closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

La Barba del Profeta

CANALI UNIFICATI

L’ Obama/Osama show continua sulle prime pagine dei giornali che danno risalto da “diretta” alle puntate rilasciate da Washington con dovizia da programmatori di reality – con completa esclusiva e un pubblico di fedeli abbonati.  La fonte e’ unica e al pubblico le notizie vengono rilasciate come si dice in gergo poliziesco “on a need to know basis”. Infatti trapelano solo i fatti che  abbiamo bisogno di conoscere – salvo poi essere modificati o contraddetti il giorno appresso, ma sempre con profitto della tensione drammatica della narrativa della vittoria.  “Armato, disarmato, con moglie, senza moglie, cara casa bianca, a noi va bene lo stesso, basta che l’abbiate ammazzato. Adesso anche Gheddafi vedra’ Navy Seals dappertutto”, cosi’ l’altra sera commentava Seth Myers, cioe’ non uno strillone destrorso della Fox ma comico e autore dello storico Saturday Night Live  bastione di liberalismo e satira cosmpolita. Lo aveva preceduto qualche giorno prima un altro illuminato luminare della comedy di sinistra: Jon Stewart, deridendo eventuali quisquilie morali  dato l’unanime tripudio. OK, va bene abbiamo capito, e’ maleducato lamentarsi se il raid di Abbotabad viene cavalcato per rispolverare la retorica della  guerra a base di interrogatori “persuasivi”, droni ed elicotteri ombra, per sdoganarla come  nuova strategia globale,   ma perche’ almeno non riconoscere e dinamiche in atto – come alla fine ha dovuto fare anche il Los Angeles Times.  Di fronte all’ultima puntata arrivata dal Pentagono corredata di video, editati e senza audio, il giornale ha osservato semplicemente  che questi sembrano selezionati per mettere in cattiva luce il grande nemico come un vecchio patetico e vanesio. Un barlume di analisi critica almeno sulla mastodontica operazione di PR in atto con conferenze stampa, comunicati,  strategiche  photo-op in caserme e ground zero – e il manipolatore sarebbe quello che si tingeva la barba?  Ieri sera ultimo episodio su  60 Minutes , lo storico magazine della CBS che ha trasmesso col titolo di  Killing Bin Laden, prima intervista con l’Obama in versione Commander-in- Chief, da cui questo piccolo scambio:

E’ la prima volta che ordina l’uccisione di qualcuno?

Ogni volta che ordino il lancio di un missile sono cosciente che ci saranno dei morti. Comunque chiunque asserisca  che il perpetratore di quell’omicidio  di massa su suolo americano  non abbia avuto cio’ che si meritava,  dovrebbe farsi esaminare la testa.

Senza  entrare nel merito dell’affermazione, ci sembra opportuno quantomeno essere coscienti  dell’operazione di immagine cui siamo sottoposti. Mentre ci prepariamo alla solita onda di sdegno da parte dei manichei che vorrebbero equiparare ogni ciritica col fiancheggiamento  degli attentati suicidi, non possiamo che constatare  coi molti altri costernati elettori progressiti di Barack Obama, l’efficacia di un contropiede strategico che potrebbe si’ affondare le sorti politiche  dei repubblicani – al costo pero’ di averli superati a destra in metodi e sostanza e – piu’ preoccupante – l’unanime acquiescenza dell’auditel.