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losangelista

La morte al tempo della crisi e della guerra

Anche il New York Times si e’ occupato dell’incremento “epidemico” dei suicidi dovuti  alla cisi economica di cui anche su questo sito ha scritto Riccardo Chiari. Il Times descrive l’impennata di suicidi  che interessa l’Europa e in primo luogo l’Italia rilevando che il numero di persone che si sono tolte la vita a causa di “difficolta’ economiche” gia’ nel 2010 erano salite del 52% a 187 casi.  Altri paesi come Grecia e Irlanda registrano aumenti del 24% e 16% rispettivamente.  Ma il problema non e’solo europeo; contemporaneamente il Los Angeles Times scrive di un analoga epidemia in Nevada lo stato dove da sempre il tasso di suicidi (19 per 100,000 abitanti) e’ ben piu’ elevato della media nazionale  (12 per 100,000 abitanti) – un dato singolare dovuto presumibilmente alla forte diffusione di falimenti dovuti al gioco. La provincia di Las Vegas, capitale dell’azzardo e dell’impermanenza  in generale, registra in media fra i  300 e i 350 suicidi l’anno ma nel 2010, quando l’industria edile  era collassata e la disoccupazione salita al 14%, il numero e’ arrivato 450, dati che come quelli italiani dimostrano il nesso tragico e diretto fra depressione economica e mentale.  Un rtiratto statistico di un presente dove la disoccupazione porta alla morte e contemporaneamente l’applicazione della morte nelle guerre permanenti e’ diventata una sindrome “occupazionale”. Quest’ultima misurabile anch’essa con le statistiche, quelle relative ai suicidi dei reduci americani. Secondo i dati raccolti dall’ Army Times  sono addirittura 950 i “veterans” che si tolgono la vita ogni mese cioe’ 18 al giorno – uno ogni 80 minuti. Numeri agghiaccianti considerando che ci saranno presto piu’ di 2 milioni di reduci delle guerre afgano-irachene di cui oltre il 30% saranno affetti da disordine post-traumatico e/o trauma cerebrale, le sindromi  che si manifestano con scompensi emotivi, depressione e episodi di squilibrio come quelli che hanno portato ai molti recenti episodi di violenza – fra cui il raptus omicida del sergente Bales  in Afghanistan.  Sono lo strascico di ogni guerra in cui militari e civili  sono esposti ad orrori che non possono che segnare profondamente la psiche di chi li vive; un fenomeno amplificato dalla gestione “professionale”  di conflitti perseguiti con eserciti professionisti i cui soldati sono impiegati spesso per anni in ripetuti turni al fronte a “fare il proprio lavoro” lontani dalla coscienza pubblica. Una ricetta a sua volta adatta a produrre un altro esercito di ex soldati traumatizzati. Avendo trascorso qualche giorno in compagnia dei volontari della National Veterans Foundation che assiste i reduci con PTSD (post traumatic stress disorder) e senza casa  (ce ne sono attualmente 100000 che vivono sui marciapiedi) posso testimoniare che le guerre tenute  cosi’ efficentemente invisibili stanno per riapparire ben visibili invece nelle citta’ di un paese che ancora deve smaltire un “carico” di decine di migliaia di reduci del Vietnam.  Deformazioni professionali di un mondo in guerra e in crisi.

  • giamta

    Mi viene da dire : un lavoro che porta al suicidio o a vivere sui marciapiedi, che razza di lavoro sarebbe ? Certamente non un bel lavoro !!!

  • Gromyko

    La specializzazione nell’uccidere, per legale che sia perchè eseguita da entita costituita dagli stati a tal scopo, finisce con lo scardinare la psiche umana ed il risultato sono i suicidi e le emarginazioni.
    A quel punto è dimostrato che non si può dire che venga esportata la democrazia ma realizzata solo l’alienazione di molti soggetti che subiscono la democratizzazione!

  • silvia l.

    Son rimasta molto impressionata dalle cifre (e dalle situazioni) citate e ho voluto controllarne (leggerne) personalmente le fonti.
    Mentre ho trovato l’articolo del Los Angeles Times sul Nevada, non sono riuscita a individuare le allarmanti cifre dell’Army Times (per quanto abbia trovato articoli su suicidi vari e raptus folli di reduci).
    Potresti menzionarle nello specifico? (Quale articolo?)
    Grazie,
    Silvia

  • luca celada

    Questo il link all’articolo dell’Army Times con le statitstiche sul numero di reduci suicidi:

    http://www.armytimes.com/news/2010/04/military_veterans_suicide_042210w/