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L'urto del pensiero

La grande occasione

sinistra europea

Togliamoci subito il sassolino più fastidioso. E ammettiamo che Renzi ha dalla sua un’argomentazione tanto forte quanto regalatagli da almeno tre decenni di paralisi e incapacità della classe dirigente di sinistra.

L’argomentazione è la seguente: voi, uomini e donne che avete rappresentato e governato la sinistra, potete criticarmi finché volete, ma portate sulle spalle la responsabilità di un ventennio di sconfitte politiche, di incapacità teorica e amministrativa e, alla fine, di un Paese sull’orlo del tracollo economico, politico e sociale.

Gli si può dare torto? No.

IMPASSE

Certo, dall’altra parte c’è un’argomentazione forse altrettanto forte, ma che per ora non raccoglie il successo della prima: tu, Renzi, stai sì vincendo, hai sì apparentemente scalzato il predominio ventennale di Berlusconi, ma sostanzialmente per realizzare il suo programma (non il nostro, che peraltro non abbiamo chiaro neppure noi…). E infatti sei alleato con lui e, in maniera a dir poco imbarazzante, è insieme a lui che gestisci le riforme più importanti e le decisioni più delicate per il futuro del nostro Paese. Senza contare che sembra tanto, ma proprio tanto, che farai di tutto per salvarlo da quelle sentenze giudiziarie che dovrebbero sanzionare venti e più anni di furfanterie e distruzione dell’impianto etico e legale compiuti dall’ex Cavaliere e dalla sua sciaguratissima cricca.

Aggiungiamo pure il dato, per così dire, internazionale: non era e non è il caso di Berlusconi, e certamente non è ad oggi quello di Renzi, a indurci a pensare che il patto fra questi due signori intenda in alcun modo contrastare gli sciagurati diktat imposti dalla troika politico-finanziaria internazionale.

Insomma, l’ideologia neo-liberista, e le sciagurate politiche conseguenti, a senso unico impostate sulle leggi «naturali» del mercato, sono e saranno destinate a prevalere su quelle che invece vorrebbero concentrarsi sul benessere degli individui e dei popoli nonché su una giustizia sociale che non veda continuamente allargarsi la forbice tra i pochi sempre più ricchi e i tanti sempre più impoveriti e privati dei diritti sociali.

SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO

Ora, una persona che volesse spogliarsi delle ideologie e dei pregiudizi, di fronte a queste due argomentazioni entrambe evidenti e cogenti non potrebbe che attuare quella che Descartes chiamava «epoché». Cioè una sospensione del giudizio. Non tanto perché non si sappia quale delle due corrisponda alla verità dei fatti, ma proprio perché sono entrambe vere e conducono a un unico risultato: il trionfo del pensiero unico neo-liberista, l’annullamento di ogni istanza alternativa a quel pensiero stesso, il predominio incontrastato di politiche che fanno l’interesse esclusivo della grande finanza (a spese di milioni di cittadini), anche a costo di sovvertire l’ordine e la prassi democratici così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi.

Tradotto: cittadini e cittadine avranno sempre meno potere di scegliere chi li governerà per attuare politiche e misure che sono imposte dall’alto e non vanno certo a incrementare i diritti e le tutele dei cittadini stessi.

Ma esattamente come era accaduto per il grande filosofo francese, la sospensione del giudizio non può comportare uno stallo teorico e pratico, bensì deve indulgere a uno scatto del pensiero che sappia innalzarsi rispetto all’impasse e individuare nuove vie di azione politica che, evidentemente, non possono essere garantite da nessuno dei soggetti politici (credibili) oggi in campo.

LA GRANDE OCCASIONE

Fra pochi giorni si voterà in Grecia, dove il partito di Tsipras sembra trionfare stando ai sondaggi. Mentre anche dalla Spagna ci giungono notizie di un nuovo partito della sinistra in grado di raccogliere i consensi della grande maggioranza di un popolo stremato e non più disposto a farsi governare dalle leggi della finanza.

Queste due promettenti realtà presentano un profilo comune: nessun uomo della vecchia guardia (sarà pure ora che i vecchi dirigenti della sinistra si facciano da parte, visto che sono responsabili di sconfitte ripetute e disastri teorico-politici); elaborazione di un programma serio e credibile, di contrasto ai diktat della troika economica ma anche di proposta di misure alternative e in grado di risollevare tanto la produzione quanto il lavoro; rielaborazione di una teoria che non si lasci ingabbiare entro schemi anacronistici e bloccanti. Per capirsi: non ci si può limitare a parlare di sinistra, comunismo, socialdemocrazia etc. se questo significa non saper fare altro che riferirsi a schemi interpretativi appartenenti a un mondo che oggettivamente non c’è più.

Limitarsi a questo, oggigiorno, significa condannarsi a riprodurre sciaguratamente errori e sconfitte di una sinistra buona soltanto per gestire l’opposizione a qualcun altro che governi.

Quando invece oggi, qui e ora, milioni di cittadini e cittadine in grande sofferenza e sempre più privati dei diritti politici e sociali hanno bisogno di un nuovo sogno che si traduca in realtà. Ossia di votare politici nuovi, preparati e fermamente decisi a governare il Paese e ripristinare la giustizia sociale.

Di vecchie ricette, di vecchi partiti e partitini governati da personaggi già visti e del tutto ininfluenti, non se ne sente il bisogno. Siamo di fronte a una grande occasione, come ci testimoniano il caso della Grecia e della Spagna. E il rischio è che sia l’ultima, proprio mentre dobbiamo prendere tristemente atto del fatto che, dalle parti dell’Italia e tanto per non cambiare, si registra un ritardo penoso e sconfortante.