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Street Politics

Iran: otto uomini per un solo programma

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La campagna elettorale per le presidenziali iraniane è entrata nel vivo. La televisione pubblica Irib ha reso noto minuto per minuto lo spazio a disposizione di ogni candidato. Ognuno degli otto politici in competizione potrà parlare per 7 ore in televisione e 216 minuti in radio: per un totale di 2mila ore di programmi elettorali. Mentre Esmail Ahmadi-Moqaddam, capo della polizia nazionale (Naja), ha confermato la stretta sulla campagna elettorale virtuale. La velocità di connessione è già stata notevolmente diminuita, così come Facebook, Twitter e YouTube continuano a essere filtrati o bloccati, mentre i network privati che possono bypassare le censure hanno smesso di funzionare. Per questo, i media indipendenti puntano il dito contro il Consiglio supremo del Cyberspace, colpevole di aver ordinato improvvise restrizioni.

Ma diamo uno sguardo ai programmi dei candidati. Il sindaco di Tehran, Mohammad Baqer Qalibaf, ha assicurato di volersi impegnare nella lotta alla povertà, promettendo agli iraniani di frenare la svalutazione del toman, la moneta locale. Qalibaf, durante un programma televisivo, ha annunciato che, in caso di vittoria, «elaborerà un nuovo sistema di governance, in grado di modernizzare le infrastrutture del paese».

Il candidato Hassan Rohani, esponente del Consiglio nazionale di sicurezza, e politico moderato, ha promesso invece di volersi impegnare per la soluzione della controversia sul nucleare, puntando il dito contro il presidente uscente Ahmadinejad, responsabile, a suo parere, di aver alimentato tensioni «inutili sul piano internazionale e nocive per la sicurezza nazionale».

Rohani ha annunciato poi un piano per i primi cento giorni di governo di risanamento economico. Mentre, in un video su Youtube, il politico ha criticato gli arresti domiciliari imposti ai due leader riformisti, Mussavi e Karroubi, chiedendone il rilascio. Nonostante il divieto implicito a fare riferimento ai due uomini eccellenti agli arresti, anche l’unico politico riformista rimasto in gioco, Mohammad-Reza Aref ha parlato del caso Mussavi in un programma della televisione di stato.

Dal canto suo, il negoziatore nucleare Said Jalili sembra attestarsi sempre più chiaramente su posizioni populiste, ottenendo così l’endorsement dei pasdaran. Non solo, almeno 15mila volontari tra i basiji stanno lavorando a Tehran per la sua campagna elettorale. L’ayatollah Mohammad Yazdi ha appoggiato Jalili, enfatizzandone la lealtà alla Guida suprema. Anche nel campo radicale Jalili miete consensi: sono arrivate addirittura le aperture di Ahmadinejad alla candidatura del negoziatore nucleare. Questo spiegherebbe le reazioni non eclatanti del presidente uscente all’esclusione del suo epigono, Esfandiar Mashai. Ma il consuocero del presidente, che sta per concludere il suo mandato, ha pubblicato su internet un file audio in cui auspica di essere riammesso alla vigilia del voto. Tuttavia, l’ufficio di Mashaei ha smentito queste dichiarazioni, definendole «infondate».

Secondo un sondaggio commissionato dall’agenzia conservatrice Mehr, a Tehran vincerebbe il sindaco della capitale Mohammed Baqer Qalibaf con il 35,8 percento dei voti. Risultaerebbe secondo Said Jalili. E terzo l’ex ministro degli Esteri, Ali Akbar Velayati, che raccoglierebbe appena l’8,5 percento dei consensi. Velayati, noto esponente conservatore, si è espresso per l’estensione e il rafforzamento dei legami con la comunità internazionale. Nel suo intervento televisivo Velayati ha fatto riferimento ai negoziati per chiudere la guerra Iran-Iraq come meno complicati degli attuali incontri sul nucleare. Velayati ha parlato anche della necessità di una «riconciliazione con il mondo», criticando le attitudini in politica estera di Ahmadinejad.

Lo scontro delle ultime campagne elettorali sembra un miraggio. Restano solo minime divergenze. Mentre l’intero establishment respinge ogni accusa di mancanza di «trasparenza» nelle procedure elettorali, come un’indebita ingerenza.