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Rovesci d'Arte

La Borsa affondata da Cattelan

Ne ha fatte sempre di tutti i colori. Ha capito fin dall’inizio che i media si «sfruttano» senza pietà. E che non bisogna rimanere passivi a bersi tutto. E non ha avuto freni inibitori. Diciamo che ogni volta che gli è venuta una idea stravagante l’ha realizzata, suscitando vespai di polemiche, ma grazie anche a questa intelligenza creativa è riuscito a divenire il più ricco artista italiano vivente. Lui è naturalmente Maurizio Cattelan (otto milioni di euro per il suo buco reale in galleria con tanto di clone che balza fuori dai sotterranei, come un ladro che scava il tunnel per la sua fuga ma poi sbaglia uscita). Schivo – non si fa mai «beccare» dalle telecamere – e vulcanico nel medesimo tempo, Cattelan ha avuto sempre un rapporto controverso con Milano. Venne investito da furori quando espose in piazza XXIV Maggio i suoi bambini impiccati che secondo i detrattori incarnava un cinismo orribile (perché viene protetta socialmente e trattata con i guanti bianchi l’infanzia in Italia?) e anche adesso non esce indenne dalle ultime «proposte». L’ultima è quel cavallo a terra con la scritta Inri (troppo blasfemo in un paese che mette la religione cattolica fra i crediti formativi della scuola mentre taglia senza rimorsi tutto il resto?) che ha provocato un putiferio in giunta. No, non ci sarà in autunno nella mostra di Palazzo Reale (è l’accordo preso con Letizia Moratti e l’assessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory) la carcassa animale che rimanda al martirio – e ricorda tanto quel papa atterrato da un meteorite in una pozza di sangue che pure fece scalpore non poco e disastri diplomatici (in Polonia, soprattutto, dato che il pontefice ritratto era Wojtyla). Però ci sarà il dito medio della mano alzato davanti alla Borsa di Milano.
Un modo esplicito dell’arte per segnalare il disagio di una finanza che gioca e tutto controlla, facendo crollare il mondo intorno a sé. La Moratti ha dato il via libera; l’opera è «ironica e spiritosa» ha detto. Molto meno lo è la realtà di chi specula ogni minuto alla faccia della comunità sociale, quella che lavora, ha qualche scrupolo e si trova fuori dal “tempio degli affari”. Ma Cattelan non c’entra e questa è un’altra storia…