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FranciaEuropa

La Francia del “no” in primo piano nelle relazioni internazionali

Laurent Fabius è il nuovo ministro degli esteri del governo di Jean-Marc Ayrault. Bernard Cazeneuve è stato nominato ministro delegato agli affari europei. Entrambi, nel 2005, avevano contestato la linea del Ps, difesa da Hollande (allora segretario del partito), a favore del “si’ “al Trattato costituzionale. Come è noto, avevano avuto fiuto, perché i francesi avevano votato “no” a maggioranza (54,68%) al referendum del 29 maggio di sette anni fa e il Trattato costituzionale non è mai entrato in vigore nell’Unione europea. Hollande ha voluto mandare un segnale all’Europa con questa scelta? Non è certo un segnale anti-europeo. I motivi della contestazione, nel 2005, erano basati sulla ricorrenza troppo frequente, nel testo del Trattato, di riferimenti alla “libera concorrenza”, alla centralità del mercato come pensiero unico che non sarebbe possibile contestare. Del resto, la campagna della destra contro Hollande ha insistito sul fatto che le promesse del presidente sono impossibili da realizzare, perché i vincoli esterni sono troppo forti.  Hollande contesta oggi il Fiscal Pack che impone l’equilibrio di bilancio a tutti i costi. Afferma che la Francia non lo ratificherà e chiede di rinegoziarlo. Forse dovrà accontentarsi di un’ aggiunta, di un Patto per la crescita, che modifichi nel fondo l’approccio liberista che sta mostrando oggi non solo di non funzionare, ma anche di spingere alla disperazione i popoli e di minacciare le stesse basi della democrazia. Fabius e Cazeneuve avranno il compito di portare in Europa l’esigenza di un’Europa che non sia solo più un libero mercato, dove la concorrenza ha la priorità su tutto. Un modo anche per non chiudere la porta agli elettori di Mélenchon, che hanno partecipato alla sua elezione. Per rassicurare partner e mercati, pero’, Hollande ha scelto Pierre Moscovici al dicastero dell’economia, finanze e  commercio estero, che nel 2005 si era battuto per il “si'”. Per l’Europa questo delicato equilibrio francese puo’ essere un’opportunità per tentare di uscire dalla crisi.