closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Quinto Stato

La «Buona Scuola» si fa con i rinvii

@La Presse

@La Presse

L’annunciatissimo Cdm sulla riforma è slittato al 3 marzo, molti i nodi ancora da sciogliere per il governo. Il governo non sa quali precari assumere e da quali graduatorie attingere. Giannini: «Non assumeremo docenti che non hanno insegnato negli ultimi anni»

***

Era l’ora X. Venerdì 27 febbraio la riforma della scuola doveva diventare realtà. Non è così. L’annunciatissimo Consiglio dei ministri è stato spostato a martedì 3 marzo. Ci dev’essere tanta di quella «carne a fuoco» – così si espresse Renzi a fine agosto dopo un analogo rinvio – che il governo ha preferito tenere le carte a caldo anche questa volta.

E dire che Renzi e il Pd ci hanno costruito uno show domenica scorsa a Roma per celebrare l’avvento di un provvedimento che, a scadenza ciclica, viene annunciato. Ma continua a slittare. I soldi per assumere i precari ci sarebbero anche, così almeno ha assicurato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Il problema è che il governo non sa quali precari assumere, da quali graduatorie attingere e come coprire le cattedre di alcuni insegnamenti.

Ci sta pensando dal 3 settembre scorso, quando nel consueto show condotto nella ridotta di Palazzo Chigi Renzi annunciò la notizia bomba: assumeremo 148 mila docenti precari dalle graduatorie in esaurimento. Non è così, com’è ormai chiaro. La cifra sembrerebbe vicina ai 125 mila. E l’assunzione non avverrà nemmeno in un anno, bensì in due. E le sorprese, c’è da crederci, non mancheranno. L’ultimo rinvio in questa corsa del gambero è stato ufficializzato ieri dal ministero dell’Istruzione.

Nella confusione che traspare sulla direttrice palazzo Chigi-Miur a Trastevere il ministro dell’istruzione Stefania Giannini ha tuttavia illustrato alcune delle linee guida sull’assunzione dei precari: «Il piano di assunzioni messo a punto, che stiamo ultimando nei micro-dettagli – ha detto Giannini – non manderà in classe docenti che non hanno insegnato negli ultimi anni». Il Miur terrà conto «del fabbisogno e delle competenze fondamentali che devono essere rinforzate». Per Giannini sono gli insegnamenti di lettere e gli studi scientifici-matematici, l’arte e l’educazione musicale a partire dalla scuola primaria. Altro criterio decisivo per un’assunzione discrezionale, e non più generalizzata, è quello territoriale. Le zone «disagiate» del paese riceveranno un maggior numero di docenti, anche per dare un contributo alla lotta contro la dispersione scolastica.

Sulla base di queste esigue indicazioni si presume che il governo si sia reso conto che non si possono assumere docenti su cattedre che non ci sono. Queste ultime sono state tagliate dalla «riforma» Gelmini. Inoltre, la distribuzione dei docenti tra le classi di concorso è molto diseguale e cambia a seconda della provincia. Ci sono zone dove le graduatorie sono esaurite e altre dove esistono classi di concorso con docenti di ruolo in sovrannumero. Lo scenario diventa ancora più fosco nel caso dei docenti abilitati iscritti alla «seconda fascia». Delle decine di migliaia in possesso di un Tfa o di un Pas sembra che il governo voglia assumerne solo meno di 2 mila. Si tratta di un’«anticipazione», una delle tante pubblicate senza criterio in questi giorni.

La cifra ridottissima ha scatenato i sindacati che promettono di sommergere il governo di ricorsi che, con ogni probabilità, vinceranno. Moltiplicando il caos che Renzi sta creando in quella cristalleria che è la scuola italiana. Sul capitolo degli aumenti stipendiali basati sul merito, e non più sull’anzianità, il governo tentenna. Sembra tramontata la possibilità di garantire appena 60 euro per il 66% dei docenti meritevoli. Ma non è ancora nota l’alternativa basata sul «sistema misto». C’è l’ipotesi di garantire a tutti fino a 25 euro, mentre 40 euro andrebbero al 60% dei meritevoli. Ma sono ipotesi di scuola: fino al 2018 nelle buste paga non ci sarà uno scatto di aumento. Ancor meno noto è un altro aspetto della riforma: i docenti neo-assunti saranno costretti a cambiare città per trovare un lavoro? Per garantirgli un posto a tempo indeterminato, Renzi imporrà un trasferimento di centinaio di chilometri?

