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Islamismo

Iran, arrestata la sorella di Shrin Ebadi

Nooshin Ebadi, sorella della premio Nobel Shrin Ebadi, è stata arrestata questa mattina a Tehran. E’ solo l’ultimo atto, in ordine di tempo, ma purtroppo ce ne saranno molti altri, di repressione in Iran, che hanno visto anche la morte di numerosi manifestanti. Il problema dell’Iran non è solo e tanto il nucleare, ma la democrazia per la quale si batte l’opposizione iraniana. Sosteniamo questa opposizione con inziative, manifestazioni, mettiamo in campo tutta la nostra creatività per dare visibilità agli orrori commessi da Ahmadinejad e dai suoi guardiani.

giuliana

  • alvise

    A proposito di creatività !!
    Non so quanti sappiano del principio coranico della TAKKIYE ovvero della “dissimulazione”.
    Necessaria per mascherare le proprie idee qualora ci si senta insicuri . Viene usato soprattutto dagli sciiti, in quanto minoranza, nei riguardi del mondo sunnita.
    Nel tempo ha trovato spazio negli affari e nella politica.
    Mentire “non è peccato”!!!

    Perchè allora non manifestare a favore di Ahmadinejad e dire che “ha ragione”. E che è giusto quello che “fa e dice” Kamenhei ?

    Non possiamo anche noi usare con ironia quel principio coranico per ridicolizzarli ?

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    mi piacerebbe ricevere di iniziative un po’ più appropriate ed efficaci. grazie
    g.

  • Ciabattoni Luigino

    “Arrestata la sorella del Premio Nobel”! Giuliana, mi sapresti dire chi è OGGI un premio nobel? Obama è un Premio Nobel per la PACE, e che sta facendo per la pace? LA GUERRA IN IRAQ, UN PAESE LIBERO ED INDIPENDENTE CHE NULLA HA FATTO NEI CONFRONTI DEGLI USA E DEL RESTO DEL MONDO!!

    Giuliana, scrivi a spada tratta contro Ahmadinejad e il suo intento di costruirsi la bomba atomica, MA TU SAI CHE ISRAELE HA LA BOMBA ATOMICA? Tu sai che gli USA hanno invaso uno Stato Sovrano come l’Iraq SOLO PERCHE’ SI VOCIFERAVA che volesse costruirsi quella stessa bomba che USA ED ISRAELE hanno? Tu sai che gli USA minacciano ora anche l’Iran per il fatto che questi, COME GLI EBREI, vogliono costruirsi la loro bomba?
    TU SAI PERCHE’ GLI USA NON MINACCIANO MINIMAMENTE GLI EBREI PER ESSERSI COSTRUITI LA LORO BOMBA?
    Tu sai che Ahmadinejad è stato eletto con regolari elezioni?
    Tu sai che Ahmadinejad ha accettato che si ricontassero i voti e anche questa riconta lo ha dato ampissimamente VINCITORE CON DIRITTO DI GOVERNARE?
    Tu sai che i “tuoi pacifici” oppositori iraniani, dopo il riconteggio dei voti HANNO DATO FUOCO AL PALAZZO IN CUI SI TROVAVA Ahmadinejad? pensi che volessero fargli i festeggiamenti o volevano farlo arrosto?
    TU SAI CHE Ahmadinejad PARLA DI INFILTRAZIONE DEI SIONISTI alla base di queste proteste?
    TU SAI, PER CASO, SE QUESTI OPPOSITORI SALISSERO AL POTERE AL POSTO DI Ahmadinejad…. continuerebbero a costruire QUELLA BOMBA CHE TANTO STA A CUORE AGLI EBREI?

  • http://www.donnedicarta.org sandra giuliani

    Cara Giuliana e care tutte

    come presidente dell’Associazione Donne di carta e parte del gruppo delle “persone-libro” vi comunico che abbiamo intenzione di costruire con le nostre voci una marcia di solidarietà per il popolo iraniano omaggiando la poetessa Forugh Farrokhzad.

    Iniziamo questo cammino dal TUMA’S BOOK BAR di via dei Sabelli 17 (Roma)l’8 GENNAIO 2010 dalle ore 20.00 in poi.

    Aiutateci a trovare altre tappe. E a coinvolgere la comunità iraniana residente a Roma.

