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La fanta-giunta di Letizia

Letizia Moratti conclude la sua campagna elettorale tra gli stucchi e i tappeti rossi della camera di commercio. Finito il tempo dei comizi, la sindaca uscente annuncia la prossima giunta in quella che potrebbe essere la sua ultima conferenza stampa alla guida di palazzo Marino.

Saranno tre i big nazionali: il leghista Roberto Castelli come vicesindaco, il vicepresidente della camera Maurizio Lupi assessore all’urbanistica, il viceministro Luigi Casero al bilancio. Nomi vecchi, insieme a quello di Paolo Del Debbio alla cultura, presenti già 13 anni fa nella giunta del suo predecessore Gabriele Albertini (per lui si assicura «un ruolo di rilievo»).

Trombati ancora prima di iniziare i due galletti della campagna elettorale: il larussiano Riccardo De Corato (vicesindaco uscente) e il leghista Matteo Salvini. Per loro si prospettano al massimo assessorati minori.

L’ultimo giorno prima del silenzio elettorale Letizia Moratti l’ha passato in casa, dove ha ricevuto i vertici del Pdl. Il Carroccio si è dileguato. Con la scusa della pioggia che scuote Milano, in mattinata Umberto Bossi ha dato forfait e ha preferito puntare su Varese. Per le strade restano a volantinare, incrollabili nella fede, solo i giovani di Comunione e liberazione.

Il superministro Giulio Tremonti è l’unico che si concede una comparsata accanto alla sindaca: «Con Giuliano Pisapia l’expo se ne va via», poeteggia livido. Il ministro promette che Milano tornerà ad essere «una grande city finanziaria» grazie alla fiscalità di vantaggio che il governo ha concesso alle multinazionali. Una norma che vale per tutte le aziende straniere che risiedono in Italia ma che curiosamente il governo presenta solo qui.

La vigilia del Pdl è un road show del potere: auto blu, guardie del corpo, ultime cambiali da pagare a porte chiuse, nessun contatto con i cittadini. Nelle stesse ore, piazza Duomo si riempie sperenzosa sotto un diluvio che ricorda molto il 25 aprile del ’94. Si potrebbe…

dal manifesto del 28 maggio 2011