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losangelista

James Franco: Ribelle alla Moda

La collaborazione fra Franco e Korine -potrebbe essere a Venezia a giugno

Nel 2001  il ruolo di James Dean in un TV-movie della TNT frutto’ a James Franco un Golden Globe. Da allora il promettente attor giovane neo-method e’ venuto ad occupare, nello star system,  l’originale posizione di star-scrittore-artista concettuale-candidato dottorale a Yale,  e in generale imprenditore postmoderno di se stesso. Vuol dire che quando non e’ occupato a recitare in Milk o 127 Ore o Pianeta delle Scimmie o presentare (abbastanza disastrosamente) la cerimonia degli Oscar, l’attore californiano firma copie della sua raccolta di racconti  (Palo Alto) o produce cortometraggi o frequenta simposi di letteratura comparata o, soprattutto,  progetta istallazioni in gallerie. Le sue opere multimediali in particolare vertono sulla decostruzione “artistica” di  film e programmi TV;  due anni fa a Sundance aveva ricreato scene della sitcom cult degli anni ‘80 Tre Cuori in Affitto, proiettando su muri e soffitto di una galleria,  un “epidosio” virtuale in cui lui stesso leggeva in monotono tutte le parti  del copione. L’anno scorso da Gagosian a Beverly Hills   assieme a Gus Van Sant aveva compiuto una operazione simile sul Belli e Dannati di quest’ultimo.  L’affinita’ per la riapproriazione di “memi” cinetelevisivi lo ha portato perfino ad interpretare un ruolo ricorrente – quello di un artista/omicida suo omonimo – sulla popolare soap General Hospital travisando la distinzione fra telenovela e perfomance art. Ora un decennio dopo il suo Dean televisivo  ha prodotto per MOCA, il museo d’arte contemporanea di Los Angeles,  Rebel  la mostra che decostruisce Gioventu’ Bruciata (Rebel Without a Cause)  il film culto di Nicholas Ray (1955).

Gioventu' Bagnata

Stavolta Franco ha curato l’istallazione invitando artisti come Paul McCarthy, Ed Ruscha, il fotografo Terry Richardson e il regista “inscrutabile”  Harmony Korine (Gummo, Donkey Boy, Trash Humpers) ad intervenire sul tema del film. La mostra  (che era apparentemente stata programmata per la Biennale dell’anno scorso prima di venire annullata/rimandata)  ricrea in un magazzino di Hollywood il cortile del Chateau Marmont, mitico hotel  dove il cast di Gioventu’ alloggio’ durante le riprese. I bungalow sono ricostruiti come un set cinematografico  ma i  cespugli sono cosparsi di bambole gonfiabili, luci da cinema e detriti assortiti di debosciatezza hollywodiana; nella piscina e’ sommersa una moto arrugginita, un altra moto e’ inchiodata al muro di uno dei cottage. Davanti all’entrata  c’e’ un auto d’epoca accartocciata  come se si fosse schiantata cadendo da una grande altezza (che rimanda cioe’ a quelle, nel film,  della folle gara sulla rupe  e a quella che effettivamente si scontro’ con la porsche di Dean provocandone la morte su una strada di campagna della Central Valley).

Detrito Hollywoodiano

Nei vari locali sono proiettati filmati,  quasi tutti con la partecipazione in un modo o nell’altro, di Franco la cui figura/alter-ego di James Dean,  aleggia volutamente  sullo show amplificando con la propira (vera) celebrita’ il culto smisurato della personalita’ attorno all’attore “per sempre giovane”. Ma la mostra ne fornisce volutamente una inquietante versione alternativa: Dean  appare nelle maschere  grottesche indossate dagli attori nei video, nelle clip che scorrono su una vecchia TV portatile e nelle varie interpretazioni di Franco. Nel film realizzato da McCarthy, appare invece un Nicholas Ray grottesco, in versione maniaco, che circuisce laidamente Natalie Wood nella sua camera d’albergo. Intanto su uno schermo attiguo e’ pornograficamente rappresentato l’amplesso di una giovane coppia. Non e’ del tutto chiaro se rappresentino  Natalie Wood e Dennis Hopper, quest’ultimo il terzo componente del triangolo che dietro le quinte, come vogliono gli annali scandalistici,  coinvolse il cast. Contemporaneamente e’ proiettato il corto di Korine  che ricrea  la colluttazione al coltello del film con componenti di gang femminili di Los Angeles che si battono nude a colpi di machete (guidate naturalmente da un James Franco/Dean).  El Gato, un porno-cartoon di  Galen Pehrson reinventa la corsa suicida con animali alla Fritz-il-Gatto con fattezze di Dean e Sal Mineo che nelle macchine si abbandonano a sesso sfrenato; nella mitologia attorno al  film i due attori si dissero protagonisti di una storia gay. E’ la rappresentazione di una Hollywood Babylon  che comprende la mitologia kitsch del film stesso e quella attorno al suo  “scandaloso” backstage; una decostruzione appunto che collega in qualche modo le pulsioni represse degli anni 50 con la controcultura beat sopravvenuta di li a poco: On The Road veniva pubblicato 3 anni dopo l’uscita del film. Hollywood quindi come “locus” di eccessi e ossessioni “mitologiche” una frisson alimentata dalle successive morti violente di Dean, Wood e Mineo  – tutto questo e il culto della personalita’ di James Dean filtrato da quello dello stesso Franco.

JF Style

Una meta-narrazione insomma che esplicita i sottotesti del cult-movie e su cui aleggia l’equivoco non solo fra l’identita’ dei due attori,  ma anche quello immancabile sulla legittimita’ artistica di Franco. La sua opera e’ infatti intrinsicamente sospetta per via della sua stessa celebrita’ e puntualmente ha fatto incazzare un bel po’ anche stavolta il partito di chi lo ritiene un impostore e narcisistico poseur. Potrebbero anche non avere tutti i torti, ma nella scena artistica contemporanea dove sempre piu’ artisti iniettano la propria persona e personalita’ nel proprio lavoro (e in cui la celebrita’ costituisce un argomento intrinseco e legittimo) e’ proprio questa incertezza,  manipolata ad arte da James Franco, e’ ad essere forse il tema piu’ forte del suo lavoro.