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Rovesci d'Arte

La Lehman Brothers cura il crack con l’arte

Due anni fa, ha creato un’onda di panico globale con il suo clamoroso crack. La banca d’affari americana Lehman Brothers – tutti ricordano le immagini drammatiche dei suoi impiegati che uscivano dalla porta con gli scatoloni in mano – ora tenta di ripagare in qualche modo i suoi creditori. E lo fa attraverso l’arte. Se il tribunale fallimentare darà il via libera, la collezione
della Lehman Brothers (oltre 400 opere di arte contemporanea) verrà venduta in un’asta che si preannuncia storica, da Sotheby’s, il prossimo 25 settembre. La raccolta, secondo i documenti presentati nell’ambito della bancarotta del gruppo, includono opere di Rauschenberg, Warhol, Cindy Sherman, Cy Twombly, Claes Oldenburg, Takeshi Murakami, Damien Hirst e Maya Lin, l’architetto che ha disegnato il monumento al Vietnam di Washington.
Il fallimento di Lehman Brothers è stato uno dei più paurosi dopo la Grande Depressione del 1929 e ha trascinato nella polvere l’intero sistema finanziario Usa (che, però, grazie agli aiuti del governo, si è risollevato e ha ricominciato a operare come prima) e ha provocato una instabilità economica mondiale i cui effetti sono evidenti ancora oggi.
Ora con l’arte si vuole «ripulire» una operazione non proprio pulita e fare cassa: quel giochino delle banche in cui si concedevano mutui senza verificare l’effettiva capacità di ripagare il debito, tenendo conto solo del valore della casa, il muto subprime. Chi l’avrebbe detto che la Pop o i manga giapponesi di Murakami sarebbero serviti per «mettere una pezza» in una società di avvoltoi?