«Lo slittamento della riforma sembra una barzelletta e invece è la vergognosa storia di quella riforma della Buona Scuola che secondo Renzi dovrebbe rivoluzionare il mondo dell’istruzione e che invece assomiglia sempre più a una clamorosa presa in giro» sostengono i parlamentari del Movimento 5 Stelle. «Serve un confronto di merito attraverso il coinvolgimento delle scuole, delle forze sociali e del parlamento – sostiene Mimmo Pantaleo (Flc-Cgil) – Sulla stabilizzazione dei precari è mancato qualsiasi confronto. In questo modo sarà negato il diritto al lavoro per migliaia di precari, con il tentativo esplicito di aggirare la sentenza della Corte di Giustizia Europea». «La partita da affrontare è complessa, e non può essere affrontata in termini di annunci» ha affermato Francesco Scrima, segretario Cisl scuola.

  • eleonora

    LA
    NUOVA SCUOLA DEL MINISTRO GIANNINI TRA .PROPOSTE E DILEMMI

    Nell’articolo del 23 febbraio 2015 del Giornale , il ministro dell’istruzione
    italiana Stefania Giannini parlando così di una “ buona scuola” che verrà,
    espone i punti programmatici e le proposte da attuare nell’ambito ormai già da
    tempo caotico e degradato della scuola italiana.

    Tra gli obiettivi di questo progetto vi sono : ridare
    ruolo sociale all’insegnante, creare una didattica al passo con i tempi tecnologici e attuali e
    riorganizzare le assunzioni del personale docente solo tramite concorso pubblico.

    Siamo di nuovo al
    punto di partenza. Dopo quasi 20 anni dalla
    scomparsa dei vecchi concorsi , l’introduzione delle prime SISS Scuole di
    specializzazione per abilitazione
    promosse dal ministro come Moratti nel
    2002-2003, poi chiamate TFA , dopo qualche disastroso e inutile tentativo
    recente il “concorsone” di qualche anno fa, si ritorna alla vecchia guardia,
    perché sembra idea comune presso molti e soprattutto nel governo italiano attuale
    che il conservatorismo delle tradizioni e consuetudini sia ancora dopotutto, un
    mezzo di arginamento. Spazziamo via tutto con un colpo di cancellino sulla
    lavagna degli errori e incompetenze .

    Ma forse non si
    sono notati o considerati i problemi , i tanti dilemmi irrisolti e le falle che
    il sistema scolastico presenta a oggi .

    Il presunto
    concorso riguarderà la regolarizzazione e l ‘assunzione in ruolo dei precari Senza
    tenere conto di tutti quei laureati, non di ruolo e non abilitati,
    tagliati fuori .

    L’esercito degli
    aspiranti docenti è folto e nutrito, eterogeneo.

    Il rischio è che si
    continui a considerare solo gli insegnanti già presenti nelle liste , m a gli
    altri?

    Si parla solo di
    precari, reinserimento dei precari cioè di coloro che sono già all’interno delle scuole e
    graduatorie e hanno già lavorato o bene o male stanno lavorando saltuariamente.

    Il concorso
    pubblico rischia di essere quindi aperto solo a certe categorie, con il problema
    delle terze fasce , cioè i non abilitati, i quali nonostante ciò fino a oggi
    avevano la possibilità delle supplenze .

    Resta il problema
    dei TFA , dei corsi per abilitazione all’insegnamento, costosi e impegnativi e
    che si sono rivelati inutili e dispendiosi . Che fine faranno? Bocciati o
    promossi?

    E come
    regolarizzare i docenti vecchio modello e i neolaureati ?

    A mio avviso riguardo la scuola che vorrei io , laureata
    in lettere dal 2003 non abilitata, Si dovrebbe puntare su pensionamenti dei
    docenti con un certo numero di anni di servizio, l’ingresso delle generazioni
    giovani, aggiornate , motivate , da selezionare tramite strumenti che ne attestino
    la ricchezza culturale e umana, non tanto l’esperienza in aula quantificata in anni, ma le capacità personali e
    relazionali . Il docente deve avere una preparazione in quelle “ materie” che
    comprendono la sfera umana antropologica e sociale : innanzitutto la propria
    esperienza sensibile, affiancata da studi di psicologia esistenziale , filosofia,
    sociologia.

    Penso a Una scuola
    aperta ,dinamica multidisciplinare , nel senso libera da indottrinamenti ,dogmi
    e regole tradizionali spesso inadeguate e dannose di tanta troppa vecchia pedagogia e accademismo.(da rivedere i piani didattici, le
    materie , da eliminare il sistema delle
    bocciature …)

    Applicare alla scuola, intesa come flusso fluido e continuo di rapporti umani ( insegnanti ,studenti,
    famiglie) un metodo fenomenologico
    esistenziale che punti a creare una scuola come
    luogo di scambio e osservazione reciproci e liberi tra insegnante allievo e viceversa, in
    un arricchimento bilaterale: un luogo dove si coltivi e si pratichi vero dialogo, empatia , conoscenza.

