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Islamismo

Iraq, si pagano i maschi per sposare le vedove

In Iraq il numero delle vedove ha raggiunto il milione. Molte di loro con figli a carico vivono tra i profughi all’interno del paese o nei paesi vicini. Non avendo mezzi di sostentamento spesso subiscono abusi e molestie sessuali anche da parte di militari e funzionari di governo. In mancanza di aiuto, i figli maschi finiscono sulla strada a vendere piccole cose mentre le femmine spesso finiscono nel giro della prostituzione. Il timore del governo invece è che finiscano per appoggiare i gruppi ribelli oppure vadano ad ingrossare le fila del crimine.
E’ una piaga alla quale il governo deve porre rimedio. Su questo sono tutti d’accordo. Ma come? Il governo invece di aiutare la vedove ha pensato bene di compensare i maschi disposti a sposarle. Quindi se un uomo tra i 30 e i 40 anni è disposto a sposare una vedova riceverà in cambio 10 milioni di dinari iracheni (i matrimoni costano!), equivalenti a circa 8.500 dollari. Contro il progetto annunciato da Mazin al Shihan, capo del Comitato per gli sfollati di Baghdad, si è subito espressa Hanaa Adwar, leader dell’ong al Amal, da anni impegnata in difesa dei diritti delle donne. E’ un gesto di «crudeltà» chiedere a una donna di sposarsi per avere un sostegno dal governo, ha detto Hanaa. Peraltro non è detto che poi sarebbe la donna a usufruire dei soldi presi dal marito. «Quello di cui abbiamo bisogno è di riabilitare questo segmento della popolazione perché le vedove diventino elementi indipendenti e produttivi della società, rendendo queste donne in grado di dar da mangiare ai loro figli. Il governo deve garantire un programma sociale e sanitario adeguato ai bisogni delle vedove», ha detto Adwar. E ha aggiunto: «La loro dignità è violata quando devono stare in fila per molto tempo per avere dal governo pochi soldi che basteranno per appena qualche giorno o quando devono dipendere dalla loro famiglia allargata».
Ci sono molte donne disposte a lavorare, anche a fare lavori più umili e non adeguati al loro livello di istruzione, ma il governo non è disposto ad aiutarle, preferisce pagare un maschio per farne una serva di casa, togliendo alla donna qualsiasi dignità. Ma questo rientra nella logica di un governo guidato da partiti religiosi che ha tolto la quota del 25 per cento per le donne (prevista dalla costituzione) dalla legge elettorale per le amministrative e ha introdotto il matrimonio come risarcimento per lo stupro.

giuliana

  • Valentina

    Gentile Giuliana,
    congratulazioni per la possibilità che hai di tenere questo blog, e sono felice che uno dei tuoi link porti a RAWA.
    Non so se capisco bene il significato del nome del blog, “la maschera dell’islamismo”, comunque mi permetto di suggerirti anche un altro link, che conduce alla pagina web ufficiale dei Fratelli Musulmani, in inglese. Credo che possa essere utile per disporre di un altro punto di vista sulla questione e, soprattutto, di un sito nel quale uno dei rami più importanti del movimento islamista, si esprime con la propria voce, senza essere interpretato da altri. Nella libreria online, inoltre, ci sono testi molto interessanti.
    Ecco il link: http://www.ikhwanweb.com/ (anche se probabilmente già lo conosci!)
    Un caro saluto e buon lavoro.
    Valentina Saini

  • aca

    Un punto di vista diverso? Sono ottanta anni che questi fascisti islamici ammazzano, torturano, distruggono, umiliano le donne, le minoranze etniche e religiose, e chiunque osi opporsi al loro folle progetto di ritorno al califfato.
    Tutte le organizzaioni terroristiche medio-orientali, da Hamas a Hizbullah sono figlie di questi folli invasati.
    Ayman Al-Zawahiri in gioventu’ e’ stato un loro membro, ma poi ha rotto I ponti diventando un leader di Al-Qaida perche’ a suo dire non puntavano abbastanza sulla lotta armata e si erano rammolliti con l’idea di conquistare il potere attraverso le elezioni (come ha fatto Hamas, del resto).

