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FranciaEuropa

La bandiera palestinese all’Unesco

Da oggi la bandiera della Palestina sventola nella sede dell’Unesco. La cerimonia per l’accoglienza del 195esimo stato ha avuto luogo un mese dopo l’adesione all’agenzia dell’Onu per la cultura e l’istruzione. Il presidente palestinese è venuto a Parigi per l’occasione, anche per  incontrare Nicolas Sarkozy e il candidato socialista alle presidenziali, François Hollande. Mercoledi’,  Abbas incontra l’alta rappresentante della Ue per la politica estera, Cathy Ashton. Il viaggio europeo comprende anche una tappa a Londra e un’altra ad Ankara. Abbas ha auspicato che l’entrata a pieno titolo della Palestina all’Unesco “segni l’inizio del riconoscimento internazionale” del paese. Ma il voto del 31 ottobre scorso, che ha approvato l’adesione, ha suscitato reazioni violente. Gli Usa e Israele avevano votato contro. Obama aveva telefonato a Sarkozy per far parte della sua “profonda delusione per il voto favorevole della Francia”. Gli Usa, per ritorsione, hanno cosi’ bloccato il finanziamento all’Unesco, gelato i 65 milioni di dollari che versano e che coprono il 22% del bilancio dell’organizzazione dell’Onu. La segretaria dell’Unesco, Irina Bokova, ha dovuto mettere un atto un piano di risparmio. Israele ha gelato per un mese i trasferimenti di denaro dovuti ai palestinesi e ha accelerato la colonizzazione a Gerusalemme e in Cisgiordania. 

  • Valter Di Nunzio

    Non voglio ridurre la portata simbolica dell’evento, ma non è la prima volta che l’Europa benevola ondeggia fra il riconoscimento dello Stato palestinese e la candidatura di Israele ad entrare nell’Unione Europea. E’ una politica di atti simbolici verso i palestinesi ma di appoggio, sostanzialmente incondizionato, alla leadership dell’entità sionista. In subordine è una politica che consente alla leadership golpista di Abu Mazen di pubblicizzare qualche risultato esterno, a fronte di una gestione fallimentare e corrotta dei territori che controlla. Ovviamente Israele e gli Stati Uniti devono far finta di arrabbiarsi ma fa parte del gioco. Invece è molto più reale la preoccupazione per i cambiamenti di regime nei Paesi della regione, ben più minacciosi degli ondeggiamenti dell’UE.

  • carlo

    Non sono affatto contrario alla creazione di uno Stato palestinese, anche se dubito che nel suo statuto non vi sarà un animo di revanche per la riconquista di tutti i territori fino al mare.
    E’ questa è un’idea decisamente prevalente in tutto il mondo arabo.
    L’abbiamo visto anche nell’assalto contro l’ambasciata di Tel Aviv al Cairo nelle scorse settimane e i ripetuti attentati contro la pipilene del gas.

    La decisione politica presa all’UNESCO ha però stabilito anche un precedente per altri paesi e popolazioni oggi oppressi, che non hanno un confine preciso. Penso : al Tibet , ai curdi, al Sinkiang, alla Cecenia…
    Se ragioniamo in termini di sionismo, come definire e come posizionarci allora nei confronti di quei popoli.
    Non hanno forse subito qualcosa di simile ?

    Immagino che la sig.ra Bokova dovrebbe allora considerare la perdita di ben altri contributi da altrettanti paesi.
    E qualora all’ONU qualcuno volesse andare oltre, non sarebbe difficile sollevare queste obiezioni.

    Forse anche la sig.ra Anna Maria Merlo farebbe bene a tenerne conto nei suoi prossimi articoli. Non ci sono solo gli USA e Israele che difendono i loro interessi !