closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Quinto Stato

La lotta di classe dell’1% ha vinto. Ed è insaziabile

99percent

Oxfam. In attesa del Forum di Davos, pubblicato ieri il report «Grandi disuguaglianze crescono». 92 super-paperoni possiedono la ricchezza di 3,5 miliardi di persone

***

La ricchezza oggi è insaziabile. Premia sempre di più coloro che hanno già tutto, e toglie ancora di più a coloro che non hanno quasi niente. Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, la Ong Oxfam ha pubblicato ieri il rapporto annuale «Grandi disuguaglianze crescono» che aggrava lo scenario tracciato solo un anno fa. All’inizio del 2014 Oxfam aveva calcolato che 85 persone possedevano la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale, un dato choc che è stato ultra-citato in questi mesi a controprova del livello di estrema diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza e che oggi la lotta di classe esiste, e l’hanno vinta i ricchi. Le nuove stime, effettuati sui dati del Credit Suisse, ricalcolano il numero dei miliardari che nel 2013 possedevano la stessa ricchezza del 50% più povero, e attesta che oggi il loro numero esatto è 92 e non più ottantacinque. Oxfam fa una previsione: nel 2016 la ricchezza dell’1% della popolazione mondiale supererà quella del 99%, rendendo obsoleto persino lo slogan del movimento di Occupy Wall Street.

L’1% dei super-ricchi possiede oggi il 48% della ricchezza globale e lascia al restante 99% il 52% delle risorse. Questo 52% è, a sua volta, posseduto da 20% di «ricchi». Il restante 80% si deve arrangiare con il 5,5% delle risorse. Dal 2010, spiega il rapporto, gli 80 ultra-miliardari della lista stilata da Forbes (primo Bill Gates, secondo Warren Buffet, terzo Carlos Slim, quindicesimo Mark Zuckerberg; primo tra gli italiani Michele Ferrero e famiglia) hanno visto le loro ricchezze moltiplicarsi con l’esplosione della crisi globale. Cinque anni fa detenevano una ricchezza netta pari a 1.300 miliardi di dollari. Oggi contano su 1.900 miliardi di dollari. Un aumento di 600 miliardi di dollari, il 50% in termini nominali. Oxfam segnala inoltre una lotta tra i ricchi visto che il loro numero è diminuito dai 388 del 2010 agli attuali 92 che detengono il volume equivalente alla ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale. Tre miliardi e mezzo di persone si dividono dunque il totale della ricchezza posseduta da queste persone.

Nell’élite elencata da Forbes c’erano 1645 miliardari nel 2014. Il 30% (492 persone) sono cittadini statunitensi, oligarchi russi, nuovi ricchi cinesi, finanzieri come George Soros e i principi sauditi. Più di un terzo di queste persone ha ereditato, e non prodotto, la ricchezza che detiene, segno che il capitale di produce verso l’alto e non allarga la base della piramide. Il 20% di questi ricchi ha interessi nei settori finanziario o assicurativo dove la ricchezza è aumentata da 1.010 miliardi di dollari a 1.160 miliardi in un solo anno. Nel frattempo sono cresciuti i miliardari che operano nel settore farmaceutico e sanitario. Nel club sono entrati in 29 con un aumento del 47% della ricchezza collettiva passata da 170 miliardi a 250 miliardi di dollari. I campi biopolitici della cura o della prevenzione delle malattia, così come quello dell’assicurazione contro i rischi, costituiscono uno dei principali fattori dell’accumulazione.

Lo strumento principale per ottenere tale risultato è il lobbismo, una modalità alla quale la finanza e le imprese ricorrono per ottenere benefici dalla politica e dagli Stati. Nel 2013, solo negli Usa, il settore finanziario ha speso oltre 400 milioni di dollari per fare lobby. Nell’Unione Europea la stima è di 150 milioni di dollari. Nel vecchio continente, tra il 2013 e il 2014, i super-ricchi sono aumentati da 31 a 39 con una ricchezza pari a 128 miliardi.

Un’élite di oligarchi globali contro un mondo di working poors e poverissimi. Sono dati che smentiscono, una volta in più, la pseudo-teoria neoliberista del «trickle-down» (lo «sgocciolamento»). La ricchezza di pochi non ha traina lo sviluppo capitalistico né la redistribuzione delle ricchezze. Anzi, aumenta le diseguaglianze. Sono sette le proposte di Oxfam per invertire questa tendenza: contrasto all’elusione fiscale, investimenti in salute e istruzione pubblica e gratuita; redistribuzione equa del peso fiscale; introduzione del salario minimo e di salari dignitosi per tutti; parità di retribuzione, reti di protezione sociale per i poveri, lotta globale contro la diseguaglianza. Un’agenda in fondo minimalista per provare a rovesciare la direzione della lotta di classe dal basso verso l’alto.

