closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
L'urto del pensiero

La fabbrica degli scarti umani

SCARTI UMANI

Cosa ci dice la vicenda dell’intreccio politico-mafioso, recentemente salito alle cronache nella città capitolina ma, in realtà, punta di un iceberg molto profondo, esteso in maniera pervasiva sotto le acque apparentemente calme, da cui nessuna regione italiana e nessun cittadino saggio può chiamarsi fuori?

Ebbene ci dice che la corruzione non è perché salgono al potere le persone sbagliate, perché i corrotti e corruttibili sono più furbi o perché il popolo non sa votare. E quindi, per conseguenza, la corruzione non la si sconfigge con un nuovo movimento politico, mandando tutti a casa (tutti chi?) e sostituendoli con altri tutti (tutti chi?) che, non si sa bene sulla base di cosa, dovrebbero essere migliori e più onesti dei primi.

Un cancro del sistema

La corruzione italiana è un fatto sistemico e culturale. È un cancro che si impossessa dell’intero organismo fino a coinvolgere tutti gli apparati, acquisendo via via il potere di lasciar vivere e prosperare soltanto le cellule cancerose e a loro volta cancerogene. Decenni di politiche sciagurate, basate sulla mortificazione e sull’annullamento della cultura umanistica, dell’educazione civica e dell’etica (in una parola potremmo dire: della scuola), a tutto vantaggio di un economia che ha imposto l’unico valore accettabile (il profitto), hanno prodotto lo scempio che è sotto gli occhi di tutti. Ci si illude pensando di risolvere il problema con nuove leggi, nuovi sistemi elettorali, cambiamenti più o meno radicali della costituzione. Ci si illude se si pensa di uscirne con presunte rivoluzioni politiche o chissà con quale altra panacea. A un problema culturale si risponde soltanto con un grande progetto culturale, che sappia contenere al proprio interno e verso molteplici direzioni l’obiettivo di ridisegnare il sistema etico e valoriale di un intero popolo.

Un esempio? Eccolo: occorre recuperare a tutti i livelli il senso (e la pratica effettiva) della cultura alta e nobile, quella che definiamo «umanistica» non perché fondata per forza dei cose sui libri e sulle grandi idee di una ristretta èlite di intellettuali, ma umanistica perché capace di rimettere al centro della nostra galassia l’uomo e i suoi desideri e bisogni, sostituendoli a quelli numerici e impersonali che l’economia ha imposto alla stregua di valori assoluti. Divinità a cui genuflettersi implorando dei miracoli che, ammesso anche riuscissero, non andrebbero a beneficio dell’essere umano bensì dell’auto-perpetuazione e sviluppo infinito della produzione economica stessa.

La fabbrica degli scarti umani

Zygmunt Bauman, come ricorda il nostro responsabile delle pagine culturali (Benedetto Vecchi), ha scritto che nella «modernità liquida» l’unica fabbrica che non conosce crisi, che continua a prosperare incurante di tutti i venti di crisi è la «fabbrica degli scarti umani».

Non è tanto e solo che viviamo (secondo gli ultimi dati dell’Ocse) nell’epoca in cui le disuguaglianze fra i pochi ricchi e i moltissimi poveri non sono mai state così sproporzionate (la famosa «forbice» o «divergenza», come l’hanno chiamata sociologi ed economisti). Non è solo su questo che la «fabbrica degli scarti umani» ha modo di veder crescere i propri profitti (a danno delle comunità e della stragrande maggioranza dei cittadini), ma anche sul fatto che questa «fabbrica» (i cui quadri dirigenziali e amministrativi sono quegli uomini che intrecciano dimensione politica e mafiosa), ha modo di usufruire dell’aiuto storicamente più consistente: quello dei fondi pubblici, della ricchezza collettiva che è data dalle nostre tasse e che dovrebbe servire, se ci fosse una «buona politica», a migliorare la condizione esistenziale di tutti i cittadini e della collettività nel suo insieme.