    “E’ nella natura dell’Islam dominare e non essere dominato, imporre la sua legge su tutte le nazioni ed estendere il dominio sull’intero pianeta”
    Hassan Al-Banna (1906-1949), fondatore dei Fratelli Musulmani.

    “Allah e’ il nostro fine, il Corano e’ la nostra costituzione, il profeta e’ il nostro leader, la guerra santa e’ il nostro mezzo, e la morte al servizio di Allah e’ il piu’ lieve dei nostri desideri. Allah e’ grande”
    Motto dei Fratelli Musulmani.

    Fa sempre piacere leggere un punto di vista diverso, Diverso dal pacifismo, dalla tolleranza, dalla democrazia, dalla laicita’, dalla razionalita’, dal buon senso…

  • falax

    Piuttosto inquietante il commento di aca, che mischia frange di estremisti con persone del tutto normali.
    Tuttavia, nonostante possa sembrare banale e moderato, il nuovo governo sciita dell’Irak è stato voluto dall’occidente, USA in testa, e non possiamo stupirci se le riforme di tipo socialista, nate dalla rivoluzione del 1958, che il governo di Hussein sosteneva sono state smantellate. Si badi bene che proprio in quelle riforme c’era stata una forte accellerazione dell’emancipazione femminile. Lo samntellamento della società tradizionale e socialista non è stato fatto dal governo attuale, ma dalle due guerre di invasione economica che sono servite a debellare proprio quello stato che aveva un controllo troppo diretto sull’economia del paese.
    Al di là delle guerre di dominio e di espansione del libero mercato, le donne nei sistemi tradizionali hanno poco o nessun ruolo come figlie, tanto meno come vedove, invece acquistano socialmente e moralmente importanza se mogli e madri e dentro la famiglia sono loro che comandano. Il tentativo, poco avvenieristico ai nostri occhi di super liberi (sic!), ma comprensibile se si riflette sull’apertura mentale dei mebri del “nuovo” governo irakeno, non poteva che cercare di ristabile attraverso la messa in regola delle parentele, tramite l’aiuto per sostenere il prezzo della sposa, un sistema endogammico di ordine e di costrizione demografica. Il prezzo della sposa in Irak non ha lo stesso valore che avrebbe in Italia, dove tutti giustamente leggerebbero la transazione economica come l’acquisto di una schiava. Nei paesi tradizionali, come si prepara ad essere il futuro Irak sciita è una prassi consuetudinaria quella di pagare un prezzo per la sposa e molti antropologi hanno dimostrato la validità del sistema che sostiene l’ordine pubblico e l’equilibrio sociale.
    A mio avviso il tentativo di aiutare le vedove incentivando futuri mariti con un aiuto economico è comprensibile se lo si colloca in una società tradizionale dove le strutture endogamiche di parentela sono ancora solide e dove due disastrose guerre hanno decimato la popolazione maschile ed aperto agli squali del mercato libero (soprattutto squali dei mari occidentali)quelle risorse che un governo di tipo socialista cercava, se pure a modo suo, di garantire a tutti, ivi comprese le vedove.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    francamente mi riesce impossibile capire come si possano difendere ideali socialisti e la più brutale negazione dei diritti e della dignità delle donne, su base religiosa e tribale!
    Il nuovo governo iracheno oltre ad essere una imposizione americana è anche fatto da partiti religiosi e le leggi tribali e religiose si sposano a meraviglia quando si tratta di considerare le donne oggetto di scambio.
    giuliana

