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losangelista

“Jinx”: La Classe Dirigente come Serial Killer

Robert Durst

Robert Durst

La migliore fiction TV vista finora quest’anno è un documentario “rimasterizzato” dalla HBO nella forma in un serial di sei puntate più avvincente di un romanzo criminale. Girato da Andrew Jarecki Jinx è la storia di Robert Durst eccentrico miliardario e possibile serial killer, (ri) arrestato la scorsa settimana come presunto assassino di Susan Berman sua amica e collaboratrice, uccisa a Los Angeles in circostanze mai chiarite.

Jarecki – già regista del (giustamente) strapremiato Capturing the Friedmans (gran premio Sundance e nomination Oscar nel 2003) ha seguito per vari anni e con una perizia documentaria tendente all’ossessione la storia di Durst, rampollo di una dinastia di magnati immobiliari di New York, inizialmente indiziato negli anni 90 per la scomparsa mai risolta della prima moglie dalla sua tenuta di Westchester county.

Jarecki col suo soggetto

Jarecki col suo soggetto

Il format del s docu-serial, tratta la cronaca nera della vicenda sostanzialmente come un procedural coi suoi “cliffhanger” che montano il suspense al termine di ogni puntata. Dal true crime da tabloid viene così fuori un irrestitibile giallo pulp diventato il caso televisivo dell’anno dopo che le rivelazioni che contiene hanno indotto l’LAPD a spiccare un mandato di cattura per Durst. Fra le tanti finzioni dilaganti dei “reality”, ecco un film che ha effettivamente soppiantato la realtà delle indagini giudiziarie, imponendo la riapertura di un caso che tre magistrature , a New York, in Texas e California avevano precedentemente archiviato.

Jarecki inizia la storia nel mezzo, con l’omicidio di un uomo a Galveston Texas il cui cadavere fatto a pezzi viene ripescato (meno la testa) dal Golfo del Messico. Le indagini portano ad un modetso appartamento affittato da una donna schiva e sordomuta che si rivela presto essere Robert Durst (in versione un pò Norman Bates di Psycho). Già nell’ombra del sospetto per l’irrisolto caso della moglie scomparsa, Durst finisce per amettere l’omicidio adducendo però l’autodifesa e con l’aiuto di legali di grido pagati con le sue laute risoorse risce incredibilmente a farsi esonerare pur avendo ammesso anche lo smembramento del cadavere.

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A cominciare dalla sigla sulle note lancinanti di Fresh Blood degli Eels, Jarecki annuncia una regia altamente stilizzata con un evidente debito alla Sottile Linea Blu di Errol Morris, un capostipite del genere, ma l’estetica di Jinx è fortemente imparentata anche con True Detective o certa fiction noir di David Milch e col loro inventario di personaggi equivoci. E l’ambiguità è il registro favorite da Jarecki il cui Capturing the Friedmans era anch’esso un indagine che sprofondava di proposito nell’ambivalenza angosciante – in quel caso sulla colpevolezza di un padre di famiglia pedofilo. Anche in Jinx Jarecki non monta una requisitoria esplicita ma imbastisce una sottile manipolazione, tanto del soggetto che dello speattatore. Le puntate si tuffano in flashback sulle tracce di un Durst bambino timido che assiste a sette anni al suicidio della madre e successivamente viene scartato dal padre che sceglie il fratello minore come erede dell’impero famigliare.

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Da questa vicenda Jarecki aveva tratto già nel 2010 un adattamento narrativo: All Good Things con Kirsten Dunts e Ryan Gosling nei panni di un Durst rampollo succube di un padre padrone al cui oppressivo conformismo tenta di sottrarsi con una fuga d’amore. La breve ribellione assieme alla giovane moglie è destinata fallire e finirà per farne le spese proprio lei. L’adattamento cinematografico e lo stesso Jarecki diventano soggetti del documentario quando lo stesso Durst –misantropo ma narcisisita – contatta il regista offrendo di farsi intervistare. La lunga intervista diventa l’ossatura di Jinx e Jarecki inserisce se stesso e la propria troupe pienamente nella narrativa che giunge a trattare un terzo omicidio che implica sempre più ineluttabilmente l’eccentrico miliardario.

John DuPont, a sinistra e a destra Steve Carrell

John DuPont, a sinistra e a destra Steve Carrell

Lui, con la sua espressione inquietante ed enigmatica non può non rimandare al Foxcathcer di Bennett Miller ed al suo antagonista, John Eleuthère DuPont, un altro miliardario assassino, (interpretato da a Steve Carrell in quell film). Il Durst dissoterrato da Jarecki finisce per assomigliargli molto nella sua superba sociopatia. In entrambi i casi (o per citarne un altro il caso dell’omicidio compiuto da Phil Spector) le malefatte dei rampolli – e la loro implicita presunzione di immunità – finiscono per essere perverse metafore del privilegio dell’ 1%, una psicopatologia della prerogativa che li assolve dalle sanzioni dei comuni mortali. La somma amoralità della classe dirigente.

Phil Spector

Phil Spector

Durst distante, enigmatico e solitariosembra averla fatta franca, ma alla fine non resiste al fascino della cinepresa che Jarecki gli punta addosso ed è lui stesso ad inchiodarsi alle proprie colpe in un fuorionda di una ennesima intervista, una dichiarazione di troppo quando un microfono lasciato acceso registra quella che sembra una ammissione plenaria di responsabilità. La polizia di Los Angeles ha ora riaperto il “cold case”; il pubblico dell’avvincente film di Jarecki ha già raggiunto il proprio verdetto.