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Ceci n'est pas un blog

La linea del fronte

Arrivo a Meheser, villaggio a pochi km da Kobane, territorio di frontiera della guerra tra Isis e Curdi. È un villaggio piccolo, molto piccolo, dove la gente si raduna per sostenere i combattenti, spesso amici o parenti. Case di fango, una moschea, una scuola e una vita comunitaria che vede ogni singolo abitante parte fondamentale dell’ingranaggio. Da qui giorno e notte partono canti o telefonate verso chi combatte al di là della frontiera presidiata dall’esercito turco. Non si passa dicono. Eppure da più parti le accuse verso i turchi sono di far passare molti combattenti dell’Isis tanto da costringere i Kurdi nel controllo notturno del territorio. Ci spiegano secondo loro come fanno ad attraversare quel tratto pianeggiante e buio. La sera è fredda tanto quanto è caldo il giorno eppure non retrocedono di un millimetro. Ti ripetono continuamente che non sono un semplice villaggio ma una vera e propria comunità e lo dimostrano. Quando cala il buio arrivano auto da Suruc o dai villaggi vicini per seguire le strisce di luce dei traccianti o i rumori dei colpi. Perché Kobane è davanti a noi. Di notte non si vede perché ormai non c’è più elettricità eppure tutti sanno dov’è. Ti spiegano che i colpi sparati dell’isis vanno da sinistra a destra e viceversa quelli sparati dall’YPG. Tra noi e Kobane c’è una collinetta presiditata dai tank turchi. Loro non amano Kobane, non amano i curdi. Non gli interessa neanche salvare Kobane ma sono costretti a far finta di collaborare con “gli amici americani”. Nessuno parla di amici o parenti morti. Non c’è spazio per la tristezza o l’idea di una sconfitta. Anche il funerale di un giovane combattente morto a Kobane durante un attacco alle postazioni dell’Isis viene archiviato come un atto eroico di guerra. Bisogna avere il coraggio di una vita intera e non c’è spazio per le lacrime o per una idea di sconfitta. È il centro del mondo dei conflitti contemporanei e di tutte le contraddizioni che porta con se.

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  • miciobigio

    Bello, rapido ed emozionante. Come guardare un mondo da una frattura di un muro: una visione breve ma densa. Bravo.

  • Luigi Farrauto

    Bravo. Bravo. Bravo.
    Continuo a fare refresh, quando il prossimo dispaccio?

  • FrancisOnMars

    Ho letto d’un fiato i tuoi articoli, che commentano le immagini del viaggio. E un immenso grazie, perché sei una voce preziosa.
    Ciao,
    F