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FranciaEuropa

“La libertà di informazione è in pericolo”

Lo afferma Edwy Plenel, ex direttore della redazione di Le Monde e fondatore del sito di informazione Mediapart, dove ha pubblicato un manifesto

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 intitolato “Lotta per una stampa libera”. Plenel invita i giornalisti e i lettori a reagire alla “crisi democratica” in corso e ad opporsi a Nicolas Sarkozy che, con una serie di decisioni,  “lede l’indipendenza e la libetà di stampa”, sfruttando “la crisi professionale, economica” in corso, che colpisce “in particolare la stampa scritta”.

Gli esempi recenti non mancano. Plenel ha ricordato stamattina su France Inter che qualche giorno fa la ministra della cultura, Christine Albanel, ha affermato che la libertà di informare non è un diritto fondamentale. Albanel si difende cosi’, mentre è nell’occhio del ciclone per lo scandalo di un quadro dirigente di Tf1, la prima tv francese – tv privata di proprietà di Bouygues, famiglia amica di Sarkozy – che è stato licenziato in tronco per aver preso posizione, con un mail privato, contro la legge Hadopi, votata definitivamente martedi’, che punisce chi scarica illegalemnte da Internet. “Oggi – afferma Plenel – il potere politico, con i legami che intrattiene con dei potentati economici, puo’ violare l’intimità privata, una corrispondenza privata e accettare che un’impresa privata si comporti come il peggior partito politico, un partito totalitario senza diritto di dissidenza, senza diritto ad opinioni diverse”. Plenel ricorda le recenti nomine alla testa della radio e della tv pubblica, tutte decise direttamente da Sarkozy (ormai per legge queste nomine sono fatte in consiglio dei ministri).  In un libro che esce in questi giorni, Canal Sarkozy (ed. Flammarion),  i giornalisti Frédéric Gerschel e Renaud Saint-Cricq enumerano tutte le amicizie che Sarkozy ha nelle tv pubbliche e private  e le pressioni di ogni genere che arrivano dall’Eliseo, sulle nomine e sui programmi. Plenel avverte: “noi giornalisti non possiamo accettare questo, il pubblico ce la farà pagare se non lottiamo contro questo”, perché “la libertà di informazione non è un privilegio dei giornalisti ma un diritto dei cittadini”.

Altri episodi di questi giorni segnalano che la libertà di espressione è a rischio. Un professore di filosofia deve comparire a giorni in tribunale per aver gridato, alla stazione di Marsiglia in un’ora di punta, mentre assisteva a un controllo di identità particolarmente duro: “Sarkozy, ti vedo!”. Sarà giudicato per “schiamazzo diurno ingiurioso” che poteva creare disordine. Rischia una multa, che del resto ha già dovuto pagare un cittadino che, al passaggio di Sarkozy, aveva ripreso una delle frasi più gettonate del presidente “”vatteme, povero coglione” (cosi’ Sarkozy si era rivolto a una persona che aveva rifiutato di stringergli la mano al Salon de l’agricolture l’anno scorso e ormai questa espressone è diventata uno slogan ripreso nelle manifestazioni).

Sembra che una delle ragioni per le quali  il giovane Julien Coupat è ancora in carcere da metà novembre scorso, sospettato di aver sabotato delle linee elettriche del Tgv nella notte tra il 7 e l’8 novembre (facendo solo danni materiali), sia il fatto che non solo potebbe essere l’autore del libro L’insurrection qui viendra (ed. la Fabrique), ma anche perché gli inquirenti hanno trovato nella biblioteca dove viveva il suo gruppo dallo stile situazionista, a Tarnac, dei libri che la polizia considera “sovversivi”. “Le nostre biblioteche sono tutte piene di libri sovversivi” ha risposto la Maison des écrivains, che ha messo in linea sul suo sito una petizione “Je déballe ma bibliothèque” , per “denunciare il reato di lettura di cui è accusato Julien Coupat”.

  • Gert dal Pozzo

    Dopo la vostra informazione sulle contestazioni di sabato a Rinaldini comincio a dubitare anche di voi.