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losangelista

La Lingua Opaca

«I vari soggetti economici e sociali tendono a ricollocarsi continuamente sui processi sui quali si sono mossi nel passato. E con ciò si afferma una tendenza all’aumento delle distanze e delle disomogeneità sociali nonché una tendenza accentuata dalla dinamica squilibrante della competitività fuori e dentro i confini nazionali, e verosimilmente dalle politiche di rigore che si vanno pensando».

Riportiamo questa  frase che appare nel rapporto Censis sullo stato sociologico dell’Italia per fare un’osservazione sociologica sul lingua in Italia. Come riportato nell’interessante servizio di Eleonora Martini apparso su questo sito, il rapporto del Censis sembra sintetizzare in modo perspicace alcuni dati “antropologici” fondamentali di un momento forse cruciale del paese. Al di la pero’ di considerazioni sul contenuto del rapporto, ci sembra interessante considerare in questo caso l’importo linguistico, e perche’ no,  “antropologico”,  di una frase che incarna nel suo ermetismo l’uso del linguaggio come oggetto contundente. Dal  latino eccelsiastico il linguaggio e’ stato usato come divaricatore sociale, utile a differenziaire classi e categorie, stablire gerarchie, privilegio e subordinazione. Come strumento, in breve, di diseguaglianza. Un vizio che perdura marcatamente in Italia col politichese,  l’impenetrabile grammatica della pubblica amministrazione, l’ermetico legalese, il barocco accademico scritto per risultare incomprensibile ai non iniziati. Tutto molto appropriato per un paese pieno di dottori, professori, eminenze e onorevoli e altri anacronismi deferenziali. Ho a questo proposito un annoso diverbio con un amico sulla democraticita’ del pronome inglese “you”. Lui sostiene che non e’ vero che si tratti di una forma piu’ democratica perche’ incontrando il presidente gli si dara’ pure del “you” ma mettera’ comunque soggezione. Come convinto determinista linguistico credo invece che eliminare arcane  forme deferenziali sia un buon primo passo verso una democraticita’ non solo del linguaggio. Una sintassi egualitaria, a comiciare dal “you” dato al signor presidente (il cui unico titolo onorifico pubblico e’ “Mr.”) denota quanto meno una volonta’ democratica, estensibile a una maggiore chiarezza  nel linguaggio “pubblico”, quello giornalistico e politico. Ogni piccolo passo conta, il pericolo altrimenti e’ di ritrovarsi a decifrare frasi come quella sopra. Che al di la della goffagine o meno stilistica contengono nella forma un opacita’ discriminatoria. Un dato antropologico d cambiare con molti altri.