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La Francia, campione europeo della natalità

La Francia è il paese dell’Unione europea con la più alta natalità: 1,99 bambini per donna (dati 2009). A titolo di paragone, i paesi del sud dell’Europa, Italia compresa, sono a 1,4. Questo dato contrasta con il risultato di un recente sondaggio europeo, dove i francesi figuravano come i “più pessimisti” dell’Unione. Il record di natalità ha luogo anche se l’età del primo bambino si è alzata: 25,3 anni per le non diplomate, 28,3 anni per chi ha il bac (il diploma di maturità) e 30 anni per le laureate. Le francesi nate fuori dalla Francia (immigrate o  dei Dom-Tom) hanno un tasso di fecondità soltanto leggermente più alto della media, dato che sfata il preconcetto dell’ “invasione”.

La natalità francese è in ottima salute, mentre il matrimonio tradizionale è in netta crisi. Nel 2009, sono stati celebrati 250mila matrimoni e l’età media, per le donne, è salita a 30 anni. Successo, invece, del Pacs: queste unioni nel 2009 sono cresciute del 20%, dopo essere aumentare del 43% nel 2008.  Sulle 175mila coppie che si sono “pacsate” nel 2009, il 94% erano eterosessuali, mentre il Pacs, nato nel ’99 tra forti polemiche, era stato in primo tempo pensato per le coppie omosessuali.

  • Vito

    La cosa sorprendente, almeno a Parigi, è l’ostilità con cui sono visti i bambini. Ero a Parigi la scorsa settimana e tutti i posti nei quali sono entrato mi hanno guardato di traverso perché ero con mio figlio di 9 mesi. Ciò mi è stato confermato da amici con figli piccoli che preferiscono evitare ristoranti e bar per lo stesso motivo. Invitati ad una festa privata, appunto la celebrazione di un PACS, gli è stato chiesto espressamente di non portare la loro bambina.

    In Belgio non è così, i bambini sono tendenzialmente benvenuti in ristoranti e bar anche i più affollati.

  • Fiorino

    In Francia c’è una forte natalità per tutti, ma i musulmani e i cattolici tradizionalisti hanno una natalità decisamente più alta, basta anche vedere i dipartimenti dove sono presenti i musulmani e i dipartimenti rurali dove sono presenti i cattolici tradizionalisti. Hanno tassi di natalità più alti.

  • Valter Di Nunzio

    Una buona politica della famiglia e del Welfare smentisce tutte le paure malthusiane dei razzisti atterriti dalla natalità degli immigrati, musulamani e non. Certamente i commercianti francesi (l’ho notato anch’io) si mostrano insofferrenti verso i bambini, ma la politica si dimostra più saggia di loro, mentre da noi si stenta a trovare tracce di Welfare indirizzato alle famiglie. Un esempio di casa nostra? Il prestito di 5000 € per il fondo nuovi nati, con garanzia dello Stato superiore al 50%, in pratica non da i soldi alle famiglie a basso reddito. E a chi altri dovrebbe servire? Al sistema bancario per movimentare un pò i conti?

  • http://storieinutili.blogspot.com/ kurtz

    Vivo in Francia, non ho figli, ma molti miei amici ne hanno.

    Le difficoltà legate ai bambini ci sono anche in Francia, eccome: basti pensare alle carenze di asili nido, per cui è necessario ricorrere a babysitter, alle barriere architettoniche enormi (per lo meno a Parigi, città che non è affatto a misura di bambini: basta prendere una qualsiasi metro o RER per accorgersene), alle temibili vacanze scolastiche francesi (2 settimane di vacanza ogni 7 settimana di scuola), agli stessi orari scolastici (alcune scuole il mercoledi’ pomeriggio sono chiuse: chi si occupa del bimbo), ai congedi di maternità e paternità, più brevi di quelli italiani…

    Sugli aiuti statali francesi non mi esprimo perché non conosco molto bene la situazione: in base alla mia esperienza, la forte natalità francese non deriva solo dal welfare, ma è soprattutto una questione culturale e forse anche un certo conformismo sociale.

    Senza contare poi le pressioni dei genitori e medici: se sei ragazza fin da quando hai 25 anni iniziano a farti capire che il tempo stringe, e che non è sano avere il primo figlio sopra dopo i 30 anni.

    Molti amici miei in Italia non hanno figli non per motivi economici (sono spesso professionisti e hanno una buona solidità economica), ma per scelta di rinviare al più tardi possibile la nascita del figlio: questo perché nella cultura italiano l’arrivo di un figlio è spesso associato alla fine della propria libertà individuale e della coppia, per cui è un evento da rimandare il più possibile.

    In Francia, invece, l’arrivo di un figlio non è vissuto cosi’ tragicamente, per cui le coppie hanno meno paura e non rimandano.

    Almeno, queste sono le mie impressioni da italiano che vive in Francia da 7 anni.

  • Vito

    Kurtz sono d’accordo con la parte finale del tuo discorso. Il fatto che vede i figli come una linea di confine tra giovinezza e eta` adulta e` tipico dell’italia. Io ho un figlio piccolo, vivo a Bruxelles e non mi ha distrutto la vita, forse se vivessi in Italia sarebbe diverso.
    Sulle barriere architettoniche di parigi, concordo appieno. Per fortuna lo portavamo nel marsupio, altrimenti sarebbe stato impraticabile.