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losangelista

Ebola: La Peste ai tempi di Twitter

Ebola strains sm

The Strain di Guillermo del Toro

Volo US Air 850 del 8/10/2014

L’Ebola e il suo doppio. Immaginario malato di una pandemia possibile.

I casi di Ebola fuori dall’Africa ad oggi si contano su una mano e constano di persone ammalatesi in Africa occidentale e trasportate nei propri rispettivi paesi per essere curate più un unico caso di contagio “nativo” in Spagna. Non una pandemia, ma una manciata di casi su cinque continenti che hanno scatenato però un’epidemia, questa si ,di panico globale che rimbalza su giornali e social media, l’onda d’urto emozionale che è l’effetto collaterale di un contagio fuori controllo: quello della paura. L’ebola quindi ha un suo doppio ed è questo che provoca bordate di tweet cospirazionisti amplificate da un immaginario predisposto dalla amplia casistica  distopica horror e sci-fi che in questi giorni si sovrappone alle notizie frammentarie. Sui social network insomma siamo già “28 settimane dopo”. In attesa dei walking dead si moltiplicano gli appelli per sigillare le frontiere e imporre le quarantene. In una conferenza stampa qui a Los Angeles l’altro giorno Eric Dane interpret belloccio della serie Last Ship (produzione Michael Bay) in cui un unico incrociatore Americano sopravvive ad una pandemia globale ci ha detto: Eric Dane: “la nostra fiction parla di un virus che uccide l’80% della popolazione. Il pubblico percepisce meglio questo messaggio quando anche I giornali parlano di un virus che se diventasse trasmissibile via aria potrebbe afre lo stesso”. Manna per I produttori di Hollywood insomma e anche le autorità preposte più che il virus combattono la percezione del virus.