Invece la «distruzione della polis» è sotto gli occhi di tutti, almeno quanto lo è anche il dominio dell’economia, arrivato a un tale livello che essa (complice delle leggi elettorali sciagurate) è ormai in grado di mettere i propri burattini nei gangli vitali della macchina pubblica, o comunque controllare e guidare amministratori pubblici (locali e nazionali) perfettamente integrati e devoti all’unico valore rimasto saldo in questi tempi sciagurati: il profitto.

Quando si arriva al punto che per conseguire il profitto vale qualunque cosa, che esso è l’obiettivo massimo di ogni essere umano e persino di un’intera collettività, allora è evidente che la coesione politica e sociale è distrutta.

La situazione di anarchia sociale che ne deriva, e che il liberismo selvaggio chiama impropriamente «libertà», rappresenta in realtà un terribile spostamento indietro delle lancette della storia: se i nostri stati moderni sono nati dall’ideale per cui «bisogna uscire dallo stato di natura», la cultura della guerra di tutti contro tutti in nome del profitto ci riporta proprio dentro a quella situazione naturale (e pre-politica).

Ci illudiamo e ci raccontano (i sacerdoti del liberismo) che si tratta di libertà, ma in realtà è solo anarchia: e l’anarchia è il regno dove trionfa il più forte, il più malvagio e spregiudicato, che in genere si allea coi suoi simili per sottomettere e sfruttare il resto degli individui.

Un problema culturale

A chi ha occhi per vedere e testa per capire è fin troppo evidente che si tratta, alla radice, di un problema culturale che richiede, prima di qualunque altro provvedimento, un grande progetto di riconfigurazione degli ideali politici nonché di obiettivi e valori che siano tarati sull’essere umano e non sul profitto (o sulla crescita, o sul Pil, o sulla stabilità, o su tutte queste entità deliranti che ci distolgono dall’unico obiettivo: l’essere umano).

A destra come a sinistra di questo si tratta. E su questo c’è un vuoto di idee sconfortante, quando non (a pensare male) interessato.

Il disegno culturale e ideologico di Renzi non è pervenuto (e pensare che se riuscisse a ridefinire un nuovo sogno di sinistra, nuovi obiettivi umani per cui battersi e trionfare, sorprenderebbe, e probabilmente, conquisterebbe tutti. Anche e proprio a sinistra…).

Così come non perviene a sinistra di Renzi, dove non si riesce ad andare oltre quelle tre idee leggermente invecchiate di un paio di secoli fa.

In questo modo, è storia già vista, si lascia spazio alla destra più becera e pericolosa. Quella che non ha bisogno di idee e ideali perché essa si alimenta del e prospera nel disagio momentaneo, individuando il «nemico» di turno, che sia immigrato, rom, meridionale o quello che volete voi.

Ma soprattutto si lascia trionfare quella fabbrica degli scarti umani in grado di mortificare un intero paese e condannarlo alla morte lenta e inesorabile.

«Con la cultura non si mangia», affermavano figure sciagurate e per fortuna sparite, ma possiamo stare certi che senza cultura, senza una cultura in grado di rimettere l’essere umano al centro di ogni azione e obiettivo politico, a mangiare saranno gli elementi peggiori e malavitosi.

Il tempo per scegliere è ormai pochissimo. È qui e ora il tempo di decidere quale fabbrica degli scarti desideriamo: che siano scarti i corrotti e malavitosi, o che lo siano i cittadini e gli elementi migliori fra di essi, mortificati quotidianamente da un sistema che non sa più cosa siano l’etica e il merito?

Se c’è un politico con la maiuscola, deve battere un colpo. Adesso!

  • voltaire1964

    Non posso discutere perche’ concordo pienamente. A quale livello il fantomatico “cittadino medio” se ne renda conto e’ un altro paio di maniche. Ma queste cose bisogna dirle e ripeterle e ripeterle ancora senza stancarsi mai!