  • Daniele Sgaravatti

    L’articolo è interessante, e tratta un tema fondamentale. Si poteva, proprio per questo, fare un po’ meglio nello spiegare i numeri, i dati, e il loro significato. Ad esempio si salta avanti e indietro fra i 92 super-miliardari che possiedono quanto il 50% più povero, i 1645 elencati da Forbes, e l’1%, come se fosse quasi la stessa cosa; ma l’1%, parlando di popolazione mondiale, sono circa 70 milioni di persone. Ci sono 70 milioni di “super-ricchi” al mondo? non so bene, forse sarebbe meglio chiamarli semplicemente ricchi. Oppure; perché il dato che l’1% supererà in ricchezza il 99% renderebbe obsoleto lo slogan di occupy wall street (che suppongo sia “we are 99%”)? semmai lo renderebbe più attuale che mai. Ancora, la seconda frase di questo paragrafo contiene un grosso refuso: ” L’1% dei super-ricchi pos­siede oggi il 48% della ric­chezza glo­bale e lascia al restante 99% il 52% delle risorse. Que­sto 52% è, a sua volta, pos­se­duto da 20% di «ric­chi». Il restante 80% si deve arran­giare con il 5,5% delle risorse.” Ragionandoci su, si capisce che dovrebbe essere qualcosa come: “questo 52% è, a sua volta, posseduto per la maggior parte, quasi il 95%, da un 20% di “ricchi”.” Il lettore non superficiale a questo punto rischia di darsi per vinto..

  • Harken

    Ma possiedono… COSA? Azioni? Partecipazioni? Proprietà di imprese? Immobili? Automobili? STATI? ISOLE?

    La ricchezza presa di mira (giustamente, eh? Non mi si fraintenda) nel rapporto Oxfam, è fatta da FLUSSI, o da FONDI?

    Se io possedessi 1000 azioni Apple Inc., oggi come oggi, possiederei: 1000 pezzi di carta con sopra scritto “Apple Inc. / azione ordinaria / valore di emissione tot dollari”, (1000 x 108,72) = 108.720 dollari di valore “fluttuante” (che fra dieci giorni potrebbe essere diventato 157.260 dollari, oppure 5.625 dollari), un certo diritto sul flusso dei dividendi pagati semestralmente o annualmente…

    Ora, questo dannato 1% – che GIUSTAMENTE ci preoccupa – COS’È CHE POSSIEDE in percentuale superiore alla percentuale detenuta (secondo quale distribuzione, poi?) dal restante 99%? FLUSSI o FONDI? “Cose” o “denaro”, oppure pezzi di carta conferenti “diritti” e “opzioni”, o ancora (come si diceva una volta) fabbriche / imprese / linee aeree, o appezzamenti di terreno?

    Occorrerebbe, prima di farsi prendere dalle convulsioni come se si fosse stati morsi dalla tarantola, SAPERNE UN PO’ DI PIÙ su come sia composta questa ricchezza dell’1%. E a tale riguardo, Thomas Piketty (come ho già scritto altrove) mette a disposizione un nutrito arsenale di strumenti analitici e storiografici (sì, anche: se si pensa – come si dovrebbe – che la storia si possa E SI DEBBA fare anche quantitativamente). Naturalmente, non è l’unico: ma potrebbe essere un buon inizio…

    In ogni caso, a me non fa tanto specie l’accumulazione della ricchezza, la sua “condensazione” e “agglomerazione” in sempre meno mani. Dall’eccesso di proprietà derivano (o dovrebbero derivare) poi anche delle responsabilità sociali, che personalmente sono ben lieto di non avere. Ne faccio volentieri a meno, ora e per sempre.

    Quello che mi fa specie, e che mi preoccupa, è l’inefficienza che deriva da un così grande sperpero di ricchezza social(ment)e (prodotta). Il ricchissimo CFO della grande multinazionale, o l’altrettanto ricco gestore di fondo “hedge”, coll’ultimo bonus da 100-200 milioni di dollari, è probabile che si comprerà un paio di nuove Ferrari, un altro yacht, un’altra villa in un paradiso naturale inaccessibile…

    Con quei duecento milioni si potrebbero comprare un paio di macchine per la risonanza magnetica in un ospedale pubblico che magari ne difetta, si potrebbero costruire delle scuole, ripavimentare la rete stradale di un’intera città di medie dimensioni. Oppure, si potrebbe cominciare ad intervenire su quel dissesto idrogeologico che affligge questo dannato paese almeno dai tempi de “Le Mani sulla Città” di Rosi…

    Tutti interventi di politica che, qui ma non solo, aspettano urgentemente di essere compiuti… ma la “benzina” per attuarli va altrove.

    Teniamo d’occhio sempre questo aspetto. La politica dei prossimi dieci anni, infatti, sta proprio ed esattamente QUI, in QUESTO snodo…