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Street Politics

Iran: attacco ai simboli della rivoluzione

epa06014086 (FILE) - Thousands of Iranians loyal to the Iranian estabslihment attend a ceremony in the Khomeini mausoleum in south Teheran, Iran, 04 June 2005 (reissued 07 June 2017). A shooting and a suicide bombing inside Khomeini's mausoleum left at least four injured and one dead, according to local media. At least one person was reportedly injured after at least one gunmen opened fire inside the parliament, local media reported. It is unclear whether both incidents are still ongoing. One of the gunmen was said to have been apprehended.  EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Giuseppe Acconcia

Il terrorismo ha colpito Teheran. Per la prima volta i jihadisti hanno attaccato il grande paese a maggioranza sciita che fin qui è stato in prima linea nella guerra contro lo Stato islamico (Isis) in Siria e in Iraq. In altre parole, l’Iran è vittima del terrorismo e non sponsor dei jihadisti, come sostengono gli Stati Uniti. Il duplice attentato, prontamente rivendicato dal sedicente Stato islamico (Isis), ha colpito due luoghi simbolici della Repubblica islamica, il Parlamento (Majlis) e il Mausoleo dedicato all’imam Khomeini, che si trova nella periferia meridionale della capitale iraniana. Sarebbero dodici le vittime, inclusi i quattro attentatori. Uno dei kamikaze si sarebbe fatto saltare in aria all’interno del parlamento. Alcune tra le persone prese in ostaggio avrebbero urlato: «Morte all’America, morte al suo servo: l’Arabia Saudita». Secondo alcuni testimoni, tra gli attentatori ci sarebbe una donna. Altre testimonianze parlano di uomini, vestiti da donna, che hanno fatto ingresso armati nel parlamento iraniano. Le autorità iraniane hanno assicurato che il parlamento di Teheran è stato messo in sicurezza poche ore dopo l’agguato. Tutte le strade limitrofe sono state chiuse per ore. Il presidente del parlamento, Ali Larijani, ha parlato di un «attacco codardo». I siti di notizie locali hanno riferito di gravi intimidazioni subite alla vigilia dell’attacco da parte dei leader sauditi. I media fanno riferimento a dichiarazioni di alcuni leader della corona saudita in cui direttamente si accusava l’Iran di sostenere il terrorismo internazionale. Sarebbero decine i falliti attentati di Isis contro l’Iran negli ultimi mesi. Uno dei più gravi avrebbe dovuto colpire la metropolitana di Teheran la scorsa estate. Nella recente visita del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a Riad, aiuti militari per 110 miliardi di dollari avevano rafforzato il sostegno Usa a uno dei paesi accusato di finanziare il terrorismo internazionale, incluso lo Stato islamico (Isis). In seguito agli attacchi terroristici che hanno colpito Londra, Egitto, Qatar, Emirati Arabi e Bahrain avevano deciso di isolare il Qatar, accusato di sostenere il terrorismo internazionale. Proprio l’equivalenza tra Qatar e Fratelli musulmani, l’organizzazione islamista moderata, sconfitta dal ritorno dei militari in Egitto e in Siria, è alla base di questa strategia controproducente, perpetrata da Arabia Saudita e Stati Uniti. Fino a questo momento, il sostegno che Washington ha assicurato a Riad non ha fatto altro che alimentare il terrorismo e non fermarlo. Gli attacchi di ieri sono arrivati poi a poche ore dall’annuncio delle Unità di protezione maschili e femminili (Ypg/Ypj) in merito alla liberazione della roccaforte regionale di Isis aRaqqa, in Siria. Le milizie sciite hanno combattuto negli ultimi anni al fianco dei curdi per liberare la Siria dalla presenza jihadista. Nonostante questo clima regionale incandescente, Teheran si è mantenuta su posizioni moderate. In seguito al voto dello scorso 19 maggio, il presidente HassanRohani è stato rieletto per il suo secondo mandato. I pasdaran, Mahmud Ahmadinejad e il sindaco Qalibaf non hanno trovato spazio nella tornata elettorale che ha portato il 73% degli iraniani al voto. Si tratta del secondo attentato contro il Majlis dopo la rivoluzione del 1979. Il precedente ha colpito nel 1986 il Parlamento iraniano: pochi minuti prima dell’esplosione i leader politici della Rivoluzione dall’ayatollah Ali Khamenei, attuale Guida suprema, ad HashemiRafsanjani, leader tecnocrate, mancato pochi mesi fa, riuscirono a lasciare l’edificio.