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La Russa graziato, alla camera è “vaffa day”

E alla camera spunta la grazia per Ignazio La Russa. Mandare affanculo il presidente Fini nell’aula di Montecitorio si può fare. L’ufficio di presidenza guidato proprio da Fini ha infatti ammorbidito a maggioranza le sanzioni per le recenti intemperanze del ministro della Difesa. Per La Russa solo una lettera di censura con un «fermo richiamo» da inviare anche al presidente del consiglio Berlusconi.

Una sanzione tanto minima da essere evanescente.

A favore di La Russa ha votato tutto il centrodestra compatto mentre il centrosinistra al momento del voto si è spaccato: Silvana Mura dell’Idv ha votato contro, Rocco Buttiglione e Renzo Lusetti dell’Udc e Donato Lamorte di Fli si invece sono astenuti. A pezzi soprattutto il Pd: mentre gli ex Ds hanno votato per la censura morbida, Rosi Bindi e Giampaolo Bocci sono usciti dalla sala per non partecipare alla votazione: una scelta dettata dalla loro non condivisione della proposta dei questori e per venire incontro al presidente Fini che aveva chiesto lui per primo la massima coesione dell’organismo. Per Bindi «la censura è troppo poco, il ministro La Russa avrebbe dovuto avere, come membro della camera oltre che del governo, l’interdizione almeno dalla partecipazione al voto. Siamo peraltro in assenza di scuse… Anche perché comportamenti come quello di La Russa fanno scattare processi emulativi».

In Transatlantico scattano i mugugni ma il capogruppo del Pd Franceschini corre ai ripari e difende le scelte di Fini e della maggioranza: «Io credo che la censura proposta dai questori sia un atto forte», sostiene. Durissima l’Idv: Silvana Mura parla di «presa in giro», mentre per Massimo Donadi «la sanzione irrisoria comminata a La Russa è un vero e proprio atto di codardia da parte dell’ufficio di presidenza».

E La Russa? Il ministro, appena tornato dall’Afghanistan, era in aula per il voto sul conflitto di attribuzione sul caso Ruby . «È una decisione che rispetto, ne prendo atto con grande serenità. Credo che fosse inevitabile dal punto di vista giuridico, tecnicamente corretta, giustissima. Leggerò la lettera e risponderò, naturalmente con il massimo rispetto, ma finalmente mettendo in fila i fatti così come sono avvenuti».

Il ministro ammette che c’è stata «sicuramente una mia responsabilità, ma assai diversa da quella che è stata dipinta in questi giorni». Ed è »da valutare – insiste – insieme a tutti gli altri fatti che sono successi: non solo fuori ma anche dentro l’Aula e su cui, mi pare, si sia sorvolato troppo in questi giorni». La miglior difesa, come sempre, è l’attacco.

dal manifesto del 6 aprile 2011