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Ceci n'est pas un blog

La catarsi di Charlie

Sono lontani i giorni delle edicole setacciate per trovare il numero speciale del Charlie Hebdo all’indomani della strage che colpì la redazione del settimanale satirico. E per fortuna sono lontanissimi i giorni del retorico slogan “Je suis Charlie”. A distanza di pochi mesi Luz, uno dei fondatori del Charlie Hebdo, arriva in libreria con “Catarsi”, una serie di storie disegnate nelle settimane successiva quel 7 gennaio.

“La gente è affascinata dall’idea che siamo degli eroi, e dimentica che prima di fare un disegno si riflette. Invocano lo spirito di Charlie per qualsiasi motivo. Non siamo eroi, non lo siamo mai stati, non l’abbiamo mai voluto”.

Ha ripetuto questo Luz per diverse settimane. Lo ha ripetuto anche quando nel maggio scorso ha deciso di lasciare il Charlie in cui lavorava dal lontano 1992. Del resto aveva già annunciato di non aver più voglia di disegnare Maometto nelle sue vignette. Qualcuno lo ha accusato di “aver finito il lavoro cominciato dagli stragisti”. Quel qualcuno probabilmente è uno di quelli che oggi si esalta per i caccia francesi sui cieli siriani tanto quanto si esaltava per la stessa presenza nei cieli della Libia o del Mali.

Luz non vuole essere un simbolo “Questo plebiscito è utile a Hollande per unire la nazione. È utile a Marine Le Pen per chiedere l’introduzione della pena di morte. I simboli possono essere usati da tutti per farne quel che vogliono. Anche Putin potrebbe essere d’accordo con una colomba della pace.“ affermava pochi giorni dopo la strage in una bella intervista. Non vuole essere quel simbolo che il Charlie in quelle settimane dello scorso gennaio è stato. Eppure la sua vita è cambiata. Ed è cambiata talmente tanto che ha deciso di tornare a disegnare, di mettersi a nudo, di regalare una libro bellissimo, qual è “Catarsi”, un regalo “a chi è rimasto e a chi non c’è più”. Luz non è più lo stesso uomo che arrivò in ritardo alla redazione del giornale perché la sera prima aveva festeggiato il suo compleanno. Non potrebbe esserlo. Le tragedie segnano uomini e donne.

Catarsi è un fumetto potente e struggente. Riesce a strapparti un sorriso amaro quando presenta “Ginette”, il nodo allo stomaco che si materializza e promette all’autore che lo avrebbe aiutato a non dimenticare. E’ terribilmente romantico quando Luz manifesta il proprio amore per la sua compagna oppure claustrofobico in “guardato a vista”, descrizione della sua vita sotto stretta sorveglianza ed è profondamente triste quando Luz si ritrova a dialogare col suo amico scomparso.

“Io credo che Charlie sia ancora un giornale, che avrà ancora dei collaboratori anche se non ci sarò io. L’unico problema è che Charlie è diventato mille altre cose: è diventato il nome di un attentato, il nome di una data, ma anche un nome che d’ora in poi sarà legato a delle leggi disgustose e retrograde sulla sicurezza. È diventato anche questo, ma credo che debba restare un giornale proprio per preservarsi da tutti gli altri Charlie che gli hanno incollato addosso. Solo che io non ci posso restare”

Luz ha lasciato il Charlie ma prima di farlo ha dedicato “a quelli che sono andati via e a quelli che restano”, questa che “non è un’opera né una testimonianza” ma solo un libro di un disegnatore che ha ritrovato il disegno dopo che il disegno stesso lo aveva abbandonato. Catarsi è un fumetto che andrebbe letto.

“Catarsi” di Luz: 128 pagine -16 euro || edizione Bao publishing”