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Ceci n'est pas un blog

La Curva al patibolo

Vogliono decapitare in via definitiva il tifo organizzato negli stadi italiani, e a Roma quest’operazione si sta giocando con una solerzia che mai – nelle strillate operazioni di messa in sicurezza dell’incolumità pubblica – si era vista prima. Vogliono chiuderla hic et nunc, dicevamo. E certo non è che si stia dando una notizia originale, non è la prima volta insomma che questa frase esce fuori. Però, al netto delle motivazioni addotte da Prefettura e Questura di Roma e dal Coni (proprietario dello Stadio Olimpico) nel famoso Accordo di programma per la migliore fruibilità dello Stadio Olimpico agli spettatori dello scorso 9 febbraio (ed entrato a pieno regime dall’inizio della stagione calcistica in corso), ci sembra che – una volta terminata l’onda lunga del dopo-Nizza e venuta meno la psicosi terrorista – le maglie della sicurezza si siano strette in maniera arbitraria e totalmente ingiustificata intorno ad un preciso spezzone di tifosi, in barba all’incolumità collettiva, alla sicurezza personale e alla migliore fruibilità dello stadio.

LABORATORIO ROMA – Si tratta di discorsi che potremmo allargare a tanti singoli episodi che si stanno manifestando in varie zone d’Italia, ma non crediamo di peccare di “romacentrismo” nel parlare nuovamente di un laboratorio capitolino su cui le istituzioni sportive e di Stato stanno investendo per disarticolare la pluridecennale storia del tifo italiano. Agosto ci aveva colti di sorpresa con la conferma dell’introduzione dei rilevamenti biometrici all’entrata dello Stadio Olimpico (e in nessun altro impianto d’Italia); ne seguì mera cronaca giornalistica (che però analizzava le sole necessità di sicurezza che hanno determinato le misure) e qualche mal di pancia dei tifosi che però non hanno impedito alla coppia Prefettura-Coni di dare vita a questo precedente, messo in moto anche grazie al parere positivo espresso lo scorso 28 luglio dal “Garante per la protezione dei dati personali” secondo il quale il nuovo sistema di videosorveglianza, «pur comportando, in concreto, un’ingerenza nella sfera di autodeterminazione degli interessati e, conseguentemente, sui loro comportamenti, non arrechi comunque un pregiudizio rilevante per gli individui».

FATTI, NON PUGNETTE! – Quello che è invece accaduto nelle ultime settimane ha assunto dei contorni grotteschi che hanno quantomeno avuto il merito di smascherare un’operazione repressiva che fino a qualche giorno fa si era nascosta (male, diciamolo) dietro il mantra della sicurezza pubblica, della migliore fruibilità dell’Olimpico e delle necessarie misure antiterrorismo. Qui a Roma un po’ tutti si ricordano le fasi salienti del braccio di ferro con l’ex-Prefetto Gabrielli, quello delle barriere; tutti soprattutto si ricorderanno la fase di stallo in cui si era piombati dopo la giusta decisione del tifo organizzato di disertare gli spalti e dopo che gli sforzi della società A.S. Roma di trovare un’intesa con le FdO si era risolto in una paternale di quart’ordine del tipo “rientrate, fate i bravi e magari si può iniziare a parlare di barriere rimosse”. Sia chiaro, non è una nostra ricostruzione faziosa: il Prefetto parlò in questi termini lo scorso marzo e maggio. Fatto sta che i fatti hanno come sempre la testa dura. E così, davanti l’evidenza di un nutrito gruppo di tifosi che scelse dall’ultima giornata dello scorso campionato di rientrare in Curva Sud (pur osservando un rigoroso silenzio di protesta), la Prefettura e la Questura di Roma hanno dovuto gettare la maschera. 167 euro di multa a 5 tifosi che si sono visti recapitare un foglio di carta su cui c’era scritto che durante la partita Roma-Porto dello scorso 23 agosto «non occupavano il proprio posto» e «sostavano per lungo lasso di tempo appoggiati sulla balaustra, struttura non specificatamente destinata allo stazionamento del pubblico» – creando, immaginiamo noi, notevoli disguidi alla sicurezza dell’impianto e all’incolumità di tutti i presenti. A queste notizie, poi, si aggiunge una nota stampa della Questura di Roma riportata ieri pomeriggio da Roma Today in cui si specifica che «attraverso le tecnologie disponibili allo stadio Olimpico, procedere all’identificazione e successiva contravvenzione per violazione del “regolamento d’uso” dell’impianto, di complessivamente 45 tifosi, appartenenti alle tifoserie di Lazio, Roma, Juventus e Udinese», ma soprattutto che nel corso degli interventi che hanno poi portato alla segnalazione dei 45 tifosi «sono state anche identificate 2 persone con a carico nell’ultimo quinquennio, gravi precedenti per rapina, porto d’armi e spaccio di stupefacenti. Gli stessi pur non avendo partecipato ad episodi di violenza durante la partita sono stati sottoposto a Daspo».

Quest’ultimo passaggio è molto importante perché segna uno scarto ulteriore. Un daspo preventivo a 2 pregiudicati senza che si siano macchiati di reati da stadio per cui è stato creata la sanzione di “Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive”. Due indesiderati estromessi dal poter entrare in uno stadio. Eppure dovremmo vivere in uno stato di diritto e una sanzione del genere dovrebbe lasciare stupefatti e arrabbiati. Ma nel paese del giustizialismo, dell’indignazione, dei processi mediatici, star qui a difendere due pregiudicati non riscuote troppe simpatie. Il provvedimento preso dalla questura di Roma contravvede qualsiasi ragione anche semplicemente di buon senso. E’ un ulteriore bestialità giuridicata, pericolosa, che lede qualsiasi principio introdotta nel 2014 che vede la possibilità di daspare chi ha precedenti per reati legati al furto o allo spaccio di stupefacenti negli ultimi 5 anni. Quindi per il daspo è un salto di qualità, non prevede più la sanzione per un determinato comportamento bensì per essere stati responsabili di azioni che non riguardano lo stadio o il territorio circostante. Insieme a questo è stata anche introdotta la possibilità di sottoporre a daspo chi si macchia di “reati” legati alle manifestazioni politiche.

Già il daspo di per se presenta dei principi di incostuzionalità e in quest’ultimo anno Alfano ha imposto anche il cosiddetto “daspo di gruppo” (estendibile anche alle manifestazioni politiche) che viene sistematicamente rigettato dopo aver fatto ricorso. Ad affermare che sia incostuzionale è stata la Cassazione ma intanto chi viene sottoposto a questi provvedimenti deve spendere soldi e tempo per far valere i suoi diritti.

Infine segnaliamo che proprio in una intervista questa mattina alla radio ufficiale della società, Roma Radio, il DG della As Roma Mauro Baldissoni ha affermato che stanno “valutando di lasciare in anticipo lo stadio Olimpico” manifestando un certo fastidio per le iniziative di Questura e Prefettura che nell’ultimo anno e mezzo hanno ridotto la presenza dei tifosi allo stadio di quasi la metà. Ma ai creatori del Laboratorio Roma questo interessa poco. Bisogna reprimere e sperimentare, non sta a loro far quadrare i conti. Nel frattempo consigliamo a chiunque voglia evitare una multa di non andare nei settori di Curva, al momento l’unico perseguibile dalle nuove normative in materia di “sicurezza”.

PS

A chi storce la bocca leggendo di “laboratorio stadio” consigliamo la lettura del libro scritto da due funzionari della Polizia “dieci anni di ordine pubblico” dove si consiglia di applicare le normative stadio anche alla piazza visto il successo ottenuto.