closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Ceci n'est pas un blog

La pantomima sul reato di tortura

Ad Aprile dopo che la UE aveva “condannato” l’Italia per i fatti della scuola Diaz, in seguito a un moto di indignazione generale, soprattutto a mezzo stampa, il premier Renzi aveva affermato “quello che dobbiamo dire lo dobbiamo dire in Parlamento”. Ok. A distanza di 3 mesi scarsi, il circo parlamentare, ha di nuovo rispedito indietro un ddl che nonostante non fosse il migliore possibile aveva intascato quantomeno l’approvazione dell’Associazione Antigone che da anni si occupa di carcere. Il testo modificato dal Senato e rispedito alla Camera è una legge atipica perché prevede di condannare la tortura con una legge che non condanna la tortura.
“Siamo a un passo dalla rivendicazione del diritto di tortura”: è il giudizio che Lorenzo Guadagnucci -giornalista, vittima della Diaz e autore per Ae del pamphlet “sTortura”
Con l’avvocato Francesco Romeo, avvocato del pool che si è occupato della difesa in Cassazione dei 10 manifestanti condannati per Genova 2001, si è provato a ragionare sul perché in questo paese non si vuole una legge sulla tortura, alla faccia della convenzione dell’ONU.

– Si dice che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca e purtroppo anche questa volta sapevamo che sarebbe finita in questa maniera nonostante le “promesse” il mostare i muscoli da parte del premier Renzi dopo la sentenza UE

Pare evidente che la legge che dovrebbe introdurre il reato di tortura in questo parlamento, come quelli che lo hanno preceduto, non la voglia. Non si vuole l’introduzione del reato di tortura, di fatto, perché si ritiene possa essere visto come punitivo contro le forze di polizia. Da qui, la pantomima parlamentare a cui assistiamo da anni, testi di legge che vanno e vengono da una Camera all’altra; adesso la commissione giustizia del Senato ha modificato il testo che era stato approvato alla Camera, i senatori hanno votato all’unanimità le modifiche (di molto peggiorative) al testo di legge, blando, approvato dalla camera; la commissione esaminava il testo approvato dalla Camera in sede referente, ciò vuol dire che quel testo approvato verrà presentato per il voto in aula al Senato, se la maggioranza dei senatori approverà quelle modifiche (l’unanimità del voto in commissione lascia pensare che andrà in questo modo) il testo tornerà alla Camera ancora una volta.
Bisogna sottolineare che l’Italia deve introdurre il reato di tortura per adempiere alla convenzione Onu sulla tortura sottoscritta nel 1984; quella convenzione dice chiaramente che il reato di tortura è il reato commesso da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, insomma la tortura è il reato dei funzionari dello stato (appartenenti alle forze di polizia o alle forze militari). In Italia se mai la legge verrà approvata non sarà così: la tortura sarà un reato che chiunque può commettere, tralascio tutte gli ulteriori cavilli escogitati ed inseriti nei vari disegni di legge, per evitare che mai si possa dire che vi sia stata tortura.
Eppure è semplice; hai firmato una convenzione internazionale che da una definizione precisa del reato di tortura e dei soggetti che lo possono commettere; scrivi ed approva una legge che riproduca quella convenzione internazionale, facile! E,invece, no cavilli su cavilli, distinguo su distinguo, come se la convenzione fosse stata partorita da pericolosi nemici dello stato.

– Tutto questo avviene dopo la sentenza della Diaz da parte della UE e a pochi giorni dal 14 anniversario delle torture del carcare di Bolzaneto e della scuola Diaz

