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FranciaEuropa

La cultura: una speranza, anche economica

Un Appello degli artisti” è stato presentato al Forum di Chaillot sull’avvenire della cultura in Europa, organizzato dal ministero della cultura francese, ieri e oggi. “Se molti nostri concittadini non credono più nell’idea d’Europa, siamo convinti che il rinnovamento e la speranza passano in particolare per la cultura e la creazione – dice il testo, firmato da varie personalità – la cultura, nella sua diversità, è cio’ che ci unisce”. Ma, aggiungono i firmatari, che vengono dal mondo dell’arte, del cinema e dello spettacolo, “la crisi economica, politica e morale che attraversiamo minaccia l’ambizione culturale del nostro continente. In troppi paesi la cultura è stata una delle prime vittime dei tagli al bilancio”.

La cultura non deve più essere considerata una variable di aggiustamento, è stato sottolineato al convegno. La ministra, Aurélie Filippetti, ha ricordato alcune cifre che vengono spesso dimenticate: nell’Unione europea, l’attività culturale contribuisce alla creazione del 3% del pil, occupa il 3% della forza lavoro (6,7 milioni di persone, 670mila nella sola Francia), mentre nei bilanci pubblici il contributo a questo settore è solo dello 0,1%. La cultura in Europa pesa “di più dell’auto o dell’agricoltura” ha sottolineato Filippetti, “ma non è solo una questione economica” perché “le opere della mente non sono una merce come un’altra. Sono l’anima di una civiltà”.

A un mese e mezzo dalle elezioni europee, il mondo della cultura chiede alla Ue una regolazione del mercato interno, un’armonizzazione fiscale e una strategia europea nell’era digitale. In effetti, oggi i principali protagonisti del digitale non sono europei. Robert Darnton, presidente della Harvard University Library, che è alla testa di una Digital Public Library che mette a disposizione gratis – “nel rispetto del diritto d’autore”, ha precisato – 6 milioni di libri, ha  raccontato questa esperienza, che potrebbe ispirare gli europei. La cultura sono posti di lavoro, non delocalizzabili, ma è anche l’elemento che puo’ impedire la deriva di chiusura, di paura e di rigetto reciproco che rischia di travolgere la costruzione europea, hanno sottolineato in molti al Forum di Chaillot. E’ anche una strada per ritrovare la speranza per il futuro, un po’ di ottimismo in questo momento dove si parla solo di risanamento dei bilanci attraverso tagli al welfare.  Martin Schultz, un ex libraio, se diventerà presidente della Commissione si ricorderà di questi suggerimenti?