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Islamismo

Iraq, si uccide per l’acqua

All’alba del 18 giugno un uomo ha fatto irruzione nella casa di Faisal Hassan, a est di Baghdad, e ha ucciso lui, sua moglie e i loro due bambini. Il motivo: il problema dell’acqua. Hassan era dipendente del dipartimento per l’irrigazione di Abu Ghraib, a 32 km da Baghdad. Il dipartimento si occupa della distribuzione dell’acqua per l’irrigazione nelle campagne intorno ad Abu Ghraib. Si tratta del terzo impiegato di questo dipartimento ucciso negli ultimi tre mesi.

L’acqua è un bene prezioso, soprattutto quando scarseggia, e intorno alla sua distribuzione si scatenano poteri tribali e clan che in mancanza di un governo forte in grado di imporre delle regole prevalgono con la forza delle armi. Le vittime sono i dipendenti che non hanno nessuna protezione. Dietro la morte di questi impiegati non c’è una motivazione strettamente politica o politico-religiosa, ma questo è vero solo in parte perché dipende dalla debolezza delle istituzioni: dal 7 marzo, quando si sono svolte le elezioni, il parlamento si è riunito solo una volta il 14 giugno, per venti minuti, senza riuscire ad eleggere nemmeno il presidente dell’Assemblea. Non parliamo poi del governo, le trattative continuano per il premier all’interno del Blocco sciita costituitosi dopo le elezioni e che ha messo fuori gioco (per la formazione del governo) il partito Iraqiya che aveva vinto di misura le elezioni.