  • de conto paola

    Impietosa e realistica fotografia di un presente che nessuno di noi avrebbe mai ipotizzato da bambino o da adolescente, quando da quei libri di materie umanistiche traeva insegnamenti, ispirazioni e speranze… La vita media si è allungata di molto e per i privilegiati ne è migliorata anche la qualità… Ma le risorse della Terra non sono infinite, lo spazio non è infinito. Eppure nessuno degli esponenti politici più influenti del Pianeta che regolarmente si incontrano nei vertici internazionali ha mai ammonito l’umanità sui rischi di un eccessivo moltiplicarsi della popolazione mondiale, con l’implicito avvallo delle colpevoli tesi cristiane sull’argomento, contravvenendo ad ogni lungimirante tentativo di regolazione. Così siamo diventati impassibili e impotenti osservatori di un mondo in continua crescita demografica con flussi incontrollati, invasivi e depauperizzanti… I politici hanno volontariamente lasciato che molti degli equilibri si ristabilissero da soli, molti sono ancora irrisolti, addirittura deregolamentando materie cardini della vita e dei beni in nome della globalizzazione, che sarebbe più corretto chiamare guerra di tutti contro tutti. Ora la fabbrica dello scarto umano è evidente a tutti e nessuno sa o vuole o può trovare rimedio… Qualcuno ipotizza l’esistenza di macabre teorie élittarie di riduzione consistente della popolazione globale attraverso creazioni di epidemie, terremoti, avvelenamenti ambientali e argomenti analoghi, che sembrano una versione grottesca dei più catastrofici film di fantascienza. La politica dei singoli Stati potrà efficacemente trovare valide soluzioni solo se non lascerà tutte le decisioni importanti nelle mani dei potenti… Loro mai si accorderanno su un vero benessere planetario, faranno semplicemente prevalere gli interessi dei più forti! Alla globalizzazione totale di popoli e merci si è affiancata anche quella della moneta, che non avendo nè proprietà, nè origine accertata può più facilmente fluire intorno al pianeta e sfuggire a qualsiasi controllo. Così i corrotti la usano per comprare mezzo Venezuela, i cinesi dall’Italia la inviano in Patria, gli industriali la investono in paesi con bassi costi di manodopera, le banche la fanno fluttuare nell’etere e via dicendo… E’ utopistico pensare che al centro dell’attività politica possano ritornare principi umanistici (anche solamente umani!) fintantochè continueranno a persistere queste enormi voragini di interessi speculativi. Occorre rivedere tutte le impostazioni e le regolamentazioni sulla famigerata globalizzazione e tentare di salvare il salvabile facendo molti passi indietro, rivedendo molte delle scelte rivelatesi completamente sbagliate. A risorse limitate deve corrispondere una popolazione limitata che possa scieglere autonomamente le regole del proprio vivere civile in base alle proprie specifiche esigenze e necessità, altrimenti lo scarto umano sarà inevitabile e all’innalzarsi del benessere in certe aree del mondo corrisponderà necessariamente un malessere in certe altre… Occorre far rinascere la consapevolezza e l’orgoglio e di una nazione oltraggiata in moltissimi modi dall’interno e dall’esterno, oltre che rivedere completamente uno stile di vita improntato sull’usa e getta inconsapevole o addirittura esibito di animali, cose e persone. L’umanità va ritrovata prima di tutto dentro noi stessi…

  • http://umanesimoscientifico.blogspot.it/ Francesco Pelillo

    Concordo pienamente sull’analisi, ma la soluzione “umanistica” non potrà mai trovare spazio in questo assetto costituzionale e politico. Quando un potere ha a sua esclusiva disposizione la forza repressiva e quella mediatica può fare quello che vuole a prescindere dall’esistenza o meno di intellettuali e movimenti che indicano soluzioni che non corrispondono ai loro interessi e a quelli che rappresentano. Solo l’inserimento di un “corpo estraneo” nei meccanismi di cui loro stessi stabiliscono la “legalità” può farci sperare in un collasso del sistema e in una sua rifondazione… ma, come si vede dall’esempio dei parlamentari del M5S, la battaglia degli alieni è molto dura…