  • Gianpaolo Sartori

    immaggino quella irakena , una società distrutta ,
    le macerie di uomini e donne , e dei sentimenti;
    la difficoltà di ricostruire ,
    che si intende basata sulla famiglia;
    immaggino queste , soluzioni e decisioni limiti ,
    la vedo come una forza esterna che prova a ricompattare
    e ad unificare un paese;
    un sostegno economico a coloro che ricompattano e costruiscono
    una famiglia dalle macerie;
    saranno , bambole e bamboli , senza riso e senza un sorriso
    che pioverà sulla loro consacrazione di matrimonio ,
    saranno assenti , strappati alla vita , e disposti in ordine
    pari dalla loro società , avranno una nuova vita da affrontare
    con una dignità istituzionalizzata , vivranno comunque , sapendo
    di aver perso miliardi di cose che mai più potranno riavere ,
    e sapendo ciò , senza speranza smetteranno di cercare ,
    si abbandoneranno ad un uomo , che sarà solo un simbolo ,
    un certificato di circolazione , in una dignitosa civiltà;

  • aca

    Gentile falax, mi potrebbe indicare dove stia la confusione tra “frange di estremisti” e “persone normali”. Non riesco proprio ad allocare alcun soggetto che impersonifichi la “normalita’” nel mio script.
    Il suo post manca della piu’ totale consistenza storica. Lei mischia deliri ideologici (“la rivoluzione del 1958” = un sanguinoso golpe per mettere al potere I Baathisti con la benedizione della CIA, in chiave anti-sovietica – mattanza di comunisti) con la storia.

    Belle invece le parole di G. Sartori. Intendiamoci, non condivido il contenuto dello script, ma sento un animo sensibile e profondo, che cerca di immedesimarsi, di com-patire.
    Quello che non sopporto piu’, dopo tanti anni spesi in giro per il mondo, e’ la freddezza delle analisi antropologiche, che confondono la fotografia di una societa’ in un dato momento storico, con la vita reale delle persone. Solo la politica (quella nobile) puo’ prendersi cura delle persone, quando agisca con amore.
    E’ per questo che rigetto il delirio islamista, perche’ e’ costruito sull’odio.

    L’Irak di Saddam era sicuramente piu’ laico di quello di oggi, ma anche l’Egitto o l’Iran lo erano, pur sotto regimi autoritari. Non c’e’ limite al peggio. E’ la solita alternativa che I poveri arabi si trovano a digerire da un secolo: fascismi laici vs. fascismi religiosi. Democrazia e liberta’? Non se ne parla proprio.
    Io spero che le donne e gli uomini dell’Irak possano vivere una vita un po’ piu’ felice di quella degli ultimi 50 anni, senza patetici rimpianti di spietati dittatori che, forse, erano meno peggio dei fascisti islamici.

  • Kassem

    Salve a tutto e sopratutto alla Dott.ssa Giuliana che stimo molto.
    Sono contento di avere la possibilità di potere interagire con lei tramite questo blog.
    sinceramente, non ho molto tempo libero per leggere tutti i commenti e discutere, ma dalla rapida occhiata che ho dato, mi è apparso che diversi commentatori (per esempio: aca) attaccano in maniera poco elegante l’Islam senza saperne niente dei suoi fondamenta. Purtroppo, forse dovrei comprenderVi perchè fate confusione e non riuscite a distinguere tra Islam, politica, cultura e abitudini tribali!!. spesso quanto si giudica il mondo islamico da occidentali, si ha questa confusione. se un governo fa una legge che penalizza le donne, la religione non c’entra!! (succede anche in Italia: basta vedere la legge sull’aborto, non posso dire che è colpa del cristianismo anche se c’è l’influenza del vaticano). la stessa considerazione vale per le cose tribali. Nell’Islam la donna ha una grande ruolo. basti pensare alla moglie del profetta Maometto che è stata una grande commerciante, e Maometto (il Profetta!!) lavorava da lei!! basti vedere che nel parlamento Iraniano, ci sono molto più donne che in qualsiasi parlamento Europeo. con questo non nego che c’è una situazione brutta delle donne in certi paesi arabi come l’Arabia Saudita dove non può guidare e non può votare, ma questo è Islam, è il prodotto di una società sbagliata e non comprende nulla dell’Islam.
    Spero questo possa chiarire un po.

