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Quinto Stato

Isee, la storia degli studenti diventati ricchi senza saperlo

isee

La riforma dell’indicatore economico Isee fatta dal governo Renzi ha escluso migliaia di studenti. Ad oggi hanno perso il diritto il 20% dei ragazzi già idonei. Il diritto allo studio è ormai marginale. C’è tempo fino a febbraio per una soluzione tampone. Ma molto resta da fare. 

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Era stata salutata come la riforma anti-furbetti. Quella dell’Isee, entrata in vigore il 2 gennaio 2015, è considerata invece una sciagura in base a un errore di fondo. All’aumento dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee) non ha corrisposto fino ad oggi un’adeguamento delle soglie per le famiglie che hanno diritto alle prestazioni regolate dall’indicatore. La competenza è delle regioni che non hanno eseguito l’operazione, nella maggioranza dei casi.

Un classico esempio di non comunicazione tra i diversi livelli dell’amministrazione statale. Dall’alto c’è un governo che va a mille e ha completato il processo di riforma già previsto. In basso ci sono gli enti locali che non hanno fatto nulla per adeguarsi ai nuovi parametri. Nel mezzo ci sono le famiglie interessate i cui figli si sono ritrovati esclusi dalle agevolazioni scolastiche e universitarie previste solo fino all’anno precedente.

Da un anno il coordinamento universitario Link denuncia una situazione che ha prodotto una serie di conseguenze folli nella vita degli studenti idonei. “Le prime proiezioni sono arrivate dalla Toscana – ha raccontato Alberto Campailla (Link) – dove l’Istituto regionale programmazione economica (Irpet) ha previsto che il prossimo anno rischiano di perdere la borsa di studio il 9% degli studenti che nel 2014 erano risultati abbastanza poveri da avere diritto a un aiuto. Un altro 5%, invece, subirà una riduzione del bonus. A oggi, solo Toscana, Piemonte e Puglia hanno deciso di aumentare la soglia Isee che, ad esempio, nel caso pugliese è passata da 17mila a 19mila euro”.

*** Il diritto allo studio è finito: escluso il25% degli studenti

E’ accaduto che, da un mese all’altro, questi studenti si siano ritrovati più ricchi di prima e non abbiano più avuto il diritto di accedere alle prestazioni (case dello studente, mense ecc) per le quali sono stati ritenuti idonei poco prima. Con la riforma dell’Isee sono inclusi i redditi percepiti da tutti i componenti del nucleo familiare, senza esclusione di quelli soggetti all’imposta sostitutiva e quelli esenti dall’Irpef che comprendono le borse universitarie. Chi nel 2014 era titolare di un assegno di studio ha dovuto ripresentare la domanda, indicando la somma già percepita in precedenza. Il suo reddito è risultato maggiore, anche se le sue condizioni materiali non sono cambiate.

Due giorni fa, finalmente, i responsabili si sono ritrovati al tavolo sui Livelli Essenziali delle Prestazioni, cioè dei parametri sulla base dei quali è stabilita l’idoneità dello studente ad accedere ai benefici del diritto allo studio. C’erano tutti: i rappresentati del Consiglio Nazionale Studenti Universitari, l’ANDISU in rappresentanza degli enti per il diritto allo studio, i rettori della CRUI, le regioni ed il Ministero del Lavoro. All’ordine del giorno la riforma dei LEP e l’emergenza Isee. Come già emerso nei mesi scorsi, questi attori hanno riconosciuto l’entità del problema e il Ministero dell’università Miur ha riconosciuto la necessità di intervenire. Si procederà così: il MIUR chiederà i dati relativi al nuovo Isee al Ministero del Lavoro e procederà alla convocazione di un nuovo tavolo per stabilire l’importo delle soglie Isee e Ispe entro dieci giorni.

lLobiettivo sarebbe quello di superare  180mila borse effettive, eliminando lo scandalo degli studenti idonei senza borsa: 38 mila l’anno scorso. Per questo scopo il governo ha stanziato in legge di stabilità 55 milioni di euro. Un importo ritenuto insufficiente dalle organizzazioni studentesche per le quali sarebbero necessari almeno 200 milioni di uero per rimediare anche a un trend decrescente del finanziamento.

I tempi sono stretti: entro il 28 febbraio il Ministero per legge deve emanare il decreto di aggiornamento delle soglie Isee e Ispe, come previsto dal Dpcm 9 aprile 2001, che stabilisce le linee guida in materia di diritto allo studio. E le istituzioni prendono tempo, imbarazzate. Dall’ultimo tavolo di confronto sono passati quattro mesi e nulla è stato fatto.

In attesa dei primi atti concreti per risolvere l’errore del governo e degli enti locali, gli studenti di Link hanno completato un censimento sui suoi effetti. “I dati in nostro possesso, che oramai coprono quasi tutte le regioni – sostiene Campailla – confermano la gravità del problema. Su media nazionale infatti oltre il 20% degli studenti ha perso la borsa di studio nell’ultimo anno accademico, con una punta del 40% in Sicilia.”

Gli studenti di Link e quelli del Collettivo Universitario Catanese si sono impegnati a ottenere bandi straordinari dalle regioni per tamponare l’emergenza. Una disponibilità è arrivata da Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Sardegna, Lazio e L’ERSU di Catania .Gli studenti chiedono l’abolizione del parametro Ispe e l’incremento della soglia Isee minima a 23 mila euro. Un accorgimento per permettere ai beneficiari di raggiungere e superare i valori precedenti all’introduzione del nuovo parametro.

Quella sul diritto allo studio è una partita complessa. Considerando gli attuali parametri, meno del 10% degli studenti universitari sono inclusi. La vicenda dell’Isee ha peggiorato la situazione Il 27 febbraio il coordinamento Link presenterà la sua proposta di una Legge di Iniziativa Popolare sul diritto allo studio.