    Per dare vita così
    a una vera” politica dell’esperienza”, libera e creativa .

    Eleonora Favaroni

  • eleonora favaroni

    LA
    NUOVA SCUOLA DEL MINISTRO GIANNINI TRA .PROPOSTE E DILEMMI

    Nell’articolo del 23 febbraio 2015 del Giornale , il ministro dell’istruzione
    italiana Stefania Giannini parlando così di una “ buona scuola” che verrà,
    espone i punti programmatici e le proposte da attuare nell’ambito ormai già da
    tempo caotico e degradato della scuola italiana.

    Tra gli obiettivi di questo progetto vi sono : ridare
    ruolo sociale all’insegnante, creare una didattica al passo con i tempi tecnologici e attuali e
    riorganizzare le assunzioni del personale docente solo tramite concorso pubblico.

    Siamo di nuovo al
    punto di partenza. Dopo quasi 20 anni dalla
    scomparsa dei vecchi concorsi , l’introduzione delle prime SISS Scuole di
    specializzazione per abilitazione
    promosse dal ministro come Moratti nel
    2002-2003, poi chiamate TFA , dopo qualche disastroso e inutile tentativo
    recente il “concorsone” di qualche anno fa, si ritorna alla vecchia guardia,
    perché sembra idea comune presso molti e soprattutto nel governo italiano attuale
    che il conservatorismo delle tradizioni e consuetudini sia ancora dopotutto, un
    mezzo di arginamento. Spazziamo via tutto con un colpo di cancellino sulla
    lavagna degli errori e incompetenze .

    Ma forse non si
    sono notati o considerati i problemi , i tanti dilemmi irrisolti e le falle che
    il sistema scolastico presenta a oggi .

    Il presunto
    concorso riguarderà la regolarizzazione e l ‘assunzione in ruolo dei precari Senza
    tenere conto di tutti quei laureati, non di ruolo e non abilitati,
    tagliati fuori .

    L’esercito degli
    aspiranti docenti è folto e nutrito, eterogeneo.

    Il rischio è che si
    continui a considerare solo gli insegnanti già presenti nelle liste , m a gli
    altri?

    Si parla solo di
    precari, reinserimento dei precari cioè di coloro che sono già all’interno delle scuole e
    graduatorie e hanno già lavorato o bene o male stanno lavorando saltuariamente.

    Il concorso
    pubblico rischia di essere quindi aperto solo a certe categorie, con il problema
    delle terze fasce , cioè i non abilitati, i quali nonostante ciò fino a oggi
    avevano la possibilità delle supplenze .

    Resta il problema
    dei TFA , dei corsi per abilitazione all’insegnamento, costosi e impegnativi e
    che si sono rivelati inutili e dispendiosi . Che fine faranno? Bocciati o
    promossi?

    E come
    regolarizzare i docenti vecchio modello e i neolaureati ?

    A mio avviso riguardo la scuola che vorrei io , laureata
    in lettere dal 2003 non abilitata, Si dovrebbe puntare su pensionamenti dei
    docenti con un certo numero di anni di servizio, l’ingresso delle generazioni
    giovani, aggiornate , motivate , da selezionare tramite strumenti che ne attestino
    la ricchezza culturale e umana, non tanto l’esperienza in aula quantificata in anni, ma le capacità personali e
    relazionali . Il docente deve avere una preparazione in quelle “ materie” che
    comprendono la sfera umana antropologica e sociale : innanzitutto la propria
    esperienza sensibile, affiancata da studi di psicologia esistenziale , filosofia,
    sociologia.

    Penso a Una scuola
    aperta ,dinamica multidisciplinare , nel senso libera da indottrinamenti ,dogmi
    e regole tradizionali spesso inadeguate e dannose di tanta troppa vecchia pedagogia e accademismo.(da rivedere i piani didattici, le
    materie , da eliminare il sistema delle
    bocciature …)

    Applicare alla scuola, intesa come flusso fluido e continuo di rapporti umani ( insegnanti ,studenti,
    famiglie) un metodo fenomenologico
    esistenziale che punti a creare una scuola come
    luogo di scambio e osservazione reciproci e liberi tra insegnante allievo e viceversa, in
    un arricchimento bilaterale: un luogo dove si coltivi e si pratichi vero dialogo, empatia , conoscenza.

    Per dare vita così
    a una vera” politica dell’esperienza”, libera e creativa .

    Eleonora Favaroni