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Je suis Marine

A meno di 3 mesi dall’attentato al Charlie Hebdo c’era attesa in Francia per il voto dipartimentale, vedere a che punto fosse l’ascesa del Front National di Marine Le Pen e il crollo del PS di Hollande.
Un dato è certo: Marine Le Pen ha avuto una affermazione importante e netta. Non diventa primo partito, ma ha quasi il 12% in più per lo stesso voto di 4 anni fa e  vince soprattutto per l’aver spostato completamente a destra tutta l’asse politica del paese, mentre sullo sfondo l’astensione al voto è arrivata praticamente al 50%.

I nostri quotidiani oggi aprono tutti più o meno unanimi con il sottolineare che Marine Le Pen “non sfonda” non accorgendosi che la leader del FN non è il padre, non ha gli stessi contenuti politici, non si esprime alla stessa maniera. Del resto la Le Pen ha già sfondato e il voto ha resuscitato un Sarko costretto a misurarsi sul terreno dei contenuti imposti dalla Le Pen stessa: euro, islam, immigrazione e sicurezza. La Stampa, Corriere e Repubblica però ammettono una cosa semplice: demonizzare la Le Pen, come fu fatto con il padre anni fa facendo una sorta di patto tra partiti per escluderlo politicamente, questa volta non può funzionare ma soprattutto non accadrà. La posizione dell’Ump è chiara: inviterà gli elettori a non votare né per il Front National di Marine Le Pen né per i socialisti nel caso di uno scontro diretto fra i due partiti al secondo turno delle elezioni municipali in programma domenica prossima. Addio Fronte Repubblicano.

Massimo Nava sul Corsera riconosce che la vittoria di Sarko è avvenuta perché ha saputo rincorrere e sottrarre alcuni temi alla Le Pen stessa soprattutto per quanto riguarda immigrazione e sicurezza. Il populismo francese schiaccia la sinistra, nella politica tanto nella cultura: Houllebecq e Zemmour sono attualmente tra gli intellettuali più importanti ma soprattutto più popolari di Francia. Le loro provocazioni non fanno altro che dare consistenza e forza a quei luoghi comuni su cui si è formato e fortificato il populismo francese. La distanza tra la periferia meticcia spesso mussulmana e il centro bianco e cattolico aumenta giorno dopo giorno a discapito di una presunta laicità francese. Il paese del milione di persone che più volte è sceso in piazza contro i matrimoni tra omosessuali sta svelando quella che è la propria natura. E non è un caso che il picco di popolarità raggiunto da Hollande sia stato quando ha dato il via e partecipato alle operazioni di guerra in Libia, Mali e Repubblica Centraficana.

Somiglianze tra il populismo francese e italiano ce ne sono. I partiti di destra, fino a ieri proni a Berlusconi, si sono risvegliati lepenisti e inseguono la leader del FN, si fanno fotograre insieme e promettono una manifestazione nazionale anti-euro per la primavera prossima proprio con Marine Le Pen guest-star. Salvini, Meloni & co. continuano a godere di una visibilità assolutamente inspiegabile, visto che ogni qual volta si misurano con la piazza ottengono risultati scadenti. Eppure nonostante il (non) consenso, i temi e gli argomenti portati avanti da questo duetto nero si stanno imponendo sul dibattito politico e sull’opinione pubblica. Le balle dei 45 euro ai migranti, dei “soldi nostri” usati per accogliere i “clandestini” invece dei poveri italiani è diventato opinione. Il razzismo viene accolto come un argomento come un altro mentre chi se lo rivendica lo fa per impedire che ci sia “il razzismo al contario”. Espressione idiota che dovrebbe significare “razzismo verso gli italiani”.

Chissà cosa pensa “la racaille” del fatto che Sarko, nonostante scandali, inchieste e processi, abbia vinto di nuovo. Chissà i vari #JeSuisCharlie e la retorica laicista dove sono finiti. Perché spente le luci sulla strage al giornale satirico è tutto ripreso a scorrere come prima peggio di prima. Nel frattempo, in una Francia che di laico ha ben poco e dove la spaccatura classista è sempre più evidente c’è anche chi non si arrende e prova a reagire mettendosi in discussione collettivamente. Il 6 marzo a Saint Denis, banlieu parigina, una vasta rete di organizzazioni, da quelle femministe, a quelle islamiche, ebraiche, antifasciste si sono date appuntamento per ragionare su come arginare l’islamofobia, il razzismo e le derive securitarie. Un incontro a cui hanno partecipato centinaia di persone e che mostra una vivacità politica completamente diversa da quel che raccontano, che non gode di sponsor politici ma che mette proprio la politica al centro. Sentire un portavoce della comunità ebraica affermare che non “esiste lotta all’antisemitismo senza quella all’islamofobia” mostra l’esistenza di una sinistra francese, assolutamente minoritaria, ma che proprio dalle periferie metropolitane comincia a vitalizzarsi e porre dei ragionamenti che sono prioritari se non fondamentali. “Uguaglianza o niente!” (dove per uguaglianza si intende pari diritti e dignità) recitava il manifesto degli antifa parigini per il corteo indetto ieri contro tutti i fascismi e i razzismi. Eppure giorno dopo giorno la distanza per uscire dai ghetti in cui sono stati confinati migranti e i figli dei migranti diventa sempre più grande.