La storia di Genova 2001, a mio giudizio, è ancora da scrivere ed è intrecciata alla storia parlamentare della mancata introduzione del reato di tortura. Nonostante l’enormità di quanto è accaduto 14 anni fa, il nostro paese fa finta di niente; Amnesty la definiì “la più grande violazione dei diritti umani occorsa in una democrazia occidentale dal dopoguerra”. Ci sono state le sentenze definitive sulla Diaz e su Bolzaneto , da ultimo anche la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani sulla Diaz, ma dallo stato italiano non è venuta nessuna autocritica; storici, intellettuali, giuristi in larghissima parte, poche le eccezioni, hanno taciuto: si è preferita la rimozione, meglio far finta di niente.
A Genova la tortura c’è stata si consumò per le strade, negli ospedali, alla scuola Diaz, nelle caserme di Bolzaneto e forte San Giuliano. Per la maggior parte dei reati commessi dalle forze di polizia non vi sono stati processi. Nei processi che si sono celebrati: scuola Diaz e Bolzaneto, su tutti, i reati di lesioni sono andati in prescrizione proprio perchè manca il reato di tortura che avrebbe evitato la prescrizione.
L’introduzione del reato di tortura, richiama immediatamente, quanto accaduto a Genova, anche per questo secondo me non lo si riesce ad introdurre questo reato; darebbe, insomma, il sigillo normativo del fatto che a Genova si sia praticata la tortura; non che ce ne sia bisogno di questa certificazione, atteso che sul piano storico è indiscutibile che a Genova le polizie abbiano torturato.

– Da dove trae tutta questa forza “il partito della polizia”?

E’ indiscutibile che a non volere l’introduzione del reato di tortura, come anche dell’identificativo degli agenti che operano in ordine pubblico siano le varie forze di polizia.
E’ un dato di fatto che ci dice, intanto, che queste forze di polizia e di sicurezza non si limitano a svolgere il proprio compito di servitori dello stato, ma fanno politica e, la fanno con efficacia; basti pensare ad esempio, che in questa occasione sembra che la commissione giustizia del Senato prima di discutere e decidere sul testo di legge sul reato di tortura abbia proceduto ad una audizione “informale” solo dei capi delle varie polizie nazionali, non si è ritenuto di dover sentire altre realtà.
I numerosi micro-sindacati di polizia svolgono, ormai, attività politica tutta centrata sulla difesa feroce degli appartenenti al corpo.
La politica istituzionale è subalterna a questo soggetto politico costituito dagli apparati di polizia e sicurezza che rivendica e pratica un diritto di competenza esclusiva nelle materie che lo riguardano.
La supplenza che la politica ha delegato ai corpi di polizia e di sicurezza per la lotta all’eversione armata prima ed alla criminalità organizzata dopo in varie regioni del paese ha partorito il partito delle polizie e degli apparati di sicurezza.

Dal sito di Antigone, Patrizio Gonnella afferma “Questo ramo del Parlamento pare reintrodurrà il plurale nel caso delle violenze, cosa che porterebbe a a configurare il reato solo nel caso in cui siano commesse reiterate violenze. Per cui andrebbe impunito il mono-torturatore, quello che per una volta ad esempio usi violenza inaudita fisica o psichica (ad esempio minaccia di morte i figli della persona sotto custodia legale). Un delitto che, così come configurato dalla Commissione giustizia di Palazzo Madama, sarà ancora più generico del già generico testo approvato dalla Camera. Il ping pong parlamentare rischia di rendere tutto evanescente e di non far arrivare a nulla.”

Il prossimo autunno la corte di Strasburgo si pronuncerà anche sulle violenze accadute all’interno del carcere di Bolzaneto e avremo probabilmente una fotocopia della sentenza che ha riguardato la Diaz. Magari per quel periodo questo governo avrà approvato una legge, depotenziata appunto, tanto da far tacere chi ne fa notare l’assenza all’interno del nostro ordinamento giuridico e accontentare quell’opinione pubblica che si muove sulle spinte emozionali dovuta alla mera cronaca nera o politica. Nel frattempo chiunque attraverserà un carcere, una caserma o un posto di polizia non sarà più tutelato di 14 anni fa. Del resto, parafrasando il premier, questo governo ha parlato e si è schierato in maniera abbastanza netta con le FDO a cui da anni sono stati delegati non solo i problemi di ordine pubblico ma anche le emergenze sociali. E tutto questo è avvenuto a pochi giorni dall’inasprimento delle pene nei confronti dei piccoli furti: il patrimonio vale più di qualsiasi essere umano.