closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Rovesci d'Arte

La fine annunciata del Chelsea Hotel

  Il Chelsea Hotel di New York, che nel corso della sua storia ha ospitato artisti di fama mondiale, da Dylan Thomas a Arthur Clarke, da Andy Warhol (nelle sue stanze, nel 1966, fu girato il film Chelsea Girls) a Bob Dylan, è stato messo in vendita. Le tre famiglie di origine ungherese che dal 1946 detengono la maggioranza delle quote possedute dai 15 azionisti proprietari, hanno deciso che non valeva la pena di fare una ristrutturazione e lo hanno inserito sul mercato. Sarebbe costato troppo il restyling. È quanto ha detto al Wall Street Journal uno dei proprietari, Paul Brounstein. «Il modo in cui noi vorremmo continuare a gestire l’hotel non è necessariamente lo stesso che attira il mercato». I proprietari vorrebbero tenere in vita un albergo che dalla 23/ma strada ha contribuito a fare la storia di New York. Aperto fin dal 1884, con i suoi mattoni rossi in stile Queen Anne, una grande scala in legno, i balconi in ferro battuto, l’edificio mantiene intatto il suo fascino. Ma è finito il tempo in cui il Chelsea Hotel era il rifugio degli artisti. Negli anni Sessanta anche l'”impacchettatore” Christo visse lì senza pagare l’affitto della stanza e in cambio della cortesia lasciò una sua opera d’arte, prima della partenza. Lì nel 1953 Dylan Thomas si prese l’ultima e fatale sbronza, Sid Vicious, leader dei Sex Pistols, nel 1978 uccise a coltellate la fidanzata Nancy Spungen, Arthur Clarke scrisse 2001: Odissea nella spazio. E Leonard Cohen gli dedicò Chelsea Hotel n. 2, mentre Bob Dylan in quelle stanze compose Sad Eyed Lady of the Lowlands. «Io credo che il quartiere sia cambiato in modo più veloce di quanto non abbia fatto l’hotel», ha infine detto Brounstein.  Il Chelsea Hotel era nato come prima cooperativa privata di appartamenti nella Grande Mela e, quando dovette chiudere per bancarotta, riaprì nel 1905 e diventò un albergo. Durante la prima guerra mondiale ospitò soldati e marinai, ma poi “deviò” dalla guerra passando all’arte tanto che nel 1977 venne iscritto nella lista degli edifici storici.

  • mario rosario zampella

    Ho conosciuto personalmente Stanley Bard, un uomo sottile fisicamente e mentalmente, dedito al suo lavoro nonostante l’eta’ avanzata, come fosse la sua creatura piu’ adorata. Eh si, il Chelsea Hotel ha visto tempi migliori, nel periodo in cui era il luogo in cui l’ispirazione giungeva in automatico, bastava varcare la soglia e ci si immergeva in quell’atmosfera che solo l’arte puo’ concepire. Ormai decadente con una montagna di soldi necessari ad una adeguata ristrutturazione, andra’ probabilmente ad infittire la lista dei “non luoghi”
    gia’ presenti a New York. Un destino davvero beffardo se si tiene conto di quante persone e’ stato il rifugio piu’ caldo dell’ultimo cinquantennio.
    Mario R. Zampella 23 ottobre 2010 h. 3,10 a.m.