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Street Politics

Iran: i detenuti scelgono Khatami

Khatami

Nonostante le sanzioni internazionali incidano sulle condizioni di vita degli iraniani, non colpiscono l’establishment e i grandi ricchi. L’indice della Borsa di Tehran ha registrato ieri il suo «record storico». Ad avere i maggiori incrementi sono state le azioni di aziende produttrici di metalli e minerali.

Mentre il petrolio iraniano continua ad essere esportato nonostante le sanzioni. Le esportazioni di greggio nei primi tre mesi dell’anno sono aumentate del 74 per cento rispetto all’anno scorso e del 79 rispetto a due anni fa. E il 15 maggio riprenderanno a Vienna i colloqui sul programma nucleare

con l’Aiea. Si tratta del decimo round negoziale dal 2011, il primo dopo lo stallo dell’incontro di Amalty in Kazakistan. Ma a Tehran si infervorano i preparativi per le elezioni del 14 giugno prossimo. «Per evitare le manifestazioni del 2009 gli ayatollah sono pronti a tutto», ci spiega Ramin Jahanbegloo, intellettuale e docente di Etica dell’Università di Toronto.

«Vogliono far credere che ci siano numerosi candidati come prova di pluralismo, in realtà si tratta di figure dell’establishment», prosegue Jahanbegloo. L’assenza di riformisti potrebbe indebolire il dibattito politico. «È questo il punto, gli ayatollah vogliono la partecipazione ed un’alta affluenza alle urne, per evitare di innescare contestazioni», conclude il docente.

Per questo, si prevede uno scontro tra Ali Akbar Velayati, consigliere conservatore della Guida suprema per la politica estera, e Efsandiar Rahim Manshaei, collaboratore e consuocero di Ahmadinejad, che non può presentarsi per una terza volta alle elezioni. Pochi giorni fa si è tenuto in uno stadio di Tehran un raduno di quasi centomila persone organizzato dal governo per ringraziare quanti hanno lavorato durante le vacanze del recente capodanno persiano. La manifestazione si è trasformata in uno show elettorale in favore di Mashaei.

Il quotidiano Saham ha riportato il dissenso di Hashemi Rafsanjani con la Guida suprema. Rafsanjani ha detto che non esiste la possibilità di una cooperazione con Khamenei e che non «entrerà in competizione» alle prossime elezioni. Rafsanjani si è anche detto preoccupato per il potere delle Guardie rivoluzionarie: «controllano l’economia, la politica interna ed estera, non sono soddisfatti se non prendono tutto». Un gruppo di attivisti in prigione sin dall’ondata di proteste del

2009, nota come movimento verde, ha inviato una lettera all’ex presidente riformista Khatami chiedendogli di prendere parte alle elezioni. Nei giorni scorsi, Khatami aveva assicurato che non avrebbe partecipato alle elezioni se gli attivisti ancora in prigione del movimento verde non fossero stati rilasciati. Anche 110 ulema di Qom hanno chiesto a Khatami di candidarsi al voto. Fanno parte del così detto Salam Khatami, un sito internet fondato dai suoi sostenitori per raccogliere firme a favore della sua candidatura.

Articolo apparso sul manifesto del 14 aprile

  • carlo

    la notizia che manca è quella che riguarda l’aumentata vendita del petrolio iraniano.
    E’ un crimine scrivere che sono i cinesi e gli indiani – “la più grande democrazia del mondo” – che lo comprano?
    Solo gli occidentali non mantengono fede agli impegni, cioè alle sanzioni, decise dall’ONU ?
    E se questi fedifraghi non sono i soliti USA, forse non è il caso di scriverlo ?

  • P.P. Penco

    Mi pongo una domanda: dove Carlo ha letto nell’intervento di Acconcia un riferimento ai paesi “occidentali” ?
    Francamente non riesco a capire il senso della sua polemica. O forse c’è una parte dell’articolo che non è stata pubblicata in linea ? O non riesco più a leggere ? O forse Carlo legge fra le righe e anche nelle intenzioni (e perché no, nei fondi di caffè) ?

    L’articolo di Acconcia, mi sembra, non fa che descrivere la reazione degli iraniani difronte all’embargo deciso dagli Stati Uniti.
    Fra i paesi che ottemperano, per completezza d’informazione, figura anche la Corea del Sud e…gli Stati Uniti stessi.
    Già, perché, malgrado le sanzioni, adottate già a fine 2011, il Pentagono ha affermato che non conosce l’origine del petrolio comprato con fondi statunitensi per alimentare le forze armate afgane. Imbarazzante no ?
    E altrettanto imbarazzante è che la Turchia (paese “fedele” alla NATO)serva di tramite per il pagamento del petrolio acquistato dall’India.

    Insomma, se bisogna fare il processo alle intenzioni, caro Carlo, allora raccontiamola tutta.

  • carlo

    @ pppenco
    Il Middle East Economic Digest riporta come Teheran riesca a vendere il proprio petrolio tramite espedienti sempre più complessi: tra questi, il carico dei barili presso porti remoti, da cui il petrolio iraniano è trasportato in Asia a bordo di navi battenti bandiere di altri paesi; così come il contrabbando via terra nel vicino Iraq, dove il petrolio iraniano – molto simile nelle sue specifiche a quello iracheno – è venduto nei porti del Golfo Persico sul mercato internazionale.

    Secondo la United Press International, questi stratagemmi avrebbero favorito un aumento delle vendite di petrolio iraniano nella seconda metà del 2012 pari a circa 10.000 tonnellate rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno. Un risultato che avrebbe portato nelle casse di Teheran circa 410 milioni di dollari in più al mese.
    La notizia è del 7 gennaio 2013