closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
L'urto del pensiero

Isis/Occidente: il fondamentalismo rimosso

images

di PAOLO ERCOLANI

 

La realtà è un sistema complesso. Composto da più piani che si estendono in profondità, in prospettiva e anche in larghezza.

Insomma, per tentare di comprendere (comunque in forma provvisoria) la realtà socio-politica di un’epoca, sistema complesso per eccellenza, è quantomeno necessario non fermarsi alla superficie delle cose, né limitarsi alla considerazione del tempo presente in cui quelle cose avvengono, e infine neppure fermarsi all’osservazione di quelle stesse cose che accadono in un luogo geografico confinato.

Altrimenti le risposte divengono semplici, perfino scontate. Confortanti ma sterili.

Se rinunciamo ad andare in profondità, se rinunciamo all’analisi supportata dalla prospettiva storica e se ci limitiamo al nostro orticello geografico (errore ancora più imperdonabile, in tempi di globalizzazione), allora troviamo servite su un piatto d’argento tutte le risposte che ci servono.

Attacco all’Occidente

Dei terroristi sanguinari e spietati colpiscono l’Occidente e l’Europa cristiani in nome di Allah e del Corano. Questi terroristi sono di fede islamica e agiscono a nome e per conto dell’Islam più radicale e fondamentalista.

L’Occidente sotto attacco deve difendersi con tutte le misure: bombardamenti delle terre in cui è radicato lo Stato islamico, espulsione degli immigrati di fede islamica e chiusura delle frontiere dalle quali entrano questi implacabili nemici dell’Occidente per generare ed allevare la serpe in seno.

L’informazione mainstream, e ancor più la comunicazione, agevolano questo tipo di visione della realtà: superficialità (specie in Rete), assenza di analisi storica e appiattimento sull’eterno presente del qui e ora, con conseguente reazione immediata e di pancia a ciò che succede quotidianamente, sono del resto le caratteristiche strutturali della gigantesca giostra informativa.

Una giostra che sempre più ci viene veicolata attraverso schermi piatti, nel mezzo di una miriade di messaggi pubblicitari e commerciali, tenendoci rigorosamente al chiuso delle quattro pareti che, ovviamente, si trovano ben lontane dai presunti luoghi in cui si origina il «terrore».

Eppure basterebbe ampliare l’analisi per tentare di comprendere meglio le cose. Nella consapevolezza, spesso rimossa da questi tempi banalizzanti e sciagurati, che senza la comprensione dei problemi non vi può essere una soluzione degli stessi.

Prendiamo un esempio di agevole lettura. Aldo Cazzullo, sul «Corriere della sera» di oggi evoca il ritorno del conflitto all’interno dell’Europa. Come per le guerre mondiali, insomma, la nostra Europa torna ad essere il triste scenario della guerra e della morte.

Già, mutatis mutandis è così. Sennonché, si dimentica di ricordare che anche le due guerre mondiali furono il frutto di un conflitto secolare fra le potenze europee per la conquista, il dominio e lo sfruttamento dei paesi colonizzati. Che per buona parte, e non per caso, sono quegli stessi paesi dove oggi si assiste a un ritorno prepotente dell’islamismo radicale, o meglio di élite politico/religiose che raccolgono consensi fra le masse di persone affamate e rese disperate da secoli di dominio occidentale.

Il vero fondamentalismo

Per le quali è cosa agevole coltivare un sentimento di odio anti-occidentale. Mentre coloro che fuggono da quelle terre martoriate, trovano proprio in Occidente dei muri fisici o ideologici che rimarcano la loro condizione di dannati della terra.

Queste cose vanno dette e soprattutto consapevolizzate. Non certo per coltivare un insano sentimento anti-occidentale né per voler sminuire l’importanza di una politica di sicurezza e protezione che, non a caso, si rivela proibitiva per quell’Europa unita soltanto economicamente ma mai pervenuta a una reale coesione dal punto di vista culturale, giuridico e politico.

Il buon Marx, oggi che troppi ne rivendicano l’attualità ignorandone l’insegnamento sostanziale, ci ha insegnato un secolo e mezzo fa che il conflitto tra gli uomini può certamente avvenire sul piano ideologico o sovrastrutturale (religione, civiltà, cultura), ma origina immancabilmente (e si comprende nella sua essenza) da ragioni di struttura economica.

Quelle stesse ragioni che i nostri governanti non vogliono vedere o fingono di non vedere.

