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Bar Condicio

Isis: l’orrore come strategia mediatica

La radicalizzazione della guerra culturale contro l’Occidente ha raggiunto livelli di brutalità estremi con l’affermarsi dell’Isis, acronimo di ‘Stato Islamico dell’Iraq e del Levante’.   I fanatici vestiti di nero, nazisti del nuovo secolo perché propugnano uno stato islamico identitario, adottano una precisa quanto crudele strategia mediatica, finalizzata alla guerra totale. La diffusione dei terribili video con la decapitazione degli ostaggi, ognuno di loro un simbolo, è rivolta alle opinioni pubbliche occidentali per creare una pressione tale da spingere i governi ad intervenire militarmente. I video sono mandati in rete ad intervalli temporali studiati per mantenere sempre alta l’attenzione e la tensione. Gli ultra-integralisti islamici stanno utilizzando una tecnica che ricorda quella dei cecchini: ferire un nemico, lasciarlo urlare e chiedere aiuto in modo da far uscire allo scoperto altri nemici e ucciderli. L’obiettivo dell’Isis, peraltro dichiarato, è una guerra globale con l’intervento di truppe di terra. Le prime azioni militari Usa ci sono già state, con raid aerei in Iraq. Se la tecnica del cecchinaggio continuerà, sarà la stessa opinione pubblica occidentale a richiedere a gran voce l’intervento militare. E sarà guerra, come vuole l’Isis.