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La rete nel cappio

La notte della Rete

L’annuncio dell’Agcom di voler chiudere i siti Internet perché diffondono materiale video protetto dal diritto d’autore

non è stato accolto molto bene in Rete. I primi a prendere parola contro la proposta dell’«Authority per le comunicazioni» sono stati gli hacker di Anonymous, che hanno postato un video in cui annunciavano che l’Italia era un paese sotto osservazione per le continue proposte da parte del governo che limitano la libertà di informazione. E levisa della libertà di comunicazione in Rete era ritenuta l’annuncio di Agcom di chiudere d’imperio i siti dove poter vedere film in streaming. Poche ore dopo, l’attacco al sito di Agcom. Un innocuo dDos, cioè un distribued denial of service che ha reso inrragiungibile la pagina dell’Authority per un paio d’ore. Tutto finito, sembrava. Su Internet invece venivano raccolte firme e richieste di inviare e-mail di protesta al garante delle comunicazioni. Secondo Avvaz.org, il sito che inviata al mail bombing, ne sarebbero state mandate finora 130mila. Poi la notizia che dalle prime ore della sera di martedì 5 luglio a Roma, attivisti, giornalisti e internauti si ritroveranno alla «Domus Talenti» di Roma (Via delle Quattro Fontane 113) si ritroveranno per protestare contro l’Agcom. L’iniziativa, organizzata da agoradigitale.com, sarà trasmessa in streaming da molti siti internet. Infine sono da registrare le, tardive, prese di posizione di alcuni esponenti politici. La più significativa viene da Gianfranco Fini, che ha preso la parola in quanto presidente della Camera, rivendicando al Parlamento e non a un’Authority, che dovrebbe avere solo compiti di controllo, l’autorità di legiferare su una materia così delicata. A seguire sono arrivate le prese di posizione di Antonio Di Pietro (Idv) e Roberto Cuillo (Pd). Nel frattempo da Agcom solo silenzio. Il 6 luglio, infatti, è prevista riunione e voto finale sulla proposta. Sul sito dell’Authority nessuna notizia sulla bufera che l’ha investita, anche se le agenzie hanno diffuso una nota di appoggio da parte del Ministero del commercio Usa, che invita l’Italia a partecipare nella guerra in difesa della proprietà intellettuale. Silenti non sono stati gli attivisti di Anonymous, che rivendicano l’azione condotta, annunciandone altre. In un post letto da chi scrive su neurogreen, una delle poche mailing-list sopravvissute all’ondata dei social media, emerge che la strategia di Anonymous non punta solo a contestare questa o quella decisione delle istituzioni italiane, ma a mettere in evidenza che in Italia la volontà da parte del potere politico di mettere sotto controllo la Rete è ormai evidente, come d’altronde era già emerso nel video diffuso in lingua italiana e inglese alcuni giorni fa. Sotto accusa è il governo Berlusconi, espressione degli interessi di una corporation come Mediaset. E una qualche subalternità agli interessi di Mediaset era stato evidenziato anche nel comportamento dell’Agcom. I siti che l’Authority vorrebbe chiudere solo quelli che trasmettono film in streaming. Guarda caso il servizio a pagamento che Mediaset ha lanciato in pompa magna da poco tempo ma che ha avuto ben poco successo.
Articolo apparso su “il manifesto” il 3 luglio 2011