    Grazie, info@donnedicarta.org

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    cara sandra darò il massimo di pubblicità a questa iniziativa che mi sembra molto bella e soprattutto rompe il ghiaccio dell’impotenza, ma deve essere solo l’inizio. Se posso aggiungere un ‘idea: proporrei di trovare un luogo dove fare una non-stop – per es. iniziare il pomeriggio e andare avanti tutta la notte – dove donne – artiste e non – leggano testi – non solo poesie, perché è più difficile – di scrittrici iraniane, magari proiettando le immagini che arrivano dall’Iran. Penso che potrebbe diventare un evento e magari ottenere l’attenzione anche dei media per poter moltiplicare le iniziative. Che ne dite?
    giuliana

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    @luigino, prima di scrivere a vanvera sul mio blog dovresti avere il buon gusto di leggere quello che scrivo e non fare proclami propagandistici, un blog serve per discutere, approfondire, non per fare propaganda per se stessi e personaggi che massacrano gli oppositori. Non scrivere più perché non sarò tollerante contro altre farneticazioni.
    giuliana

  • Cesare Giombetti

    Iscritto al gruppo Donne di carta su Facebook e pubblicizzato l’evento sempre tramite il social network

  • paolo1984

    Anche ammettendo che la maggioranza degli iraniani sostenga il governo e che gli oppositori siano “solo” una minoranza di intellettuali, studenti e studentesse quessto non giustifica affatto la violenta repressione del dissenso e poi non sarebbe la prima volta nella Storia che una minoranza si dimostra più lungimirante della maggioranza sedotta dal demagogo di turno.
    A Luigino che sostiene che Ahmadinejad ha vinto “regolarmente le elezioni” dico che le aveva vinte anche Hitler, questo giustifica ogni cosa?
    Consiglio anche di distinguere sempre tra governo israeliano, popolo israeliano ed ebrei della diaspora perchè Moni Ovadia e Ariel Sharon sono entrambi di origine ebraica,ma ,a parte questo, in comune non hanno niente.
    A tutti coloro che dicono che Ahmadinejad è contro USA e Israele quindi va’ sostenuto a oltranza rispondo che ragionano proprio come il governo USA quando aiutò gli integralisti islamici (Bin Laden compreso) contro i sovietici in Afghanistan. Non sono un sostenitore dell’URSS, ma oggi mi chiedo se un Afghanistan sovietizzato non sarebbe stato il “male minore” davanti al pericolo fondamentalista.
    Voglio inoltre ricordare che Khomeini, una volta preso il potere, represse il progressismo laico iraniano (compresi i comunisti del partito Tudeh) che aveva lottato contro lo Shah.
    Suggerisco di informarsi un po’ prima di difendere certi soggetti in nome “dell’antimperialismo”.
    Quella in corso in Iran è un altro episodio della lotta tra chi vuole rimanere nell’ignoranza dell’oscurantismo sessuofobico religioso e chi vuole una maggiore libertà sulla propria vita e sul proprio corpo.
    I progressisti stanno con chi vuole essere libero.

  • Ciabattoni Luigino

    @GIULIANA, scrivi: “Non scrivere più perché non sarò tollerante contro altre farneticazioni.”.
    Devo dirti che mi aspettavo di essere già censurato in prima battuta, vedo che invece mi è andata bene ma…. VEDO PURE CHE LE MINACCE DI CENSURA NON SONO TARDATE AD ARRIVARE. Bhè sai che ti dico? Ti dico che con GENTAGLIE COME TE, che sono use inveire a squarciagola contro le minacce di censure di Ahmadinejad, che gridano all’omicidio della Democrazia quando Berlusconi minaccia di censurare Il Manifesto (dire censurare sarebbe poi grasso che cola, PERCHE’ IN REALTA’ BERLUSCONI HA MINACCIATO DI NON TENERLO PIU’ IN VITA) MA CHE POI CHIUDONO LA BOCCA A Ciabattoni Luigino IMPEDENDOGLI IL SUO PUNTO DI VISTA SULLE PAGINE ELETTRONICHE DI UN GIORNALE CHE, TI RICORDO, E’ IN ESSERE GRAZIE A SOVVENZIONI PUBBLICHE!!
    E adesso, cara Giuliana, prenditi quest’altra mia VANVERATA: SPERO, MA PROPRIO CON TUTTO IL CUORE, CHE IL 2010 TI PORTI TUTTA LA CENSURA CHE UNA BEFANA, il 31 dicembre 2009 alle 10:11, HA DETTO DI VOLERMI REGALARE.

