riorganizzazione del sistema di difesa statunitense. E’ in questo contesto che conosce Vannevar Bush, una testa d’uovo del Pentagono che ispirerà tutte le politiche statunitensi sulla ricerca scientifica che, in nome della sicurezza nazionale, garantirà un finanziamento costante alle università e ai centri di ricerca americani per quanto riguarda la computer science e l’intelligenza artificiale. Quando la Rand Corporation sarà chiamata dalla Air Force a studiare la possibilità di un «Sistema di comunicazione distruibito», Paul Baran tratteggia un progetto considerato – siamo agli inizi del 1960 – troppo innovativo e per qusto messo da parte dal Pentagono. Ed è in questo contesto che Baran mette a punto, praticamente in contemporanea di Donald Davies del British National Physical laboratory, una modalità di trasmissione delle informazioni definita «a commutazione di pacchetto»: modalità che si imporrà come uno standard nella trasmissione dei dati su Internet.

Nonostante i suoi papers siano considerati innovativi e la commutazione di pacchetto venga salutata come una piccola «rivoluzione», i contributi di Baran sono presto archiviati. Questo fino al 1969. anno in cui il Defence Department’s Advanced Research Project Agency, dà il via alla costruzione di una rete per la comunicazione militare che si sipira sul lavoro di ricerca di Baran. Pochi mesi e i primi nodi della futura Internet sono costruiti. Poi la storia accelera il suo corso e il nome di Paul baran è presto dimenticato, nonostante la sua partecipazione a altri progetti per lo sviluppo della comunicazione digitale che coinvolgano non solo computer connessi ma anche la televisione e la radio.

La figura di Paul Baran è esemplicativa del rapporto di interdipendenza tra ricerca scientifica e Pentagono negli Stati Uniti. Al di là di una rappresentazione che vede il pentagono come un committente e i centri di ricerca come semplici esecutori delle direttive militari, emerge un quadro dove la ricerca scientifica statunitense ha visssuto di una aunonomia relativa dal Pentagono e che le forme della sussunzione dei risultitati della ricerca scientifica da parte dei militarti e delle imprese sono state sempre molto articolate. E che hanno visto la partecipazioen non solo del Pentagono, ma anche di altri ministeri statunitensi, come quello del commercio e della salute. In altri termini, il Pentagono definiva le linee guida, poi la traduzione operativa era condotta in «libertà». Ma altro elemento importante è che i progetti di ricerca non dovevano avere necessariamente una successiva applicazione. E’ in questo modo che lo stato americano ha finanziato la ricerca di base. Un meccanismo abbastanza funzionante fino al movimento contro la guerra del Vietnam, quando fu messo a nudo il fatto che la ricesca scientifica statunitense era di fatto finanziata dal Pentagono. Ma all’interno di una cornice dove ogni ricercatore si sentiva «libero» nella sua attività. Operazione che sarà ripetuta una manciata di anni dopo, con il fiume di dollari che fu riversato nelle Università e nei centri di ricerca privati. Ma in questo caso il nemico da battere non era l’Urss, ma l’emergere di altre economia nazionali – il Giappone – che stavano determinando quello che fu chiamato il «declino dell’impero americano».