Ragioni che ci parlano di un mondo globalizzato dominato da quello che Stiglitz ha chiamato «fondamentalismo del mercato» (alter ego del fondamentalismo religioso).

Un fondamentalismo che ha rinnovato e radicalizzato al tempo stesso la «lotta di classe». Una lotta di classe ormai globale, alimentata da profonde, radicali e insostenibili disuguaglianze che vedono una parte sempre più piccola di popolazione mondiale nuotare nell’oro a fronte della parte sempre crescente (e largamente maggioritaria) che galleggia a malapena nella melma del disagio, della povertà, dell’assenza di ogni minima speranza di poter recitare un ruolo sociale riconosciuto e retribuito.

Quello stesso fondamentalismo economico che in nome di dogmi indiscutibili, come la flessibilità, il progresso infinito, il profitto illimitato, la subordinazione della società (e quindi dell’uomo) alle esigenze del mercato, produce lavoratori sempre più precari, per nulla tutelati, stremati da una condizione esistenziale pessima e da orari di lavoro sempre più massacranti, come nel caso dell’autista spagnolo che si è addormentato causando i morti fra gli studenti Erasmus. E che ovviamente sarà l’unico a pagare per quella tragedia, quando volendo andare più a fondo nella ricerca delle cause si potrebbe scoprire che egli è una vittima come le altre.

Di un sistema barbaro che non si fa alcuno scrupolo a sacrificare le vite umane pur di alimentare il meccanismo arido e impersonale di cui beneficia un numero ristrettissimo di esseri umani.

Disuguaglianze

Quello dell’insostenibile disuguaglianza sociale, con tutti gli annessi del caso, è un aspetto molto studiato all’estero (lo stesso Stiglitz, Piketty, Atkinson, Beck, Reich, come ricorda nel suo blog su l’«Espresso» Alessandro Gilioli), ma quasi del tutto ignorato in Italia (con l’eccezione del recentemente defunto Luciano Gallino e pochi altri) e, soprattutto, del tutto ignorato da chi ricopre ruoli di governo nei paesi occidentali.

Con buona pace dell’informazione mainstream, sempre pronta a cavalcare l’onda bassa e agevole della commozione per le vittime di un meccanismo che la stessa informazione si guarda bene di disvelare per i propri utenti.

Lo dico una volta per tutte, e qui concludo: non si tratta di ignorare il contrasto ideologico, il fanatismo religioso, gli orrori dell’Islam radicale e dei suoi «soldati» fanatici e disperati.

Non si tratta di colpevolizzarci come Occidente e non approntare le strategie e le misure di difesa opportune.

Si tratta di capire che se non andiamo a fondo nella comprensione del fenomeno, e soprattutto se non cominciamo a pensare un modello politico-economico alternativo a quello odierno, produttore seriale di povertà, disperazione e frustrazione, tutto il nostro impegno contro l’Islam radicale non sarà servito a nulla.

Come a nulla è servito armarsi e partire contro i tanti «mali radicali» che il fondamentalismo del mercato ci ha presentato nel corso della storia.

Sostanzialmente per distrarci dal fatto che è ora di superare proprio quel fondamentalismo lì. Che è quello da cui originano tutti gli altri.

  • Sebora Tigre

    Risposte ignoranti producono soluzioni ignoranti vero! Ma analisi storico politiche complesse rischiano di portare al nulla! La destra ha le proprie soluzioni chiare: espulsioni, muri e guerre (che sicuramente sono soluzioni populiste e inefficaci)… Ma la sinistra? Appellarsi alle disuguaglianze sociali accresciute è una buona spiegazione… Ma cosa facciamo domani? Politiche di integrazione il cui esisto verrà testato tra un ventennio (se va bene)? Aboliamo la proprietà privata? Marx aveva quantomeno le idee chiare: abbandonare le religioni, espellerle dalla vita sociale imponendo l’ateismo di stato per tutti…lo ripeto IMPONENDO. La sinistra di oggi cosa propone? Io trovo che in questo mare di politicamente corretto, nel considerare ogni alterità fonte di potenziale arricchimento culturale si cada solo nel moralistico! La verità è che cambieremo presto i nostri stili di vita! Dobbiamo aver paura e dobbiamo decidere se reagire o arranderci(lasciarci trascinare dagli eventi) e lo dobbiamo fare oggi! Non è tempo di iperboli intellettualistiche ma di soluzioni adotattibili. Termino con una metafora: quando perde acqua da un un tubo riflettere sulla progettazione idraulica della propria abitazione è corretto… Ma durante l’emergenza è meglio mettere un pezzo di nastro isolante.

