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La Davos cattolica dei Legionari di Cristo raccoglie capitali

Alcuni grandi nomi del capitalismo francese, da Claude Bébéar (presidente onorario delle assicurazioni Axa) a Yves Bolloré (del gruppo omonimo, fratello maggiore di Vincent, grande amico di Sarkozy) hanno partecipato, assieme a un’ottantina di importanti uomini d’affari, alla riunione dei Legionari di Cristo, che ha avuto luogo in Vaticano il 22 e 23 gennaio.  L’obiettivo, per i Legionari di Cristo sopprannominati dal Canard Enchainé la “Davos cattolica”, era di raccogliere dei fondi – “tra 1 e 2 miliardi di euro” – per “aiutare la chiesa a raccogliere la sfida di una rinnovata presenza nel mondo dei media”. Bébéar avrebbe staccato un assegno di 1 milione di euro, Jean-François Hénin (ex dirigente del Crédit Lyonnais) lo ha superato con 1,2 milioni. Con questi soldi, i Legionari intendono creare prima di tutto una piattaforma Internet. Per questo si sono rivolti a dei Mecenati cattolici di tutti i paesi “sensibili alla causa”, i quali sono stati accolti con tutti gli onori: visita privata notturna della cappella Sistina, cena all’interno dei musei vaticani, predica di padre Lombardi (portavoce del papa) e Angelus con Benedetto XVI.

Il Vaticano cerca in questo modo di rilanciare i Legionari di Cristo, un’organizzazione fondata nel ’41 da padre Marcial Maciel, in seguito accusato di pedofilia, di plagio, di truffa e corruzione. La chiesa cattolica aveva dovuto ammettere che c’erano stati “comportamenti gravi e immorali”.  Ma Maciel è morto nel 2008  e questi drammi sembrano acqua passata, anche se i Legionari sono stati costretti a creare una “commissione di avvicinamento” per accogliere le richieste delle vittime di Maciel. Il papa ha dato i pieni poteri per risollevare le sorti dei Legionari di Cristo a padre Velasio De Paolis, che ha definito l’organizzazione “opera di dio”. I Legionari, che contano circa un migliaio di preti, dovranno ora, con i soldi dei Mecenati del mondo della finanza, “evangelizzare le masse” con investimenti massici nei media.