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losangelista

Istanbul

Ragazzo di Galata

Ragazzo di Galata

Per un settimana siamo istanbullisti – venuti a seguire il festival di cinema della metropoli turca (1-14 aprile). La prima inevitabile impressione: quanto azzeccato sia stato l’antico istinto geoplitico di Costantino e Giustiniano  che nel stabilire a Bisanzio la Roma 2.0 del loro impero avevano precisamente intuito la singolare proiezione globale di questa citta’. Al di la dei luoghi comuni sul ponte fra i due continenti e la mediazione fra mondi e culture, la scelta e’ avvalorata oggi se non altro dalla situazione in cui attualmente versa la Roma 1.0 (e il paese di cui e’ capitale): avvitata sui se stessa in una spirale di disfunzione politica e soprattutto irrilevanza culturale. Istanbul invece pare New York per grandezza, energia, vitalita’ cosmopolita, una NY coi suoi diecimila ristoranti e caffe’ gremiti se si puo’ immaginare una Brooklyn su cui risuonasse il richiamo dei muezzin di cento minareti ad accentuare la nostalgia che si addice agli imperi decaduti. Religiosa Costantinopoli, altroche’, ma ecumenica, infinitamente stratificata e anche laica, di una  multietnicita’ antesignana che e’ il suo dato anagrafico e segno particolare. Certo, le contraddizioni inerenti alla perenne mediazione fre est e ovest con conseguenti crisi di identita’ sono profondamente interiorizzati qui in una perpetua ambivalenza. Nella letteratura di Orhan Pamuk ai corsivi di giornali a molti dei film turchi, nuovi e classici,  in programma al festival. E da sempre nella prevalente narrativa politica, i flussi alternati cioe’ di antagonismo e apertura all’occidente,  rinnovamento “occidedntalista” e nazionalismo e naturalmente la tematica dell’entrata a o meno in Europa (ma l’hanno vista ultimamente?).  Si, c’e’ zavorra , e si vede come negli stendardi  col volto di Atatürk in vedita nei bazaar ed esposti a mo’ di santini nei ristoranti, come pure c’e’ un prezzo da pagare per la scelta dell’allineamento ferreo con gli USA che nel prosaico quotidiano si evidenzia nella profusione (piu’ “sudamericana” che europea)  di fast food, Burger King, Starbucks e franchise nei grandi magazzini.  Ma l’allineamento sembra un dato certo come emerso ancora dal viaggio di John Kerry che era qui ancora l’altroieri –destinato semmai a crescere nella misura in cui si profila il ruolo di baluardo ed eventuale partner di mediazione verso una soluzione siriana, oltre che quella mediorientale in generale. Rimane, sopra a tutto, al di la delle considerazioni  puramete geopolitche,  la vitalita’ di questa citta’ un po’ New York un po’ San Francisco per le colline e gli scorci sul Bosforo un po’ Genova (non solo per la straordinaria torre di Galata che i Genovesi costruirono qui nel ‘300), la sensazione di un fernebto cosmopilita che nella picccola Italia e’ possibile solo immaginare.

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