  • Sebora Tigre

    Vi prego. Rivolgo il mio appello agli intellettuali di sinistra: portiamo delle soluzioni concrete! Parlare di cause storiche economico-sociali, riflettere sulla complicazione del mondo è la via più facile verso “l’ignavia”! I morti nella metropolitana sono il popolo delle periferie, sono io! Non serve fare le pecore “pensare che il male non esista”! (Cit American sniper) o rifugiarsi nella auto flagellazione espiatoria del è colpa dell’occidente! La gente che viaggia in metropolitana si chiede che cazzo sia questo occidente? ( visto che guadagna 500 euro al mese)E quale colpa abbia! Torniamo sulla terra e difendiamo il popolo con misure progetti (anche sbagliati) ma non rimaniamo inermi pronti a farci travolgere dal mare di merda di questo millennio.

  • Paolo Ercolani

    Le sue considerazioni sono sensate e corrette. Indubbiamente l’emergenza richiede misure veloci. Ma agire senza riflettere, prendere misure senza considerare le analisi (e questo blog analizza, perchè ad altri spettano le decisioni), detto a lei che gradisce le metafore, sarebbe un po’ come il naufrago che al culmine della sete, sull’onda quindi di un’emergenza impellente, cominicasse a bere l’acqua del mare…

  • Giovanni Lamagna

    Un mio scritto del 17 novembre 2015, all’indomani dei fatti di Parigi.

    Il terrore esploso a Parigi in questi giorni (checché se ne
    pensi) ha un qualcosa di misterioso, come lo sono le malattie le cui cause sono
    ancora oscure, perché sconosciute, o insondabili, come lo sono (specialmente)
    alcune malattie dello spirito.

    In questi casi la psicoterapia (almeno quella analitica) prova
    a scendere nelle profondità dell’anima, della storia della persona ammalata, non
    si accontenta di rimanere alla superficie, di guardare all’hic et nunc.

    Perciò il suo lavoro è difficile, faticoso, spesso tortuoso.
    Non è facile (e in alcuni casi è impossibile) ricostruire il percorso
    attraverso il quale è maturato il “male”, fino a raggiungerne l’origine (o le
    origini).

    E, anche quando queste origini vengono trovate e
    riconosciute, non è detto che si riescano a guarire le ferite che hanno
    provocato il “male oscuro”, il buco nero, il pozzo profondo, in cui il paziente
    è sprofondato.

    Ma a questo percorso di analisi lungo, difficile, faticoso (di
    andare in profondità e risalire alle cause del “male”, senza fermarsi alla
    superficie) non esistono alternative, che siano scorciatoie. Pena il sicuro
    fallimento della terapia o un suo successo solo apparente e di breve durata.

    Oggi, invece, di fronte all’orrore parigino la tentazione di
    molti è quella di combattere la “malattia” aggredendo semplicemente il sintomo,
    come se eliminando il sintomo (ammesso che ci si riuscisse) si eliminassero
    anche i fattori profondi che di quel sintomo sono la causa e l’origine.

    Operazione miope e di corto respiro!

    Di fronte alla malattia somatica (ma anche a quella psichica)
    due sono gli approcci fondamentali che la medicina moderna ha finora
    individuato e percorso: uno è quello di curare solo o prevalentemente l’organo
    cosiddetto “malato”; l’altro è quello olistico, che di certo non trascura la
    malattia del singolo organo, ma la inquadra all’interno di una diagnosi più
    ampia, che osserva e analizza l’intero organismo e non solo un organo in
    particolare.

    A me sembra (come ai medici e agli psicoterapeuti più
    avveduti) che questo secondo approccio sia di gran lunga quello più
    lungimirante ed efficace.

    Oggi, invece, di fronte al “male” manifestatosi a Parigi,
    l’approccio prevalente è, potremmo dire, del primo tipo: quello di individuare
    l’organo malato e aggredirne la malattia, con cure drastiche, anzi violente:
    quello di rispondere alla violenza del male che ci ha aggredito con una
    violenza pari e contraria, anzi addirittura superiore.

    Nella convinzione che il male stia tutto nell’organo e non
    nell’organismo, come se l’organo fosse qualcosa di estraneo all’organismo (di
    cui anche noi facciamo parte).