  • Kassem

    CORREGGO L’ULTIMA FRASE, VOLEVO DIRE:
    , ma questo NON è Islam, è il prodotto di una società sbagliata e non comprende nulla dell’Islam.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    kassem la ringrazio dei suoi interventi così pacati anche se non è d’accordo sulle mie posizioni. io intanto vorrei farle notare che parlo di islamismo, ovvero dell’utilizzo (o della strumentalizzazione) della rligione a fini politici (quella della conquista del potere per imporre una teocrazia, purtroppo esistono diversi esempi e anche tentativi falliti). Ovviamente si tratta di interpretazione della religione, ma i riferimenti per alcune delle leggi varate (soprattutto i codici della famiglia, base della discriminazione delle donne) è la sharia, ovvero la legge coranica. Io ho anche scritto un libro (il prezzo del velo) dove faccio tutte le distinzioni di cui lei parla ma che non può essere riassunto in un articolo. Tuttavia la mia grande sfida per cercare di eliminare tutte le disciminazioni nei confronti di persone che vengono dal sud o dall’oriente del mondo è quelle di non fare distinizioni: in tutti i paesi che ho frequentato, anche a lungo, ho incontrato donne e uomini che rivendicano i nostri stessi diritti, questo non vuol dire annullare la propria cultura, anzi penso che le diversità possano arricchirci tutti. Per questo ho voluto dare voce a queste donne, che da anni lottano nei rispettivi paesi per i propri diritti (alcune di queste anche facendo riferimento al ruolo delle donne nella storia dell’islam) e che nessuno nota. Per questo come può leggere, se ha la pazienza, il mio articolo sulla tolleranza, io rifiuto il termine di tolleranza perché questo presuppone che vi sia qualcuno da tollerare, preferisco parlare di uguaglianza e di convivenza.
    Non ignoro nemmeno, sebbene non sia il tema del mio blog, la pesante interferenza della religione, del vaticano, sulla politica italiana. Io penso che sia una interferenza intollerabile in un paese che si dice sovrano. L’accanimento sul corpo di una donna come quello di Eluana Englaro penso che sia frutto di un cinismo senza limiti e da parte della chiesa un feticismo incomprensibile per chi dovrebbe occuparsi della salvezza dell’anima! Per concludere vorrei dire che per garantire la libertà di religione occorre uno stato laico che non subisca nessuna interferenza.
    P.s. L’iprocrisia è evidente in un governo che mentre si accanisce per salvare un corpo senza vita nega (con il ricatto della denuncia) le cure mediche a chi vive senza permesso nel nostro paese, mettendo a repentaglio la vita di migliaia di persone.

  • aca

    Caro Kassem, io ho vissuto a lungo in vari paesi a maggioranza musulmana. Conosco molto bene sia l’Islam che l’islamismo.
    Non e’ facile parlare dei rapporti tra una religione e le espressioni politiche o culturali che si rifanno a quella religione. Inoltre, come lei giustamente osserva, vi sono molte altre influenze, da quelle “culturali” a quelle politiche, alle tradizioni tribali.
    Ancora meno facile e’ parlare di religione e nessuno, in genere, osa criticare le religioni, per una sorta di equivoco senso di rispetto. Le religioni si sono costruite nei secoli una zona franca della ragione, per cui mettere in discussione un dogma o una fatwa e’ proprio un taboo.
    L’Olanda ha appena varato una legge che inverte questa odiosa consuetudine, chiarendo le differenze tra “critica” (legittima) ed “insulto” (penalmente perseguibile). Spero che anche in Italia si possa continuare ad esprimere critiche ragionevolmente fondate a qualunque credo.
    Last but not least, vi e’ nella sinistra italiana un’ulteriore auto-censura di sapore culturale: sebbene si consideri legittimo sottoporre (giustamente) a vaglio critico ogni azione della chiesa cattolica, si e’ molto timidi con le altre religioni, in particolare islam, buddismo ed hinduismo. Io lo chiamarei terzo-mondismo religioso.
    Molti intellettuali nel resto del mondo stanno, al contrario, facendo luce su queste religioni che sono fenomeni che ci riguardano sempre piu’ da vicino, essendo patria di tanti immigrati e vivendo in un’era di globalizzazione.

