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Islamismo

Iraq, 900mila vedove in più dal 2003

Sono 1,5 milioni le vedove irachene, il che vale a dire il 10 per cento della popolazione irachena. Secondo i dati raccolti da Relief international il 59 per cento delle vedove ha perso il marito durante l’occupazione americana, ovvero a partire dal 2003. Si tratta di 900.000 donne, un numero che lascia supporre che il numero delle vittime della guerra in Iraq sia molto superiore a quelli diffusi. Inoltre le vedove, in un paese dove manca la sicurezza oltre ai servizi essenziali per la vita quotidiana, sono ancora più vulnerabili. E la situazione non sembra dare segni di miglioramento. 


  • alvise

    Sono davvero dolente per il grande nmero di morti e quindi di vedove e orfani, ma inviterei ad essere più precisi quando si scrive “durante l’occupazione americana”. Messo in questi termini sembra che siano stati tutti uccisi dall’esercito USA. E sappiamo bene che non corrisponde a verità.
    Vi sono anche cristiani uccisi da fanatici islamici, come pure quelli assassinati nelle esplosioni di caserme e di fedeli in preghiera nelle moschee….etc

    Pare che siano 30.000 i morti italiani, uccisi a vario titolo dopo il 25 aprile 1945, durante l’occupazione americana. Eppure non vengono attributi alla presenza dei soldati statunitensi.
    Perchè allora questa semplificazione giornalistica ?

  • Valter Di Nunzio

    Sono numeri che danno la dimensione dell’inutile strage compiutasi in Iraq. Inutile per tanti motivi, ma ne cito uno per tutti: gli Usa hanno speso 3500 miliardi di dollari (un quarto del loro enorme debito pubblico) oltre ai danni umani, che certamente non hanno guadagnato.
    Di fronte a tanta irrazionale volontà di potenza vorrei ricordare il giudizio di Karol Woitila che sentiva la presenza del Male, quello metafisico e assoluto, in quella scelta sciagurata. Peraltro l’Islam, il nemico di quella guerra e di quella in Afghanistan, esce rafforzato. Credo che in sede di giudizio storico ci possano essere ben pochi dubbi.

  • giuliana

    @alvise il riferimento è a un periodo temporale dal 2003 in poi, se non ci fosse stata l’invasione americana ci sarebbero state le vittime di Saddam ma non avremmo forse 900.000 vedove. Il dato è complessivo e sarebbe arduo fare una suddivisione
    giuliana

  • alvise

    @giuliana
    leggo dal Manifesto di oggi di un nuovo attentato in Daghestan e mi chiedo quanto morti si possano associare alla presenza di truppe russe in quelle aree e in Cecenia.
    E che dire delle centinaia di migliaia di morti in Algeria negli anni scorsi. Come si comportò l’esercito ?
    Non trovo corretto porre la questione in termini così manichei, perchè allora sarebbe il caso di verificare anche cosa fa l’esercito cinese nelle province più occidentali di quel Paese. O quello filippino a Mindanao…..
    Per le guerre in Congo si parla di almeno 4 milioni….(dati di qualche anno fa)
    E allora ?

  • giuliana

    @alvise e allora cosa?
    g-

  • alvise

    e allora…..

    Allora sarebbe ora che la smettessimo con un occidente che si colpevolizza e che attribuisce al suo passato coloniale tutti i problemi del mondo arabo; e che difende tutti i diritti possibili meno quello della libertà religiosa .

    I cristiani in Medio Oriente hanno subito le stesse prove e violenze degli altri gruppi – sunniti, sciiti, yaziti, arabi, turcomanni, ecc..

