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Poltergeist

Segreti di famiglia – La mamma di Ally McBeal

A quasi un decennio dalla scomparsa televisiva dell’esilarante avvocatessa post-femminista suo malgrado, la televisione americana ha rimescolato il cast della serie culto di David E. Kelley e lo ha distribuito in alcuni dei telefilm di successo che, presi collettivamente, sono un affresco di ciò che è oggi la televisione americana delle tre majors (ABC, CBS, NBC): una più o meno sagace collezione di consigli per la famiglia. Lo scarto tra la televisione degli anni ’90 che aveva disgregato la famiglia e quella degli anni zero che ha riaffermato la necessità del controllo dei parenti sulla società è quello che è intervenuto tra l’era Clinton e gli anni della presidenza Bush.

Ally, l’impacciato sex symbol degli anni ’90 le cui lunghissime gambe sfacciatamente scoperte indignavano i giudici, è stata la discussa eroina del femminismo disperato delle donne in carriera nell’America di Monica Lewinsky tanto da diventarne il volto su una copertina di TIME nel 1998.

Nella serie andata in onda tra il 1997 e il 2002, Ally è passata attraverso molti uomini e qualche donna (durante la sua carriera televisiva l’avvocatessa ha baciato anche tre colleghe),  e la compagna fedele della sua vita, una solitudine tanto fitta di fantasmi da procurarle allucinazioni, è forse quella cha ha inventato i suoi stessi colleghi, quella curiosa collezione di solitudini bizzarre e irredimibili che è stata la sua anti-famiglia.

Oggi Ally è diventata Kitty, la vedova di un senatore (anche lei politico in carriera) che vive con la sua numerosissima famiglia un rapporto di simbiosi quasi psicopatologico: in Brothers and Sisters – Segreti di famiglia, Kitty prende tutte le sue decisioni professionali e private solo dopo essersi consultata e quasi sempre scontrata con  fratelli, cognati, nipoti e genitori. Che questa strategia di vita non sembri disfunzionale e, anzi, venga presentata come fosse giusta e sana è allo stesso tempo causa e effetto del successo della serie.

Le foto di coppia che ritraggono Ally e Kitty sembrano essere già una effigie delle diverse epoche:

la Ally degli anni ’90 è una giovane severa e imbronciata chee, sebbene sia seduta sulla scrivania di un uomo che potrebbe essere il suo capo, gli volge le spalle e tiene le gambe ostinatamente serrate;

la Kitty del 2000 ha un viso aperto e dimesso, tiene in braccio una bella bimba bionda come lei e sorride prottta dalla figura socrastante di un marito bello e buono.

Tra i personaggi irriducibili della serie, John Cage è forse il più memorabile. Il geniale avvocato sociopatico che balbettava nomi di città americane per superare il panico di dover parlare di fronte ai  giudici trova nella musica la soluzione alle sue insicurezze e identifica in un grande successo di Barry White il leitmotiv del proprio ego.

(clicca l’immagine per vedere il video)

Oggi John Cage è Phil Stark, l’egocentrico chirurgo del popolarissimo Grey’s Anatomy, un professionista i cui modi burberi sono moralmente condannati – in fondo, la televisione degli anni zero ha censurato le stranezze caratteriali limitandole a piccoli singhiozzi spesso amorevolmente soffocati da famiglie numerose o da intimi amici.

Lo stesso è accaduto ad altri personaggi della serie di Kelley: la giovane donna per cui Ally prova prima invidia e poi attrazione fisica è ora una madre prolifica e una moglie paziente e il nervoso feticista che annusava scarpe e toccava il doppio mento del procuratore generale degli Stati Uniti Janet Reno appare qualche volta come una innocua macchietta in questo o quel telefilm. In generale, i personaggi più irregolari, quelli la cui qualità farsesca era ottenuta attraverso l’esasperazione di tratti profondi e a volte commoventi dell’animo umano, quei personaggi che hanno fatto di Ally McBeal una serie rivoluzionaria nel suo originalissimo equilibrio tra registro grottesco, comico e drammatico sono ora stati riassorbiti in altre serie come trascurabili note a piè di margine in una società in cui la famiglia americana è tornata a essere il normalizzatore delle eccentricità.

(clicca l’immagine di Harriet’s Law per vedere il promo)

Chi è rimasto invece un eccentrico irredimibile è David Kelley, il geniale creatore delle serie legali più libere e più politicamente controcorrente degli ultimi quindici anni. Dalla chiusura due anni fa del raffinato dramma giocoso Boston Legal, la televisione mainstream è rimasta in balia di una restaurazione in nome della famiglia e di una rassicurante buona educazione. Il 2011 si è aperto con il ritorno di Kelley con la nuova serie Harry’s Law, la cui protagonista, Harriet Korn, sembra essere la figura materna di Ally: un’avvocatessa che ha vissuto il femminismo e sembra ora portarne i segni nel corpo sovrappeso di una sessantenne scorbutica e sola che esercita la professione in un negozio di scarpe. Alcuni sostengono che il rapporto tra buffoneria e polemica sociale si stia sbilanciando nelle serie dell’invidiato marito di Michelle Pfeiffer e che Harry’s Law sia solo una collezione di personaggi strambi tratteggiati alla maniera di David Kelley – e questo è forse vero. Tuttavia non c’è altro luogo in televisione in cui si possa sentire un’argomentazione a favore della politica cinese di “un figlio per famiglia” e allo stesso tempo seguire i consigli legali dati a una signora obesa che vuole denunciare una catena di fast food. Le parole del suo avvocato sembrano parafrasare la famosa lista di offese del Colore viola: “Sei grassa, sei povera e sei anche nera… sei perfetta. Ma loro donano fondi per salvare i bambini che hanno il cancro e aiutano Greenpeace a salvare il pianeta. Tu invece che fai tutto il giorno?”

  • http://ombra.ilcannocchiale.it Ombra

    C’è stato un periodo della mia vita in cui sono stato praticamente costretto a vedere i serial di cui parli ed altri ancora, con conseguenti ricicli di attori e idee, nonostante un perfetto montaggio, fotografia e buona recitazione, mi sono spesso annoiato, non so spiegare bene il motivo, potrei dire che a questi serial manca l’anima.

  • nefeli

    Beh,
    ad alcuni manca, certo, come manca l’anima ai prodotti di massa. Ogni tanto qualcuno fa eccezione, come Ally. Grazie del commento e della visita.