    Il blog di Giuliana focalizza sull’islamismo e non sull’islam, ma a mio avviso e’ veramente difficile separare la religione dai movimenti politici ad essa connessi e nel caso dell’islam lo sforzo e’ doppio.
    In generale mi sembra che alla base di qualsiasi paese moderno e democratico vi sia la separazione tra stato e religione. Le leggi vengono decise dal popolo, dando mandato ai parlamentari, non dal clero sulla base di libri (presunti) sacri, scritti migliaia di anni addietro.
    As-salam alaikum.

  • Kassem

    Grazie Dott.ssa Giuliana per la risposta. Concordo con lei che l’uso dell’Islam ai fini politici è molto diffuso in moltissimi paesi in quanto i politici lo trovano un TAV per raggiungere i loro obiettivi. questo è usato addiritura anche in paesi laici come il Libano ma in modi diversi(non per fare leggi che penalizzano una parte della società come per esempio le donne, ma per accogliere consenso elettorale. Ma l’uso dell’Islam, da parte dei politici, che arrivi a tradursi in leggi che penalizzano le donne, non avviene in molti paesi perchè non tutti i paesi islamici sono prevalentemente tribali (forse i paesi di cui parlate sono l’Iraq e l’Afganistan). Penso che questa lotta deve essere una lotta comune e che i primi a condurala devono essere i mussulmani stessi. purtroppo ce ne sono tanti ostacoli, primi fra tutti è l’ignoranza, la povertà e i pre-giudizi. finchè questo 3 fattori pesano su quelle società, ogni tentativo di qualsiasi natura avrà effetti limitati.
    per quanto riguarda la situazione Italiana che ha descritto sono pienamente d’accordo, ho vissuto 11 anni in Italia e adesso vivo in Gran Bretagna e me ne rendo conto quanto l’Italia è penalizzata dai suoi politici e dall’interferenza del Vaticano.
    Infine a ACA, vorrei dire che il secondo intervento è molto molto più moderato del primo e mi trova più d’accordo. anch’io credo nella nella completa separazione tra stato e religione. per quanto riguarda il primo intervento, le vorrei solo precisare che Hamas and Hezbolla non sono figli di questi ‘folli invasati’ ma sono figli di ‘una occupazione’ proprio come lo erano i partigiani italiani che lottavano contro gli austriaci.
    Buona Domenica

  • falax

    Cara Giuliana, Aca, sig. Sartori e sig. Kassem. Un altro piccolo soffio, non per alimentare “a storm in a tea cup”, ma semplicemente perchè mi sembra che tutti abbiano frainteso il mio breve.
    Intanto, Dott.ssa Giuliana, ancora non ho letto il suo libro, ma se ne avrò l’occasione lo farò molto volentieri. Invece in passato ho letto non solo libri occidentali sull’Islam, ma libri di musulmani scritti sull’Islam, ho avuto l’immenso piacere di parlare con molte donne arabe nei loro paesi in occasione di un lavoro scientifico e stimo che la differenzazione all’interno dell’Islam sia grande almeno quanto (se non di più) di quella che c’è qui nell’Europa cristiana.
    Il commento fatto voleva essere il tentativo di leggere l’evento del “bonus” per il matrimonio da un punto di vista diverso da quello comunemente adottato qui in occidente, non per vizio di originalità, ma per cercare, io in primis risposte a domande che spesso mi pongo.
    Per esempio mi piacerebbe sapere come ha giustificato il governo irakeno il suo intervento?