    I cristiani sono stati però oggetto particolare di violenza, tanto da far temere a molti vescovi che vi sia un piano proprio per cacciare i cristiani dall’Iraq, come negli anni ’70 ve n’era uno per cacciare i cristiani dal Libano.
    I cristiani del Medio oriente sono divenuti “obbiettivo legittimo” della guerra dell’islam contro l’idolatria e contro “l’inquinamento” che i cristiani portano nella cultura araba , definendo la chiesa colpita “la sporca tana dell’idolatria”
    I cristiani sono dunque “obbiettivo legittimo” per aver permesso sempre il dialogo fra oriente e occidente, per aver fatto crescere la cultura araba nei valori della modernità, per aver affermato la dignità e la parità della donna con l’uomo, per offrire scuole per ragazze; far maturare uno Stato laico, capace di accogliere tutte le minoranze religiose.

    Non pensa anche lei che le loro uccisioni non possano rientrare in quel numero da lei porposto, dal momento che la loro morte risponde a un’altra ragione ?

  • giuliana

    @alvise prima del 2003 i crisitiani in Iraq vivevano senza problemi, non mi risulta che l’occupazione dell’Iraq sia stata fatta da fanatici islamisti, ma questi hanno avuto ampio spazio dopo l’occupazione. Saddam era un dittatore sanguinario ma la costituzione in vigore in Iraq fino al 2003 non si basava sulla religione, ora la sharia è principale fonte di legge. E’ dopo l’occupazione occidentale che è iniziato lo scontro tra confessioni religiose che prima convivevano, di chi è la colpa?
    giuliana

  • danilo recchioni baiocchi

    @ Giuliana
    Di chi è la colpa? Io la vedo così: la guerra in Iraq era dovuta alla profonda convinzione tutta americana (chiamiamola pure ideologia) che ogni uomo e ogni popolo aspiri alla libertà e alla pace e che il principale ostacolo è rappresentato dalle dittature che, se possibile, vanno rimosse anche dall’esterno. Tutta la storia americana del XX secolo è stata, con innegabili successi, motivata da questa visione: la Prima Guerra mondiale era la lotta al nazionalismo e all’imperialismo, la Seconda al nazifascismo, la Guerra Fredda al comunismo. La fine degli anni ’80 e gli anni ’90 sono stati un tripudio di trionfi della democrazia con metodi non violenti dall’Europa orientale, alle Filippine, al Sudafrica, fino al sudamerica. E a dar ragione a questa visione concorreva il fatto che l’Europa occidentale non aveva mai conosciuto un così lungo periodo di pace. Mancavano solo i Paesi a maggioranza islamica. Era ragionevole, per gli americani, rimuovere il principale finanziatore dei terroristi palestinesi e, mostrando i benefici della democrazia, provocare un effetto domino che avrebbe contagiato anche gli altri popoli della regione.
    Tuttavia, l’islam è una visione che si contrappone alle basi della democrazia: la libertà individuale non conta nulla, la violenza si giustifica facilmente, e così via, per cui molti sciiti hanno inteso la libertà come la possibilità di farla pagare ai sunniti; molti sunniti l’hanno intesa come la possibilità di massacrare gli sciiti; ed entrambi come la possibilità di adempiere al dovere sacro di combattere idolatri e infedeli, e quindi di perseguitare i cristiani.
    Era una visione del tutto sballata quella americana? Diversi popoli arabi quest’anno hanno cacciato i rispettivi dittatori (o stanno ancora cercando di farlo) con parole d’ordine molto “americane” (libertà di parole, libere elezioni, etc.). I dittatori amici dell’Occidente sono stati subito invitati a fare le valigie, quelli avversi all’Occidente (Assad) sono ancora lì a massacrare la gente.Per quanto si possa criticare e demonizzare l’Occidente, francamente mi sembra impensabile che i giovani da noi scendano in piazza per chiedere la sharìa.
    Come andrà a finire? Temo come in Iraq, senza la guerra fra sciiti e sunniti, e già l’atteggiamento della dirigenza egiziana verso i cristiani e verso Israele non fanno sperare niente di buono. Perchè prima delle forme, c’è la sostanza che conta, il pensiero, la scala di valori condivisa. Quella condivisa nelle società a maggioranza islamica può accettare alcune forme della democrazia, ma se queste non poggiano su una scala di valori condivisa compatibile con la democrazia prima o poi entreranno in contraddizione. Un esempio su tutti: se si accetta il principio dell’alternanza al potere, si può escludere la libertà di critica e di parola? E se queste ultime vengono accettate, possono essere escluse la libertà di criticare Maometto, di mettere in discussione la divinità del Corano, e così via? La realtà è che la democrazia pone delle questioni alla visione islamica di portata dirompente, di cui da noi non ci rendiamo conto o sottovalutiamo, ma che su società che hanno certi principi da diversi secoli sono sconvolgenti.
    Detto questo, la questione “di chi è la colpa” diventa del tutto secondaria. E’ molto più importante fare tesoro delle esperienze passate.