    Come se l’Occidente fosse l’organismo sano, che si deve solo
    difendere dal male a lui estraneo, e l’Isis o, addirittura, i paesi arabi tutti
    fossero il Male, l’unico male da aggredire e da estirpare.

    Operazione anche questa miope e poco lungimirante!

    Con questo non sto dicendo che di fronte a un male così
    violento, come è il terrorismo fondamentalista, non sia necessario reagire con
    grande energia e, al limite, anche con violenza.

    Sto dicendo però che la l’energia e la violenza vanno
    esercitate a 360°, in maniera olistica (indirizzandola quindi non solo verso il
    “nemico” esterno, ma anche verso quello interno), e in profondità, cioè
    ricercando le cause profonde e non solo quelle superficiali e immediate della
    malattia (alcune delle quali hanno – lo dobbiamo ammettere, se non vogliamo
    essere ciechi e superficiali – radici in Occidente prima ancora che in Medio
    Oriente).

    Chi ha orecchi per intendere intenda!

  • Sebora Tigre

    Il 99% delle competenze mediche si avvale del concetto di farmaco (Pharmakon: l’idea che il veleno in misura definita diventasse cura) Guardo con grande interesse l’approccio olistico come nuovo paradigma medico, ma ad oggi preferisco segregarlo ai raffreddori e alle allergie optando per la medicina tradizionale per ciò che concerne i disturbi più seri. è sicuramente un mio limite perché, nel profondo del mio cuore, so che è fonte di speculazione di multinazionali avide… Nonostante cio’ nella mia vita ho preso molti farmaci i cui Bugiardini non erano affatto rassicuranti. A mio avviso la malattia è troppo grave ora per approcci olistici. Ma ho capito e apprezzato il suo punto di vista

  • Sebora Tigre

    Certo ha ragione, il mio intervento non era legato unicamente alla sua analisi ( che nel merito trovo bella e approfondita ) ma, in generale, ad un clima di ignavia dei giornali di sinistra. Scusi per l’eccessiva animosità, che , ripeto non era rivolta a Lei

  • Paolo Ercolani

    L’ignavia, ahinoi, per troppi versi è la cifra portante del nostro tempo. Non la confinerei ottimisticamente ai soli giornali di sinistra. Un saluto, e grazie per aver voluto commentare!

  • Filippo Procacci

    Dopo Bruxelles ci si riempirà in molti la bocca di parole sull’islam, sulle religioni, fondamentalismo ecc, in realtà la serpe in seno non la stiamo allevando, l’avevamo addormentata e ora il lamento di un’area geografica lontana la sta risvegliando, se si guarda lo scenario politico odierno in europa non si può negare un ritorno al nazionalismo o meglio ad una politica di bassa lega in cui ogni stato vuole fare di testa sua. In Polonia ha vinto le elezione democratiche (fino a pochi anni fa mai avrei pensato di scrivere questa parole con disgusto e senso di impotenza) il partito NazionalSocialista, ciò credo denoti una memoria storica assai corta, neanche a dirlo in 15 giorni hanno applicato una forte censura hai mezzi d’informazione…Ungheria == Estrema Destra, in Austria sono a 55 seggi su 183 circa il 28%, in Danimarca sono al 14,6% e appoggiano l’attuale governo. in Francia sappiamo bene l’ascesa della LePen, Italia abbiamo quel genio di Salvini che se non ricordo male prese il 16% (non ci volevo credere), in Olanda il terzo partito è di estrema destra, Croazia hanno un governo completamente inedito con personaggi molto discutibili e apertamente filofascisti, Serbia per ora ancora filoEuropea ma i principali media declamano Milošević (no comment), e potrei continuare. La situazione dopo gli ultimi attacchi di certo non migliorerà in questo senso, senza parlare dell’enorme mole di consensi che sta acquisendo Trump negli USA, potremmo attribuire questa nuova spinta nazionalista alla nostra odierna cultura, se così si può definire, del tanto e subito rimanendo insofferenti a tutti coloro che invece propongono piani studiati e di lungo periodo e indubbiamente più seri. Di fronte a questi numeri, che rappresentano l’espressione dell’ideologia politica di ciascun cittadino di ciascun stato, non si può non ammettere che esiste un problema e non sono i terroristi. Vediamo l’idea di europa unita cedere sotto la spinta populista giorno dopo giorno senza sosta e il consenso popolare filoeuropeista scemare…abbiamo una forte disugualianza sociale è vero, ma siamo anche la patria del welfare, politiche più sociali delle nostre forse le possiamo trovare in Canada o a Cuba, forse dovremmo rivedere il modello o meglio la sua carente efficienza…detto ciò mi rendo conto di ever divagato abbastanza.
    Abbiamo iniziato ora ad unirci da dopo CarloMagno e abbiamo cercato di farlo in modo nuovo, senza guerre, economico e scambiandoci idee senza imporle, un modo libero e civile, ovviamente non è stato ne facile ne perfetto ma si può migliorare, era Willy in Coyote che cambiava in continuazione le trappole senza migliorarle, non mi sembra un buon modello da seguire.
    Saluti

