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Street Politics

Iran, il sisma di Bushehr e lo stallo sul nucleare

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Dopo il devastante terremoto di Bam che nel 2003 causò 31mila vittime e la distruzione dell’antica città, un sisma di magnitudo 6.1 Richter ha colpito tre villaggi con epicentro nella città di Kaki, nella provincia iraniana di Bushehr, sul Golfo persico. Il bilancio provvisorio è di 40 morti e 850 feriti, ma il numero delle vittime è destinato ad aumentare, qui le case sono di fango e paglia. Una montagna si è sbriciolata e i detriti hanno travolto i villaggi di Shambé e Sana, anche le città di Khormouj, Dayer a Kangan sono state devastate. L’Iran è un paese ad alto rischio sismico, nel secolo scorso sono morte circa 70mila persone coinvolte dai maggiori eventi tellurici. La scossa di terremoto ieri è stata avvertita anche negli Emirati, in Qatar e a Doha. I residenti dei grattacieli di Dubai sono stati evacuati e centinaia di persone si sono riversate in parchi e spazi aperti della città.

Il direttore della Mezzaluna Rossa, Mahmud Mozafar, ha riferito che «poiché il terremoto è avvenuto in una zona montagnosa, vicina al mare, i suoi effetti potrebbero essere stati meno devastanti di quello che farebbe pensare la sua magnitudo». Nel pomeriggio di ieri ci sono state cinque scosse di assestamento, che hanno colpito circa 100mila persone. A Tehran è stata creata un’unità di crisi che ha inviato sul posto aiuti alimentari, tende ed elicotteri. Immediatamente è partito l’allarme per le conseguenze sugli impianti nucleari della regione.

Secondo il dirigente dell’impianto di Bushehr, Mahmud Jafari, il sisma non ha interessato la centrale nucleare ed è avvenuto a circa 150 km dall’impianto. L’Iran è l’unico Paese al mondo che gestisce una centrale nucleare che non aderisce alla Convenzione sulla Sicurezza nucleare, siglata dopo il disastro di Chernobyl, nel 1986. Ma Tehran ha ripetutamente respinto le preoccupazioni per la sicurezza dell’impianto, costruito nella zona sismica. Secondo uno studio pubblicato la scorsa settimana dal Carnegie Endowment, l’impianto di Bushehr è collocato sull’intersezione di tre faglie tettoniche.

Dal canto suo, l’Aiea fa sapere di aver ricevuto i dati sull’evento sismico e non alimenta preoccupazioni sul caso. Ma in merito al programma nucleare iraniano la distanza tra il Paese degli ayatollah e il gruppo di contatto 5+1, che include i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite e la Germania, resta rilevante. L’Iran non ha intenzione di sospendere l’arricchimento dell’uranio al 20 per cento o di inviarne le scorte all’estero. Lo ha ricordato il responsabile dell’Agenzia atomica iraniana, Fereydun Abbassi Davani. «Abbiamo bisogno di produrre del combustibile, in ogni progetto è necessaria una riserva: le nostre attività di arricchimento sono sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e non suscitano alcuna preoccupazione», ha spiegato Davani. L’Iran ha intenzione infatti di costruire altri cinque reattori per progetti di ricerca oltre a quello già attivo a Tehran.

Nel vertice sul nucleare, svoltosi il 5 e 6 aprile in Kazakistan, i Paesi del 5+1 hanno presentato a Tehran una nuova offerta che comprende un alleggerimento delle sanzioni in vigore contro il paese, in particolare nel settore bancario e petrolchimico. Restano valide le condizioni già poste a Baghdad nel 2012: «sospensione» dell’arricchimento dell’uranio al 20%, chiusura del sito nucleare di Fordo. Le autorità iraniane insistono sul fatto che l’uranio arricchito al 20 per cento serve ad alimentare il reattore di ricerca di Tehran, che produce radio-isotopi ad uso medico.

Dal manifesto del 10 aprile.