closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Italia unita: Berlusconi fischiato ovunque

httpv://www.youtube.com/watch?v=vIMXxeA5hHw

Una via crucis per tutta Roma. «Vattene a palazzo Grazioli», «bunga bunga», «dimissioni». A ogni stazione della lunga celebrazione nella capitale per i 150 anni dell’unità d’Italia Silvio Berlusconi viene contestato e fischiato. Più che la ricorrenza, è la distanza tra il premier e l’umore popolare a segnare la giornata: per il Cavaliere fischi e «buuu» a piazza Esedra. Tanto che dopo la messa celebrata dal cardinal Bagnasco a santa Maria degli Angeli è l’unico politico a dover uscire dal retro. All’uscita dal portone principale invece ovazione per Napolitano (come ovunque nel resto della giornata) e qualche applauso per Tremonti e Alfano. Bocciata sonoramente e contestata invece la ministra Gelmini. Ma per il premier la sofferenza non è finita: passa indenne la strettoia dell’appuntamento al Pantheon forse solo perché la gente viene tenuta a distanza. Poi di nuovo fischi per il premier (e La Russa) al Gianicolo.

Solo un signore lo incoraggia: «Resisti, resisti». Berlusconi sorride stretto: «Vado avanti, resto per difendermi; non lascio il paese in mano ai comunisti», dice ai pochi fan che gli stringono le mani. Contestazioni ancora più sonore in serata, quando la folla assiepata dietro le transenne di fronte al Teatro dell’Opera inizia a fischiare e urlare cori da stadio mentre il premier esce dall’auto per entrare ad assistere al Nabucco diretto da Riccardo Muti.

Le ferite pubbliche per il Cavaliere non terminano nemmeno nel chiuso della Camera, dove – tra gli altri – arriva Romano Prodi. Ad aggiungere sale, gli applausi all’ex presidente del consiglio che si siede in alto, nel loggione del pubblico. Durante la cerimonia a Montecitorio, di fronte alle massime cariche dello stato e al parlamento in seduta comune, Bossi e i leghisti mantengono la loro promessa. Completamente deserti i banchi del Carroccio tranne un unico simbolico deputato: Sebastiano Fogliato della commissione Agricoltura. Per di più mentre nell’emiciclo si suona l’inno nazionale e il premier canticchia come quasi tutto il suo governo, Bossi è al suo fianco e gigioneggia ostentatamente con Tremonti. I due ministri parlottano tra loro proprio in faccia a Berlusconi, che fa finta di nulla, guarda in alto e continua a mormorare le strofe di Mameli.

http://www.youtube.com/watch?v=E9FKiG77k7c&feature=related

Del resto, la Padania di ieri titolava così: «Festeggiamo l’addio ai parassiti uniti nel federalismo». A Milano, il capogruppo leghista Matteo Salvini ha piazzato le scrivanie fuori dal comune per dimostrare di essere «simbolicamente» al lavoro. La mossa non è stata apprezzata nemmeno dal Pdl lombardo: «Vigliacchi e meschini», li apostrofa romanamente Romano La Russa. Alla fine i cittadini contestano anche lì e il banchetto per carità di patria viene rimosso dai vigili. Negli stessi minuti, a Roma «ladrona», Bossi prova a smorzare le polemiche con una spilletta dell’Irlanda sul bavero (ieri era anche san Patrizio)e senza nessuna convinzione: non c’è la Lega? «Qui ci sono io. E comunque chiedete ai capigruppo». Certo, a Berlusconi concede ben poca solidarietà: lo hanno contestato? «Peggio per lui», risponde ai cronisti in Transatlantico. Su chi sia il vero interlocutore del Carroccio non ci sono dubbi: «Napolitano ha fatto un buon discorso, il presidente è una garanzia».

http://www.youtube.com/watch?v=B8-qLCT1FxM&feature=related

Che cosa abbia pensato in cuor suo il capo dello stato su tutto il bailamme che ha circondato l’appuntamento con la storia non è dato sapere. «I leghisti in aula? Non li ho contati, chiedete a loro…», alza le spalle lasciando l’aula della camera. Per il presidente della Repubblica quella di ieri è stata comunque una giornata trionfale. Accolto ovunque con applausi e strette di mano. «Oggi ci sono due vincitori: il popolo italiano e Giorgio Napolitano», sentenzia Pier Casini.

Ma nei suoi discorsi pubblici il presidente non è affatto tenero con il paese di cui si celebra l’unità e con chi dovrebbe guidarlo e rappresentarlo. «Non è certo mia intenzione passare qui in rassegna l’insieme delle prove che ci attendono – dice a un’aula silenziosa – vorrei solo condividessimo la convinzione che esse costituiscono delle autentiche sfide, quanto mai impegnative e per molti aspetti assai dure, tali da richiedere grande spirito di sacrificio e slancio innovativo, in una rinnovata e realistica visione dell’interesse generale». L’orizzonte è cupo, e non lo nasconde: «Reggeremo alle prove che ci attendono, come in altri momenti cruciali del passato. Ma ci riusciremo a una condizione: che operi nuovamente un forte cemento nazionale unitario, non eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilità». I cardini del Colle sono noti da tempo: Europa, chiesa cattolica, orgoglio nazionale. «Il rapporto dello stato italiano con la Chiesa – dice ricevendo un applauso unanime – è costruttivo e può contribuire a rafforzare la coesione nazionale, come dimostrato dal messaggio di Benedetto XVI per i 150 anni dell’Unità d’Italia». Accenti appena più legati all’attualità li dedica all’«emergenza giovani», al federalismo delle autonomie e all’attuazione profonda della Costituzione attraverso «sforzi condivisi».

http://www.youtube.com/watch?v=vq3VQDzp4ns&feature=related

dal manifesto del 18 marzo 2011