    Giudicando da vari siti internet le questioni matrimoniali sono all’ordine del giorno nel dibattito culturale dell’intero mondo arabo.
    Conosciamo la necessità del pagamento -alla donna e solo a lei- del “mahr” e come questo sia diventato, per molti uomini irakeni, impossibile da pagare data l’enorme disoccupazione.

    Io non posso saperlo, ma so per certo che il senso del termine ‘matrimonio’ è molto diverso nei paesi arabi da quello che gli diamo noi, specialmente dal senso che ha assunto negli ultimi 40 anni, nonostante le pressioni della chiesa.
    Forse Giuliana o il sig. Kassem possono rispondermi, anche se un blog giornalistico non è la sede per spiegazioni di eventi sociali. Ma se non capiamo, profondamente, i nostri vicini di casa non potremmo mai accettare le grandi differenze che caratterizzano altre società.

    Passatemi la lunghezza del commento, ma adesso vorrei chiarire tre questioni relative ai commenti ricevuti sul mio script.

    Difendo gli ideali socialisti, gentile Giuliana, e comunisti perché non credo che il libero mercato sia la soluzione, ma non difendo le discriminazioni fatte sulle donne, ho semplicemente cercato di interpretare una legge alla luce delle misere conoscenze che ho sul mondo musulmano in generale, dove so che i legami familiari sono molto importanti, per non abusare del vocabolario. Inoltre, è molto interessante sapere cosa ne pensa la cristiana Hanaa Adwar, ma sarebbe altrettanto interessante sapere cosa ne pensano le donne musulmane, vedove, dell’Irak.

    Quanto ad Aca, perdoni la mia semplicità di linguaggio con il rischio di banalizzare le sue idee, ma mi sembra eccessivo considerare ogni membro del governo affiliato ai fratelli musulmani, notoriamente fanatici, ma sicuramente lei lo sa meglio di me. (dovevo virgolettare la parola normale, mannaggia a me che non so bloggare! ma con quel normale volevo solo indicare la popolazione che non si riconosce nei motti dei F.M)
    Quanto alla consistenza storica del mio script, lungi da me il volerglielea dare, era solo un modo di porre l’argomento su un altro piano. Quanto alle rivoluzioni di cui noi parliamo, secondo il sig. Donini, Editori Riuniti, il rovesciamento della monarchia del 1958 fatto dai militari di Qasim lasciò via libera all’attività di tutti i partiti ivi compreso quello comunsta, è nel 1963 che i Ba’thisti rovesciarono Qasim, con l’aiuto dello stesso Aref complice del colpo di stato del ’58. Ed è stata in quell’occasione,in quella del ’63 che c’è stata la mattanza di comunisti, ahimè, ferocemente repressi e giustiziati a centinaia.
    Ovviamente lungi da me rimpiagere Hussein, io posso rimpiangere Berlinguer, Togliatti, ma non ho vissuto sotto Saddam per sapere com’era.

    Gentile Kassam,è noto, e intendo, genericamente noto che la donna nel mondo arabo è apprezzata e percepita come preziosissima, specialmente nel mondo moderato, ma il mio riferimento alle società tradizionli ed al ‘vaore’ della donna voleva essere un riferimento generico e concerneva il suo status giurido e non morale, ma anche in questo caso le astrazioni possono far sorgere fraintendimenti.