  • mario

    l occidente attaccato si stringe a se’ nei momenti duri…

    ma l’occidente non e’ unito

    quindi lo fa xche’ segue le indicazioni che provengono da fuori

    dentro di noi c’e’ freddezza,dis illusione,amarezza,menefreghismo

    io non ho mai visto un belga in vita mia

    ne un francese

    non ci sono relazioni importanti tra noi

    quindi la faccenda non si puo’ che risolvere con un atto formale.

    la globalizzazione e’ 1 stronzata

    ora mi dovrei sentire belga ?

    ma perche’ ? se non ci sono mai stato !

    chi li conosce..chi conosce quella cultura

    quali processi mentali dovrei mettere in atto per sentirmi parte
    della cultura belga al punto da piangere sinceramente x essa ?

    oppure da piangere sinceramente x i morti.

    non conoscevo la gente morta.

    non si puo’ piangere per ogni morto.

    non si puo’ piangere x ogni persona che viene uccisa da chi non ha ben chiaro quale sia il valore della vita.

    sulla base di cosa scelgo ?

    per i morti francesi dovrei piangere e per quelli belga no o viceversa ?

    o per entrambi ?

    poi verranno quelli portoghesi.

    dovrei piangere anche x loro?

    mentre chi produce quei morti ride perche’ ha ottenuto cio’ che voleva magari

    cosi’ che il mio pianto assumerebbe pure il sapore di una portata x culo

    gli strateghi geo politici sanno che in occidente tra gli stati ci
    sono profonde divisioni,in termini di cultura,diversita’ di qualita’
    della vita,diversi modi di gestire la politica,diversi gradi di
    distribuzione dlela ricchezza…questi attentati hanno lo scopo di far
    sentire unito l’occidente…

    probabilmente vengono provocati x raggiungere questo scopo

    non e’ un csao che non si fa molto x evitarli

    evitarli

    fanno comodo

    da ambo le parti

    ieri ho letto un articolo in cui si snocciolavano tutte le inefficienze dell apparato di difesa belga

    praticamente hanno sottovalutato tanti fattori

    li lasciano fare perche’ la paura che provocano e’ funzionale

    dopotutto 30 morti che vuoi che siano in confronto all alibi che si
    ricavano nel voler giustificare una guerra perenne contro quegli stessi
    stati da cui provengono,che sono ricchi di petrolio nelsotto suolo

    L’AVANA – “Possiamo sconfiggere il terrorismo, e lo
    sconfiggeremo”. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in visita a
    L’Avana, dal palco del Gran Teatro nella capitale cubana, condanna gli
    attentati che hanno colpito questa mattina Bruxelles che hanno ucciso
    almeno 34 persone e ferito oltre 100 persone. Ricorda l’importanza di
    restare uniti per sconfiggere il terrorismo: “Dobbiamo stare uniti”, ha
    detto, promettendo che l’America farà di tutto per assicurare che i
    responsabili di questi atti paghino per ciò che hanno fatto.

    gia’ obama e’ andato la ad esportare il suo modello di societa’..

    sta dicendo ai cubani che l’america e’ grande etc

    prepara il terreno

    io non lo avrei fatto entrare.

    fidel non lo avrebbe ospitato

    chissa’ raul che pesce e’

    americani sono vigliacchi

    non ho mai visto un popolo cosi’ vile

    cosi’ falso,egocentrico

    ipocrita

    ci sono loro dietro a tutto quello che succede in europa

    l’europa senza la politica estera degli americani,sarebbe unita gia’

    avrebbe trovato la sua strada

    di base,l’ europa non vuole guerre

    rifletti.