  • giuliana

    @danilo, possibile che si debba sempre mistificare la storia e la realtà per sostenere le proprie posizioni fino a considerare “americani” anche i diritti univerali sanciti dalla rivoluzioen francese!!!!
    giuliana

  • danilo recchioni baiocchi

    @ giuliana
    Scusi, ma di che mistificazione parla?
    La Carta francese (Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen, del 1789) riprende ed amplia la Dichiarazione di Indipendenza (1776) e la Carta dei Diritti della Costituzione americana, che la precedono. La “Dichiarazione universale dei diritti umani” è uno dei documenti fondativi dell’ONU, organizzazione voluta fortemente da Roosevelt e poi da Truman, e rifiutata dai paesi islamici che hanno sottoscritto la “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo”, proclamata il 19 settembre 1981 presso l’UNESCO a Parigi. E’ la versione islamica della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Si è resa necessaria per il fatto che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non è compatibile con la concezione della persona e della comunità che ha l’Islam (cito da wikipedia, anche se già conoscevo questi dati. In ogni caso, una rinfrescatina di storia non fa mai male a nessuno…).
    Detto questo, le chiedo: in quale parte del mio intervento ho parlato della Carta? E poi: di quale mistificazione parla?

  • Valter Di Nunzio

    @ danilo recchioni baiocchi. Mi limito ad osservare che la sua lettura della guerra in Iraq dista alcuni anni luce dalla valutazione che ne ha dato la Chiesa cattolica e sopratutto i due pontefici che l’hanno attraversata. Non vi è nulla di male ovviamente, ma rifletta sul fatto che le principali confessioni cristiane (a parte i pentecostali made in USA a cui appartiene la famiglia Bush) hanno visto nel violento attacco all’Islam (in quanto tale) un attacco pericoloso, oltrechè inumano e smisurato, all’idea della legittima influenza sociale e politica della religione, in quanto tale. Guardi che gli argomenti usati nella “guerra di civiltà” sono fungibili e utilizzabili contro qualunque civiltà influenzata da valori religiosi e spirituali. Tanto è vero che il testo ormai eponimo di Hutchinson, diffuso dai media vicini ai neo cons, era diretto contro il mondo cristiano-ortodosso dell’Est Europa (!), poi riadattato, con il medesimo format, contro le società musulmane. Domani, con la stessa disinvoltura, potrebbe essere usato contro il cristianesimo sociale dell’America Latina o dell’Europa Occidentale, qualora entrasse in collisione col capitalismo finanziario su argomenti non secondari. In ogni caso mi sembra che fino ad ora il bilancio di questo attacco forsennato sia quanto meno deludente, per non dire catastrofico, almeno per l’Occidente e per l’America, se proprio vuole considerare irrilevante la morte di tanti musulmani, secondo lei seguaci di Satana. Mi sembra per questo curioso che lei continui ad usare questi argomenti da propaganda bellica quando la guerra si è conclusa e, al hamdu lillah, l’avete persa. Dal mio lato c’è invece la tristezza per tutte queste morti, inutili da entrambe le parti, nonché per l’arretramento culturale e l’estremismo senza sbocchi che queste guerre hanno determinato in tanta parte del mondo, musulmano e non solo.

