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Street Politics

Iran: candidati moderati in fuga

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La campagna elettorale che chiuderà l’era Ahmadinejad entra nel vivo. L’assenza di candidati riformisti forti ha appiattito il dibattito politico. Ma ieri è arrivata la notizia della defezione, negli ultimi giorni prima del voto, di Mohamed Reza Aref, vice presidente dell’era Khatami. A questo punto, l’ex negoziatore per il nucleare, Hassan Rohani resta l’unico candidato moderato in campo. Rohani ha ottenuto l’endorsement dei due uomini forti Mohammed Khatami e Hashemi Rafsanjani. «Chiedo a tutti, in particolare ai riformisti e a coloro che vogliono lo sviluppo del paese di considerare quella di Rohani un’opportunità perché le loro richieste si esaudiscano», ha affermato Khatami.

Questo sostegno di tecnocrati e riformisti rafforza la candidatura di Rohani, ma allo stesso tempo aggrava la posizione del politico moderato agli occhi del clero conservatore. Il consiglio dei Guardiani ha per ora smentito una possibile squalifica di Rohani dal voto di venerdì. Ma, secondo fonti locali, la candidatura potrebbe cadere a causa delle dichiarazioni rese da Rohani sul nucleare nel secondo dibattito tv a cui hanno preso parte gli otto candidati in gara. Secondo i conservatori, il politico avrebbe rivelato informazioni riservate sul programma nucleare. Il secondo dibattito pubblico verteva su cultura, società e ruolo del governo. In quell’occasione, Rohani ha proposto l’espansione delle libertà di espressione, il rispetto della privacy e limiti ai controlli di sicurezza. Non solo, ha chiesto riforme per l’uguaglianza tra uomini e donne e per favorire la partecipazione politica.

Mentre i candidati conservatori Gholam-Ali Haddad-Adel e Saeed Jalili hanno chiesto un intervento statale più forte nelle questioni sociali. A infiammare le polemiche, è arrivata la notizia lo scorso sabato, che le forze di sicurezza hanno preso di mira il quartier generale di Rohani e Rafsanjani a Tehran. Poliziotti in borghese hanno bloccato le strade vicine agli uffici dei due politici, almeno sei persone sono state arrestate, incluso il direttore della campagna giovanile di Rohani, Saeed-Allah Badashti. Mentre, secondo fonti vicine ai tecnocrati, Ziyaedin Reza Tofiqi, dirigente del quartier generale dell’ex presidente e quattro militanti riformisti sarebbero stati arrestati nelle loro case nelle province di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad. Il ministero dei Servizi segreti ha anche emanato un comunicato denunciando l’«arresto di network terroristici» mobilitati dall’intento «di bloccare le elezioni del 14 giugno».

E così, tra alti e bassi, continuano le speculazioni su chi sarà il successore dell’uomo che ha spaccato l’Iran in due. Secondo un sondaggio reso noto ieri, il sindaco di Tehran, Mohammad Baqer Qalibaf risulta in testa, seguito dal candidato indipendente Mohsen Rezaei e dal moderato Hassan Rohani. Ma Ahmadinejad ha duramente criticato la chiusura del quotidiano radicale, a lui vicino, Iran. Il parlamento ha anche bloccato il tentativo degli ultra conservatori di presentare accuse di corruzione di noti politici del campo avverso al ministero della Giustizia. Infine, sono arrivate ieri anche le critiche di Amnesty International, sulle misure repressive aggiuntive adottate contro il dissenso in vista delle presidenziali del 14 giugno.