    L’unica cosa che so è che abbiamo bisogno di conoscere i popoli arabi di più, nel dettaglio delle loro leggi e dei loro sistemi sociali e che commentare eventi solo con i nostri parametri è non solo fuorviante, ma anche dannoso.
    E a mio avviso lo è anche per tutti quei musulmani che vivono nel nostro paese e per i loro figli, perchè siamo i primi a non prendere atto della complessità dei casi ed i primi a parlare contro di loro. Come se la loro modernizzazione dovesse significare adottare ex abrupto il punto di vista occidentale…
    Potete immaginarvi un futuro peggiore per tutti questi popoli?
    Grazie di questo libero spazio a Giuliana a cui auguro buon lavoro.
    Falax

  • Maria Luisa

    Salve.
    Ho letto il suo articolo ‘Iraq, si pagano i maschi per sposare le vedove’ e benchè lei non mi sia apparsa una sprovveduta (nel senso che sembra aver padronanza di ciò di cui parla), ho trovato un forte pregiudizio nel modo in cui si rapporta alla questione.
    Viviamo nella certezza che il nostro modo di vivere sia l’unico ‘giusto’. Che la donna debba emanciparsi dalle griglie sociali e che il suo unico mezzo per aver voce in capitolo sia imporsi come individuo.
    Il caso di cui lei discorre, mi pare chiara esemplificazione del contrario.
    Siccome queste donne di cui le parla ed in generale tutte le donne irachene sono pensate, percepite dalla società civile irachena attraverso le categorie: nubile, coniugata, vedova (e certamente altre), e quest’ultima categoria priva la donna di una serie di diritti/ possibilità, il governo iracheno ha pensato d’aiutarle cambiandogli la condizione, ovvero spostandole di categoria.
    Lo so che lei trova tutto questo ripugnante e che è legata ad un’idea di matrimonio come il prodotto dell’amore romantico (categoria recente anche nella storia occidentale e non è detto ci rimanga!). Ma, io credo, il governo iracheno non può a priori cambiare il modo di pensare della società civile ed imporre un modello, quello dell’individuo e della donna come individuio (che ne è solo un caso particolare), che ha le sue radici in occidente, solo perchè in occidente lo si ritiene l’unico modello valido.
    Il problema di fondo del suo articolo, e degli articoli simili, è che è incapace di guardare anche a se stesso con sguardo critico. I nostri assiomi li diamo sempre per scontato.
    Ed aggiungo che, anche senza far critica di sè e dando per scontato che per esser donne si debba esser come noi, pensare che la ‘libertà’ (intesa all’occidentale come autonomia) si possa dare è un’utopia. La libertà ce la si prende, non ci sono altre vie per apprenderne appieno il senso e farla durare.
    Grazie d’avermi letto, attendo risposta.

  • http://deleted Maria Luisa

    Mi accorgo ora di chi ha firmato l’articolo e che Giuliana non è una lettrice.
    Per cui la prego di sorvolare su queste due righe
    ‘benchè lei non mi sia apparsa una sprovveduta (nel senso che sembra aver padronanza di ciò di cui parla)’
    La ringrazio.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    Evidentemente non conosce la situazione delle donne irachene, prima della guerra e occupazione del 2003 le donne godevano di molti diritti in Iraq, grazie al codice di famiglia del 1958, ritenuto il più progressista del mondo arabo-musulmano. Nemmeno alcune restrizioni imposte da Saddam dopo il 1991 aveva sostanzialmente cambiato la condizione della donna presente e attiva nel mondo politico, economico, culturale e istituzionale. La propria presenza non dipendeva dallo status, come invece avviene in altri paesi, quindi per le donne irachene l’imposizione di leggi religiose e/o tribali rappresenta un grave, sofferto e combattuto arretramento rispetto al passato. Io penso che la visione precostituita non sia la mia ma la sua e di quelle/i che pensano che donne e uomini possano essere condannati a vivere in condizioni che noi non accetteremmo mai in base a un relativismo culturale che le vuole diversi da noi. Io invece mi sento in dovere, per l’aiuto, l’insegnamento e la solidarietà che ho avuto da loro durante la mia pemanenza nei loro paesi di dare voce a queste donne che nessuno vuole sentire. Queste donne vogliono la loro libertà, i loro diritti e lottano per questo. Noi invece lottiamo per i nostri diritti, minacciati dagli stessi integralismi che opprimono altre donne, e applichiamo nei loro confronti un “razzismo strisciante” che le condanna all’oppressione. Sarà un caso che il mio ultimo libro sul velo è già stato tradotto in francese in Algeria e visto l’interesse viene tradotto anche in arabo?
    giuliana

