closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

La Caporetto di Bossi e Berlusconi

La Lega perde 6 candidati e in Lombardia vince solo a Varese. Per il Pdl batosta dal Piemonte al Lazio.
I candidati del Carroccio perdono a Desio, Mantova e Rho. Il Pd vince perfino a Pavia e Novara.
Bondi si dimette e Maroni giura: «Una sberla ma no a alleanze strane»

Diciamo subito le cose come stanno: una sconfitta così il centrodestra non l’ha mai subita. Berlusconi ha perso il primo turno, Bossi anche il secondo.

E’ una «doppietta» storica che dovrebbe imporre al centrosinistra la richiesta di elezioni anticipate e la convocazione delle primarie subito, visto che tanto bene hanno portato ovunque si siano fatte (anche al Pd a Bologna e Torino).

I perdenti conclamati, Bossi e Berlusconi, ammettono entrambi la sconfitta. «Abbiamo perso, è evidente», confessa in serata un premier che fino all’ultimo ha perusato i dati cercando un appiglio, un qualcosa che consentisse una resa onorevole, un «quasi pareggio», per dirla con Verdini. Non c’è: non a caso Sandro Bondi si dimette immediatamente dal coordinamento nazionale. Una mossa che innescherà il redde rationem anche contro gli altri due triumviri, Verdini e La Russa, che sono ammutoliti.

Il tracollo è totale. Perfino il senatur, votando alla chetichella a Milano un paio d’ore prima della chiusura delle urne ne era consapevole. Tanto che dopo aver provato a dare la mano a una rappresentante di lista di Pisapia quando questa l’ha rifiutata ha sibilato: «La mano allo sconfitto si stringe sempre».

I dati elettorali che arrivano a via Bellerio raccontano un tracollo del Carroccio. Certo, vince a Varese (città natale di Maroni) ma non sfonda (53,9%). Il sindaco Attilio Fontana conserva i voti che aveva al primo turno mentre la candidata del Pd Luisa Oprandi ne prende quasi 5mila in più.

Per il resto, una Caporetto. Nelle città capoluogo chiamate al voto i cittadini amministrati dal centrosinistra erano 3.353.219 contro i 2.182.184 amministrati dal centrodestra. Dopo i ballottaggi la situazione è 5.039.457 (centrosinistra) a 690.678 (centrodestra). Una slavina senza precedenti.

La Lega perde nei comuni grandi e piccoli di tutto il Nord, dal Veneto al Piemonte. A queste elezioni su 210 candidati ne aveva 51 in solitaria contro il Pdl. In 39 città è sparita al primo turno, in 9 è arrivata al ballottaggio. E ne ha persi ben 6. In Lombardia a parte Varese perde ad Arcore (dove sarà sindaca una donna del Pd), Nerviano, Desio e Rho, il comune della Fiera e dell’expò. In una città eletta a simbolo come Gallarate il candidato del Pd vince a man bassa. E altrettanto clamorose e inaspettate poche settimane fa sono le sconfitte alla provincia di Mantova e a quella di Pavia (qui però il candidato era del Pdl e non della Lega). Il centrodestra unito vince col 51% per 1.400 voti solo quella di Vercelli. Ma nel 2007 – non un secolo fa – aveva trionfato al primo turno con il 66%.

E non è un fantasmatico «effetto Pisapia». In Piemonte, il comune di Novara, feudo del governatore Roberto Cota, passa al centrosinistra col 53%. Perde Bossi insomma ma perdono anche i suoi colonnelli. Per la Lega è un tonfo senza precedenti anche in quasi tutti i comuni più piccoli. In Lombardia svaniscono i sogni di gloria a Vimercate, Cassano D’Adda, Limbiate, Pioltello, San Giuliano Milanese, Malnate. Dopo i ballottaggi resistono col centrodestra solo Treviglio e Busto Arsizio. Uniche consolazioni, magrissime, le vittorie dei due candidati leghisti a Salsomaggiore (in Emilia) e Montebelluna (in Veneto). Poca, pochissima roba.

Nota agrodolce: dopo Arcore il Pdl perde anche a Casoria in Campania, la città di Noemi Letizia. Là dove il «sexgate» è venuto alla luce al culmine del consenso berlusconiano.

Eppure il governo va avanti, i due sconfitti si sono sentiti per telefono e giurano che nulla cambia. Parole di pulcinella Perché la sconfitta è maggiore per la Lega (che già al primo turno aveva perso il triplo dei voti del Pdl) ma disarciona anche il partito del Cavaliere. Il candidato di Berlusconi perde a Cagliari, Grosseto, Macerata.

E nel Lazio è una debacle totale. Mentana e Pomezia, due grandi comuni in provincia di Roma, il Pdl tonfa sonoramente. Alemanno e Polverini sono chiusi nella capitale come a Stalingrado. Come Bossi, erano andati alla conta contro il proprio partito e ne sono usciti con le ossa rotte. In entrambe le città ha vinto il candidato dell’ala Meloni-Gasparri-Fazzone. Polverini si consola a modo suo: «Sora e Terracina sono gli unici comuni dove il Pdl ha vinto». Ma la sopravvivenza autonoma del sindaco di Roma e della presidente del Lazio sono sempre più precarie.

Se non basta, anche il «terzo polo» elettoralmente non esiste. Certo, a conti fatti probabilmente molti suoi voti al ballottaggio sono andati al centrosinistra. Ma i voti oltre che contare vanno soprattutto pesati.

Nulla di quello che è visibile in una campagna elettorale in termini di candidati, coalizione, eletti, programma, significato e sentimento collettivo può essere ascritto al trio Fini-Casini-Rutelli.

Una sconfitta di queste proporzioni – al di là dei desiderata del Pd e dell’Udc – non concede scappatoie o «inciuci» di palazzo. Bossi tace ma Maroni e Calderoli già chiedono una «fase due» per il governo. Articolarla però è un’impresa quasi impossibile. Meglio votare.

dal manifesto del 30 maggio 2011