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L'urto del pensiero

Italia: la solitudine del cittadino saggio

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di PAOLO ERCOLANI

Due.
Sono gli schieramenti che a questo punto si contendono il governo dell’Italia.
Peccato che entrambi non hanno la più pallida idea di come governare.
La disgraziatamente proclamata e voluta “fine delle ideologie”, infatti, ha significato in buona sostanza la fine delle idee.

ASSENZA DI IDEE

La condizione di vuoto delle idee è quella in cui a dominare sono i fatti.
E la nostra è l’epoca in cui esistono solo fatti nella pressoché totale assenza di interpretazioni (cioè di idee atte a guidarli, quei fatti), potremmo dire ribaltando un noto aforisma nietzscheano.
I fatti sono quelli imposti da un sistema tecno-finanziario che si muove secondo un’ideologia (anzi: una teologia) ben precisa: l’essere umano è strumento per il raggiungimento di fini come il progresso e il profitto.
Ossia fini squisitamente ed esclusivamente tecnici e finanziari.
Da questo punto di vista, un po’ in tutto il mondo e certamente in Italia, gli schieramenti politici risultano configurati in maniera meccanicamente consequenziale: da una parte coloro che aderiscono e si sottomettono alla teologia tecno-finanziaria, riuscendo in maniera più o meno efficace, più o meno socialmente sostenibile, a realizzare i dogmi imposti dalla teologia stessa.
Dall’altra parte coloro che, a vario titolo e spesso con riferimenti culturali reciprocamente distanti, si oppongono a quella teologia. In genere potendolo fare da una comoda (e meno dannosa) situazione di opposizione.
Il caso italiano è emblematico e al tempo stesso fra i più preoccupanti, un po’ per la radicalizzazione che da noi ha assunto questa polarizzazione, un po’ per la nostra tendenza storico-culturale a far emergere movimenti avvezzi alla demagogia, al nazionalismo e alla xenofobia.
Lo vediamo chiaramente in questi giorni, seguiti al referendum e alla caduta del governo Renzi.

IL TRADIMENTO DELL’ÉLITE

Da una parte si configura un elite sempre meno legittimata democraticamente, composta dai soliti volti e, spesso, da figure francamente impresentabili e inadeguate a ricoprire cariche istituzionali in qualunque paese che aspiri alla serietà.
Da questa élite, che gli avversari bollano non senza ragioni come “casta”, è nato l’ennesimo governo uscito da un accordo partitico e non da una consultazione politica.
Certo, perfettamente legale, visto che siamo in una Repubblica parlamentare, quindi anche legittimo.
Ma certamente inopportuno per tante ragioni: troppi parlamentari che hanno cambiato casacca; il parlamento stesso eletto con una legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta; l’idea di un governo fotocopia e, quindi, di una classe politica priva di senso di responsabilità, perchè invece di trarre le conseguenze del malcontento popolare (e del suo pronunciamento referendario), ha ben visto di limitarsi a un giochino di spostamento delle pedine, lasciando o addirittura promuovendo personaggi discussi e discutibili.
Insomma, una casta che esegue prona i diktat dell’alta finanza, che vede il fallimento delle sue politiche (fallimento certificato da tutti i dati sulla povertà, sui licenziamenti, sulla disuguaglianza sociale), che perde sonoramente una consultazione popolare e, invece di trarne responsabilmente le conseguenze, si rinchiude in una torre eburnea fatta di privilegio, incapacità e non volontà di ascolto, ossia di insistenza sciagurata su una strada destinata ad aprire una voragine.
O meglio: insistenza ottusa e sciagurata a comportarsi in maniera tale da spingere il popolo verso l’altra parte.

POPULISMO SCIAGURATO

Un’altra parte che viene etichettata, dalla suddetta élite, come “populista”.
Il Movimento 5 Stelle ne rappresenta la fetta largamente più consistente, ma non bisogna dimenticare la Lega di Salvini e la Destra di Meloni, con cui i punti di contatto diventano sempre maggiori.
Atteggiamento antieuropeista, marcato nazionalismo, fiera difesa dei confini patri da ogni elemento esterno, deciso quanto aleatorio anticapitalismo.
A questa parte, da ultimo, va attribuito anche il peso maggiore nell’aver difeso la Costituzione dai tentativi di riforma promossi dall’élite su pressioni dei poteri sovranazionali.
Peccato che sia quella stessa parte che, adesso, a vittoria conseguita, si fa beffe della Costituzione stessa, pretendendo elezioni immediate senza verificare la possibilità di un’altra maggioranza parlamentare.
Maggioranza che effettivamente esiste ed è la stessa di prima, quella uscita sconfitta dal tentativo di modificare la Costituzione.
Questa parte “populista”, in aggiunta, non solo ignora la Costituzione pur difesa a spada tratta, ma mortifica anche la democrazia rifiutando di partecipare alle consultazioni politiche e dichiarando di non prendere parte neppure ai lavori parlamentari (per i quali, sia chiaro, anche i deputati “populisti” sono più che ben pagati dal popolo medesimo).

UN QUADRO SCONFORTANTE

Il quadro è sconfortante: da una parte l’élite che si autoperpetua, dando l’impressione netta di evitare il pronunciamento del popolo salvo governare secondo le direttive dei poteri finanziari.
Dall’altra il presunto “populismo”, per il quale sarebbe più appropriato utilizzare il termine demagogia, che si erge a paladino della democrazia salvo non fornire alcuna certezza rispetto al governo che potrà e dovrà mettere in atto per garantire un futuro al Paese, come si può evincere dalla confusa e penosa vicenda del caos messo in atto a Roma.
Nel mezzo, una Sinistra completamente allo sbaraglio, incapace di tradursi in una forza coesa e in possesso di un progetto chiaro e serio per il governo del Paese. Della serie: vogliamo le elezioni sapendo che prenderemo il 4% (bene che vada) e che saranno altri a governare.
Quello che emerge, insomma, è un quadro caotico, contraddittorio, altamente preoccupante, in cui niente e nessuno è in grado di mettere seriamente in discussione il predominio di questo sistema tecnofinanziario che sta mortificando l’essere umano, distruggendo la giustizia sociale e di fatto alimentando il terreno per un conflitto permanente in cui, come sempre in questi casi, a farne le spese saranno le categorie umane e sociali più deboli.
Siamo nel bel mezzo del regno ambiguo e pericoloso della demagogia, in cui ogni soggetto politico si ritaglia con le proprie argomentazioni il ruolo di “adulatore del popolo”, sperando di prevalere nella totale assenza di un progetto volto a produrre il benessere di quello stesso popolo (Aristotele, “Politica”: V,11, 1313b).
In questo regno sembra esserci posto per tutti coloro che accettano di procedere con gli occhi coperti.
Mentre a rendersi conto della miseria e della solitudine in cui vengono abbandonati, sono quei cittadini che ancora conservano un barlume di saggezza.

 

  • gerardo Garzone

    Analisi, come al solito acuta e condivisibile. Meno, invece il solito scetticismo nel non vedere che ci sono tentativi, almeno da parte di certa sinistra (SI), di una qualche uscita di sicurezza. E’ chiaro che sono tentativi perchè si viene da anni in cui si era persa la bussola e le idee non sono ancora “chiare e distinte”. Però occorre dare atto che si cerca di uscirne fuori. Che poi abbiano successo è un’altra questione perchè i tentativi potrebbero anche fallire però almeno si è tentato. L’importante è che anche quando si cade, ci si rialzi.