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Napoli centrale

La notte di Pomigliano

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Dalla notte passata davanti ai cancelli di Pomigliano al corteo cittadino che ha mandato in tilt il centro di Napoli. E’ durata oltre 12 ore la protesta dei cassintegrati dello stabilimento Giambattista Vico, tra loro alcuni operai tra gli oltre 2mila dipendenti che ormai non tornano in fabbrica da più di 3 anni. Loro fanno parte del comitato Uniti si Vince, che tiene dentro lo S.i. Cobas e  i sindacati di basi, ma al presidio che è partito verso le 10,30 da piazza Garibaldi c’erano i rappresentanti di diverse realtà campane. Dai disoccupati organizzati a qualche lavoratore dell’Irisbus, l’azienda della Valle Ufita (Av) che pur producendo autobus di linea è destinata alla chiusura. E poi qualcuno arrivato da Mirafiori (“Lì Marchionne ci vuole buttari tutti fuori”, dice arrabbiato un ragazzo) a quelli che arrivano dalla Granarolo di Bologna, almeno due o tre tra i 41 licenziati per aver contestato tagli in busta paga da parte di Sgb, un’azienda che gestisce la logistica in subappalto (“Boicottiamoli sono dei ladri”, si legge su uno degli striscioni).

In piazza Mancini, sotto la statua di Garibaldi sono giunti in trecento (solo cento per la questura), stanchi, provati dall’alba passata a presidiare le entrate dello stabilimento automobilistico all’ombra del Vesuvio, ma non per questo meno decisi. Anche se il picchetto, almeno secondo l’azienda, non avrebbe sortito effetti: “Tutti gli addetti alle linee sono entrati regolarmente”, fanno sapere i vertici societari.  “Sono solo dei crumiri, molti hanno paura”, è invece la risposta che arriva dal comitato, che verso le sei del mattino si è anche spostato per un’oretta sulla statale 162 nel tentativo di bloccare il traffico e i metalmeccanici diretti alle linee. Ma anche questo (pare) senza molto successo. Alcuni di loro avevano caschi in testa e bastoni: “Solo per difenderci dalla polizia in assetto antisommossa”. Eppure tra gli stessi operai serpeggia qualche malumore: “Dobbiamo smettere di fare finta che stiamo facendo la rivoluzione, qui di lavoratori veri non ce ne sono e non si possono fare i picchetti con le comparse”, ci dice un operaio che preferisce l’anonimato, ma comunque simpatizzante dei Cobas.

A Napoli, in ogni caso, la manifestazione ha avuto un altro tenore, è vero c’è stata una forte presenza di appartenenti ai centri sociali e ai disoccupati organizzati, ma a cercarli i metalmeccanici pure si trovavano. “Marchionne ha annunciato due settimane di cassa integrazione ad ottobre anche per gli operai che sono stati richiamati, un segno che l’intero piano è un bluff”, dicono gli organizzatori della protesta che fin dall’inizio a monte il piano della prefettura. La folla, infatti, appena lasciato il luogo del concentramento ha deviato lungo il litorale che porta al porto, riuscendo a bloccare la direzione del lavoro. Momenti di tensione. Alcuni manifestanti si sono anche sporti dalle finestre e alla fine hanno ottenuto un incontro con un dirigente. Poi il corteo si è sciolto.