    le guerre partono sempre da usa e inghilterra

    la francia storicamente,ha perso parecchie guerre

    perke’ non e’ portata a farle

    la germania ha perso due guerre mondiali

    ce l’hanno tirata dentro entrambe le volte

    la russia prima d bombardare la siria,non faceva una guerra dagli anni 70

    gli usa sono un cancro

    probabilmente,molti musulmani radicali hanno capito questo.

    e cercano di combattere gli usa e i suoi alleati.

    con i pochi strumenti che hanno non gli arrecano abbastanza danno,al punto che gli si ritorce pure contro

    ma loro non se ne rendono conto che fanno il gioco che vogliono gli usa

    e questo mi fa pensare che e’ vero che i musulmani sono stupidi,cosi’ come lo erano i neri

    i bianchi sono + furbi..

    e trovano sempre il modo x strumentalizzare persone che probabilmente non hanno delle grandi capacita’ meta cognitive

    * gli schiavi neri *

    io credo che se gli usa non avessero fatto guerra alla libia,all
    iraq,all afganistan e alla siria,non ci sarebbero stati attentati

    non lo vedi che e’ un escalation ?

    fa parte di un piano ben preciso

    io vorrei verificare una cosa..

    perche’ nel corso degli anni,hanno scelto proprio quegli stati li

    libia,iraq,afghanistan,siria

    sono convinco che in quei paesi ci deve passare un grande gas dotto

    *convinto*

    perche’ ?

    perche’ libia e iraq si affacciano sul mediterraneo

    probabilmente tale gas dotto deve sfociare li

    e poi prosegue verso est

    ora pero’ il loro piano si e’ inceppato

    perche’ la russia e’ intervenuta e vuole una fetta della torta

    il terrorismo serve x avere il pretesto di far saltare dei capi di stato eletti democraticamente

    perche’ poi ci mettono degli uomini fantoccio

    filo americani

    che gli servono x proteggere l investimento

    altrimenti tu spendi un mare di soldi poi arriva qualcuno di una tribu’ e

    rompe il gas dotto per rubarti il gas

    non e’ possibile..

    la politica viene prima e serve a proteggere gli investimenti

    tutta la manfrina che ci raccontano,che gli usa sono sempre pronti a combattere i cattivi,a chi serve ?

    a chi e’ rivolta ?

    questo e’ un periodo delicato x i piani americani ed europei

    + attentati si verificano + mi fa pensare che

    gli usa ci stanno lavorando sotto alacremente

    e + nazioni hanno interessi

    tutte quelle che appoggiano la guerra al terrorismo

    basterebbe seguire la scia degli interessi,per capire chi sono i colpevoli…

    ma poi,colpevoli ?

    se loro fanno quello,e’ per assicurare a noi italiani una certa qualita’ della vita

    dato che ci offriranno il gas a prezzzi abbordabili

    te la senti di criticarli ?

    (ovviamente non solo a noi,ma anche ai francesi,probabilmente inglesi,americani stessi)

    tedeschi ? boh

    russi,se putin avra’ le palle fino in fondo

    C’è un modo meno complicato x raggiungere lo stesso obiettivo?

    Questo è il punto

    Mi sembra assurdo che si debba mettere in scena tutta quella roba

    Per costruire un gas dotto

    Guerre morti attentati menzogne

    È assurdo

    O forse no

  • Alfredo

    Superare il fondamentalismo del mercato che regola le nostre vite! E come Ercolani ? Una cosa è certa la fase che stiamo attraversando a molti fattori di rischio.
    Abbiamo un capitalismo che non è in grado di correggersi e va avanti con il dogma della crescita illimitata. Poi abbiamo una crisi profonda della sinistra e dei suoi valori portanti. e questo è un male …Abbiamo una destra che si alimenta con i peggiori istinti populisti e razzisti. Infine una disuguaglianza allarmante che aumenta l’odio ed il rancore.

  • Paolo Ercolani

    Ci ho scritto un libro, insieme a Simone Oggionni, intitolato Manifesto per la Sinistra e l’Umanesimo sociale (Mimesis 2015). Rinvio a quello per quanto riguarda la domanda sul “come” uscire dal mondo attuale. In sintesi, certo, si tratta di ripensare un modello diverso (partendo dal paradigma dell’umanesimo sociale) e riorganizzare da zero una rinnovata forma di rappresentanza politica, in grado di lasciarsi alle spalle tanto le idee superate quanto le classi dirigenti che hanno fatto il proprio tempo. Tempo infausto, a dirla tutta…