  • alvise

    Giusto il post 7.
    La colpa è degli USA e del minstro della Difesa Donald Rumsfield che non volle ascoltare i suoi generali, quando gli dicevano che avevano bisogno di molti più uomini per controllare il paese e le sue frontiere, una volta l’avessero occupato.
    I fondamentalisti entrarono nella scena politica arrivando da fuori.

    E’ accaduto qualcosa di simile anche in Iran con Khomeini, che arrivò da Pargi. Carter decise di non far nulla e di lasciar cadere lo Scia Reza Palevi. In quel caso gli USA usarono un’altra linea politica.
    Ma il risultato finale, a favore dei fondamentalisti, non cambiò.

    Oggi qualcuno vagheggia una primavera araba che mi pare stia purtroppo declinando verso l’autunno.
    Temo abbia tutti i connotati per riprodurre qualcosa di simile a quanto già accaduto nei decenni scorsi in altre parti del Medio Oriente.
    E se Erdogan si muove freneticamente, visitando anche il Cairo e rielnciando gli interessi palestinesi, forse lo fa perchè ha capito prima di molti europei che un incendio in quell’area, è poco “primaverile” e anzi potrebbe toccare prima o poi anche il suo Paese.
    Idem per l’Arabia S. quando “concece” il voto alle donne !

  • danilo recchioni baiocchi

    @ valter di nunzio
    Per quanto rispetti l’opinione di tutti, a partire dai papi, sono abituato a pensare con la mia testa.
    In quanto a quello che diceva Hutchinson, il fine di quel libro era proprio dare una chiave interpretativa per evitare i conflitti, non per attizzarli. All’epoca era aperto il dibattito sulle ragioni per le quali – tramontate le ideologie – ci sarebbero stati conflitti in futuro: si andava dalla “fine della storia” di Fukuyama alle disquisizioni sui conflitti etnici o per le risorse, e così via. Hutchinson si inseriva in questo dibattito con una chiave di lettura che trovo condivisibile e che, in sintesi, era: poichè è molto probabile che i conflitti del futuro saranno dovuti a differenze di civiltà, evitiamoli e preveniamoli in primo luogo evitando di immischiarci nelle faccende altrui, ad esempio intervenendo in una guerra fra Paesi appartenenti alla stessa civiltà, perchè finiremmo per trovarci tutti contro. L’esportazione della democrazia in paesi con una cultura antitetica rispetto a quella alla base della democrazia è in palese contraddizione con questa visione. Il fallimento USA, più che militare, è stato il sogno di vedere i paesi musulmani retti da istituzioni democratiche pur mantendendo il sistema di valori proprio di una società musulmana. Il caso dei diritti umani (post n. 10), per non parlare del caso già sperimentato dell’Algeria degli anni ’90, è la dimostrazione che già si poteva capire che sarebbe stato un sogno.
    Ciononostante, c’è stata la primavera araba e una generica richiesta di democrazia (non di dittatura) dalle piazze. Vedremo come andrà a finire, ma più passa il tempo più sono pessimista.

  • Livia

    oooohh e allora i despoti sauditi tuttora saldissimi in sella dove li mettiamo, tra quelli “amici” dell’occidente o tra quelli “avversi”…

  • danilo recchioni baiocchi

    @ Livia
    Mi sono perso la notizia di massicce manifestazioni popolari anti regime in Arabia Saudita…

  • giuliana

    @danilo, si vede che non si informa non erano massicce ma ci sono state e sono anche state represse con numerosi feriti
    giuliana

  • danilo recchioni baiocchi

    @ Giuliana
    Ma forse non sono state così massicce come in Egitto e Tunisia. E poi: si riferisce alle proteste degli sciiti? Chiedevano democrazia, libere elezioni, libertà di espressione?,…