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La Lega salva il premier ma rischia sul federalismo

A passo di carica costi quel che costi su federalismo e salva-premier. Il 15 febbraio la commissione giustizia della camera riprende la discussione sul cosiddetto «processo breve». Perché il premier rifiuti il processo immediato a Milano e preferisca invece un «processo breve» approvato in parlamento è comprensibile a chiunque anche nella «neolingua» berlusconiana. Il premier ieri ha registrato la propria strategia difensiva nell’ennesimo vertice con il suo avvocato Ghedini e il ministro della Giustizia.
Il Pdl accelererà al massimo l’iter della salva-premier. Enrico Costa (Pdl) chiede già al Pd di capitolare e di discutere sull’ampiezza della norma retroattiva taglia-processi. Nello stretto entourage berlusconiano però non tutti sono convinti della «bontà» del provvedimento per i casini del presidente del consiglio. Tra i più espliciti l’ex avvocato del premier Pecorella, che teme una «compressione» dei tempi di difesa e ieri è stato a palazzo Grazioli proprio per parlare di «riforma della giustizia».

Pd, Idv ma anche l’Udc insorgono. I dipietristi già promettono «barricate» e «pernottamenti» in aula. Mentre Bersani e il centrista Rao (braccio destro di Casini) denunciano una nuova «legge ad personam». Il tempo stringe. La maggioranza vuole portare il provvedimento in aula già a marzo per chiudere definitivamente la partita entro aprile. Più guardinghi e divisi al loro interno i finiani. Mentre Fabio Granata è sulle stesse posizioni dell’Idv, Adolfo Urso prova a cuocere il premier a fuoco lento dicendo sì alla riforma «purché non sia un’amnistia mascherata».
Che l’opposizione sia in difficoltà però lo dimostra la ritirata a data da definirsi del voto alla camera delle famigerate mozioni sulla Rai. Berlusconi ha riguadagnato i numeri in commissione Giustizia e, dal 14 dicembre in poi, ha dimostrato di controllare a sua volontà anche l’aula di Montecitorio.

Tutto facile dunque? Niente affatto. Perché propaganda a parte la legislatura ormai corre su due gambe un po’ malferme. Oltre alla giustizia c’è il federalismo. E qui nonostante i proclami rassicuranti, per la Lega la partita si complica assai. Oggi Bossi e Calderoli saliranno da Napolitano. Un faccia a faccia decisivo, che proverà a sanare lo schiaffo della settimana scorsa, quando il governo approvò di nascosto e contro le regole il decreto sul federalismo municipale innescando il secco rifiuto da parte del Quirinale.

Calderoli è sicuro delle sue carte come può esserlo un giocatore di poker che ci mette la posta. Da un lato assicura che l’asse con Berlusconi è ferreo e che «tutto il pacchetto sul federalismo» sarà approvato entro marzo. Dall’altro sottolinea che alla camera mancano i numeri per approvarlo sia nella «bicamerale» che, soprattutto, nella commissione più strategica di tutte che è la Bilancio. Resta l’aula. L’incontro di oggi con Napolitano dovrà sciogliere questo nodo ma soprattutto far capire come il Carroccio intende andare avanti. Per una volta Bossi, Maroni e Calderoli parlano con una voce sola.

«Il federalismo è vicino», è il commento laconico del ministro dell’Interno. In quasi due anni però sono stati emanati solo 3 decreti delegati su 12. Domani la bicamerale riprende a discutere il federalismo regionale e i costi sulla sanità, il cuore di tutta la riforma. Peccato che questi decreti scadono il 7 marzo. Anche quello contestatissimo sul fisco municipale, potrà essere emanato soltanto dopo un mese dalla trasmissione alle camere (così prevede la stessa legge Calderoli). Pdl e Lega chiedono di avere di nuovo la maggioranza nella «bicamerale» (ipotesi dell’irrealtà) ma nulla potrebbero fare per controllare anche la Bilancio.

Oggi i capigruppo del Pd Finocchiaro e Franceschini faranno il punto con i 10 membri democratici della bicamerale. Il Pd non a torto avverte i leghisti che ormai la questione è tutta politica. Il federalismo era stato concepito (e gestito proprio dalla Lega) come l’unica riforma altamente condivisa in tutti i suoi passaggi: il Pd si è astenuto e l’Idv addirittura ha votato a favore. L’apertura di credito verso il governo è stata immensa. Come non ha mancato di ricordare con allarme dopo il recentissimo scontro proprio Napolitano.

Bersani torna a chiedere al Carroccio di mollare Berlusconi in cambio del federalismo. Ma la Lega ormai sembra aver deciso. Con Berlusconi fino alla fine. L’unico modo per varare la riforma in tempo è bypassare la stretta nelle commissioni trattando cone le regioni e chiedendo solo un voto in aula. C’è tempo fino all’estate. Sarà uno spettacolo vedere i deputati Pdl eletti al Sud accettare di non avere più voce in capitolo. Ed è difficile che il Colle rinunci a una riforma bipartisan per un pastrocchio gestito solo da una parte (geografica e politica) del governo.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 9 febbraio 2011