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Islamismo

Kunduz, ragazze avvelenate. I tedeschi che ci stanno a fare?

Avvelenamento collettivo, misura estrema per impedire alle ragazze di  frequentare la scuola. E’ successo in un liceo nella provincia di Kunduz, nell’Afghanistan settentrionale. Non è la prima volta. Era già successo lo scorso anno. Il gas non è stato fatale, ma forse l’obiettivo era quello di terrorizzare le ragazze più che di ucciderle. Il nuovo attacco alle donne avviene nel momento in cui si rafforza l’influenza dei taleban nella zona di Kunduz. Tuttavia i taleban smentiscono di essere gli autori. Può darsi che non siano loro, le donne afghane sono le vittime di tutti gli integralisti afghani che non si esauriscono con i taleban. Chiunque sia a minacciare ancora, dopo nove anni dall’inizio dell’intervento militare della Nato in Afghanistan, le studentesse afghane dimostra l’inutilità e il fallimento dell’intervento occidentale. La zona di Kunduz è sotto il controllo del Gruppo di ricostruzione provinciale (Prt) tedesco che ora dovrà indagare sull’origine del gas. Ma la vera domanda è: se i militari tedeschi non riescono nemmeno ad impedire l’avvelenamento delle studentesse cosa ci stanno a fare?

Non è una domanda che ci sorge improvvisamente, ogni giorno registriamo in Afghanistan fatti che indicherebbero la necessità di un immediato ritiro di tutte le truppe, ma evidentemente questo non è ancora sufficiente per i fautori della guerra. Che anzi si apprestano a lanciare una nuova grande offensiva nel sud, nella provincia di Helmand, da dove sono stati cacciati i testimoni di Emergency.

La stessa Kunduz in passato, all’inizio dell’intervento americano, era stata teatro di uno dei massacri più raccapriccianti dei taleban, rinchiusi in container e morti asfissiati o sparati da raffiche di kalashnikov sparate dall’esterno.

Quello che però è sconvolgente nei fatti degli ultimi giorni è che ancora una volta siano prese di mira le donne che non possono godere di nessun diritto in quel paese, nemmeno con l’occupazione, iniziata con una guerra che secondo la propaganda avrebbe dovuto liberare le afghane dal burqa.