  • http://deleted Maria Luisa

    Certamente non conosco la situazione delle donne irachene nè per cosa lottino. E per questo comincerò leggendo il suo libro sul velo.
    Sul ‘razzismo strisciante’ non sono del tutto convinta. Non intendevo condannare nessuno a vivere in condizioni che non accetterei mai in base a un relativismo culturale….etc.
    Bensì le facevo presente che è possibile che le rivendicazioni di queste persone non passino per i nostri canali, non abbiano i nostri stessi scopi.
    Le faccio un esempio molto pratico.
    Io ho 25 anni ed abito in Emilia Romagna. Fino ai 18 ho vissuto in un paese tra il casertano ed il napoletano, uno di quei paesi noti alla cronaca.
    Gli obiettivi delle mie amiche nelle due regioni sono molto differenti. Dove sono nata di solito alla mia età si è già parte di un nuovo nucleo familiare, di cui si è parte attiva, di cui si portano i benefici e le responsabilità; dove abito si ritiene di dover perseguire la propria ‘soddisfazione personale’ (studio, lavoro, possibilità…)col conseguente prolungamento della dipendenza e/o della permanenza in famiglia.
    Le mie concittadine d’infanzia hanno molto da ridire sulla mia condizione di ‘zitella’ e sulla mia decisione di non aver ancora nè marito nè figli. Allo stesso modo se mi fossi già sposata e avessi già procreato le mie attuali concittadine mi avrebbero visto come un alieno.
    Come vede obiettivi diversi, modi diversi di persegirli, senza una qualche gerarchia dal meglio al peggio.
    Tutta questa digressione solo per mostrarle che il mio commento non partiva dall’assuefazione al relativismo, ma da un’esperienza concreta.
    Si può esser donne in molti modi, che le donne irachene si rifiutino d’esserlo secondo quanto ha deciso il governo, è molto chiaro nella sua risposta al mio commento, lo era meno nell’articolo.
    In ogni caso ha acceso la mia curiosità, e di questo la ringrazio e molto.
    Circa il ‘razzismo strisciante’ credo sia endemico dell’essere umano. Non ci si libera mai del pregiudizio. E lo si avverte nei modi più disparati (facendo gli auguri di compleanno ad un israeliano lo stesso giorno dell’anno scorso secondo il nostro calendario, aprendo un libro in arabo dalla fine, e per altre cose assai peggiori). Non credo ci si liberi mai di questo. Credo solo che sia possibile adoperarsi per diventarne più consapevoli. Quindi sì, in me c’è ‘razzismo strisciante’ e lei ha fatto in modo che arretrasse d’un passo.

  • Francesca

    Complimenti Giuliana per tutte le informazioni che mi dai. Sono e sto leggendo “Confessions d’une soeur religieuse” di Soeur Emmanuelle. Questo libro tratta tra le altre cose della condizione delle donne nel mondo musulmano, poichè ha trascorso la maggior parte della sua vita in Turchia ed Egitto.La sua capacità di creare armonia tra uomini e donne, e le diverse religioni (musulmana, ebraica e cristiana) è splendida! Per quanto mi riguarda ho vissuto circa sei anni da piccola in Tunisia .I miei genitori mi permettevano liberamente di vivere con la famiglia della tata tunisina. Così i ricordi sono molti e bellissimi, ad esempio il legame forte tra le donne,la naturale solidarietà tra di loro. Devo essere sincera, non ho mai più rivissuto quest’appartenza ad un gruppo, ed a volte mi manca. Spero di rileggerti molto presto! Francesca.