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Nuvoletta rossa

Jack Kirby: il Re proletario dei super-fumetti

Sono trascorsi vent’anni, e sembra ieri, da quando Jacob Kurtzberg alias Jack Kirby, figlio della New York più povera e randagia dei roaring twenties e padre nobile di tanti superuomini moderni se n’è andato all’altro mondo a 76 anni per colpa di un cuore malandato. Un colpo secco, ed è stato il gotterdammerung per i milioni di fan che dalla fine detli Anni 30 fino agli 80 avevano strippato sulle sue invenzioni tanto estreme e audaci da diventare un paradigma per maestri del fumetto Made in Usa come Mike Allred, Mike Mignola e Frank Miller, ma anche per vari insospettabili autori europei – dal francese Philippe Druillet, al “brit” Kevin O’Neill di “Marshal Law” fino al masoardimentoso e italianissimo Giuseppe Palumbo. Eppure, nonostante i tanti eredi, quella di Jack Kirby resta una stagione lunga ma irripetibile, una continua torsione michelangiolesca di corpi possenti, macchine scintillanti di texture simmetriche rubate all’arte arcaica e THOOM e BOOM e BEEYOW (“Beeyow”? Maddài) scolpiti sulla carta con pregnanza shakespeariana. Per non parlare dei costumi, creati su misura per decine di icone muscolari e mai eguagliati in quanto a equilibrio fra estetica e funzionalità. O di tutti i generi e le testate inventate in cinquant’anni di carriera, dagli amorazzi di Young Romance, al noir metropolitano di Headline Comics, fino alla fantascienza utopistica di 2001: odissea nello spazio, una trasposizione sorprendentemente accurata del capolavoro di Stanley Kubrick.

Un Jack Kirby in versione gangster sulla copertina di "Headline Comics", settembre 1949

Un Jack Kirby in versione gangster sulla copertina di “Headline Comics”, settembre 1949

Di fronte a una carriera del genere, è dura sfuggire alla soggezione. Ma oltre il soprannome guadagnato con una produttività stakanovista intorno alla 10 tavole al giorno, The King, nella vita di Kirby ci sono tante storie degne di essere rilette sotto una luce diversa: perché in una vita di battaglie, il piccoletto tignoso nato a Manhattan nel 1917 è stato capace di tornare vivo dalle spiagge insanguinate della Normandia, ma anche di anticipare tendenze che gli editori avrebbero scoperto in colpevole ritardo, dalle librerie specializzate, alle ristampe “prestige” dei comic books, fino alla continuazione della politica editoriale con mezzi inediti quanto il cinema o il merchandising. Il tutto, a prezzo di cocenti vicissitudini umane e professionali, e di una intera vita passata incatenato al tavolo da disegno. Sorpassato a destra da maestri della self-promotion come Stan Lee, per molti l’unico demiurgo di gran parte dei super-eroi Marvel. Bistrattato da questurini del publishing come Julius Schwartz, che nel 1972 lo assunse alla DC Comics per poi umiliarlo facendo ritoccare le sue massicce rendition di Superman da volenterosi gregari pur di piegare il suo stile a quello più borghese di Curt Swan. La rinascita sarebbe arrivata negli Anni 80, nella stessa Hollywood che un decennio prima aveva commissionato al Re gli storyboard al centro di una delle scene più belle di “Argo”, per poi eleggerlo a character designer di studios di animazione come Hanna & Barbera, DePatie-Freleng o Ruby-Spears Production. O in case editrici più al passo con i tempi, più pronte a riconoscergli una minima tranquillità economica dopo una vita da eroe working class. Ma tutto questo, solo al crepuscolo della sua vita professionale.

"2001: 0dissea nello spazio" secondo il Re (1976)

“2001: 0dissea nello spazio” secondo il Re (1976)

Anche a vent’anni dalla morte, in un mondo che mastica personaggi e autori come fossero chewing-gum, i poemi epici moderni del King restano un irresistibile polo d’attrazione per tanti lettori. E finalmente, arrivano sugli scaffali come li avrebbe voluti lui: in edizioni da collezione, spesso arricchite da restauri capaci di esaltare composizioni e colori finora spenti dalla cartaccia delle rotative dime press e da apparati critici firmati da addetti ai lavori al di sopra di ogni sospetto. Fra gli esempi più recenti, il materiale Marvel Anni 60 recentemente pubblicato nelle collane collaterali dei quotidiani Rcs, che dopo I fantastici 4, Gli Eterni e Capitan America ora trova nuovo slancio con Il mostro umano e Tradito dalla Cosa, due corposi paperback dedicati ad altrettanti storici cicli di Hulk e Fantastici Quattro in edicola rispettivamente con i numeri 16 e 21 della collana Supereroi-il mito. Ma c’è tanto Kirby anche nelle librerie specializzate: oltre alla Saga del Quarto Mondo della RW/Lions citata nella recente Nuvoletta natalizia, già al secondo volume, meritano una citazione lo splendido cartonato Bao Publishing Il meglio di Simon & Kirby, dedicato alle avventure vintage firmate insieme con il leggendario creatore di Capitan America Joe Simon, e la sontuosa biografia Kirby-King of Comics di Mark Evanier edita da edizioni BD, un “dietro le quinte” avvincente quanto un romanzo.

Il Re è morto, o forse anche no. Viva il Re.