  • http://www.donnedicarta.org sandra giuliani

    Dico, cara Giuliana… che noi siamo pronte… l’evento del Tuma’s Book Bar è solo l’inizio…la Casa delle donne è la seconda tappa, e forse ho un editore socia dell’Ass. Donne di carta che potrebbe mettere a disposizione un suo bellissimo suggestivo posto al centro storico… per l’8 avremo sicuramente, grazie a leila Karami, Nadia Pizzuti e Fereydun della Libreria Nima molta comunità iraniana… e se ci aiuti con la promozione questa tua idea potrebbe sicuramente già occupare a lungo la notte…avviso subito Leila.
    Ti aspettiamo. Vi aspettiamo.

  • alvise

    Le dittature non si scompongono se vedono una manifestazione contro di loro, svolgersi nelle strade di un altro lontano paese.
    Le dittature in genere cadono per contraddizioni interne o guerre da loro stesse provocate.
    Quella hitleriana e fascista non fu fermata dal pacifismo di Chamberlain o dalle marce dei socialisti francesi.
    Quella argentina cadde per una guerra persa.
    Quella franchista perchè la Spagna non aveva nulla da guadagnarci a continuare su quella strada.
    Quella sovietica perchè il sistema economico non poteva più sostenere quei costi sociali e militari nella competizione con gli USA.
    Quella iraniana dello Scià per un livello insopportabile di corruzione, inefficienza e servilismo agli USA.
    Penso che cadrà anche quella islamica-sciita, probabilmente dopo molti contorcimenti ( che magari esploderano anche in Libano, Gaza etc).
    Il potere teocratico assoluto di Khamenei ha ricreato almeno due delle condizioni che portarono al crollo di Reza Palevi.
    Il servilismo agli USA può essere altrettanto ben sostituito da un nazionalismo esasperato che isola il Paese.
    Il crollo finanziario del Dubai avrà sicuramente scosso le finanze di quegli iraniani che avevano capitali all’estero.
    Un Iran isolato non ne favorisce il recupero e tanto meno l’esportazione di nuovi.
    Forse le manifestazioni di piazza e la crisi del Dubai non sono tra loro scollegate.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    buon anno! g.

  • http://www.donnedicarta.org sandra giuliani

    Alvise scrive: “Le dittature non si scompongono se vedono una manifestazione contro di loro, svolgersi nelle strade di un altro lontano paese”.
    Certo che no, ma sarebbe grave che un altro Paese fingesse indifferenza soprattutto nei riguardi di quella comunità che lo ha scelto come territorio di vita e che paga nella propria terra tanta sofferenza.
    Sarebbe molto grave che chi opera nella Cultura non facesse delle manifestazioni un atto dovuto di trasmissione di conoscenza, un gesto di solidarietà.
    Prima ancora che i governi esistono le persone. E io se “faccio qualcosa, qualunque cosa”, quando incontro per strada, la nostra comune strada, un iraniano o un’iraniana mi sottraggo non solo all’indifferenza, ma alla complicità che ne deriva.

  • alvise

    all c. att. della sig.ra S. Giuliani
    Giustamente la sig.ra Sgrena ha impostato il tema iniziale suggerendo di trovare forme “creative” di protesta e manifestazione.
    Io condivido questa posizione , specie in questo caso.
    Posso anche scendere in piazza ma devo avere ben chiaro l’obiettivo.
    Mussawi e il suo gruppo non sono meno fondamentalisti degli altri.
    Se così non fosse, non avrebbero potuto partecipare alle elezioni. Kamenhei li avrebbe , per legge, esclusi.
    E’ per le idee di costui che devo manifestare ?
    Degli studenti che si ribellano abbiamo mai saputo con precisione i loro targets? Di fatto sono dei privilegiati, mentre i pasdaran vengono principalmente dalle classi più povere ( e sprovvedute).
    E’ per la libertà di questo gruppo che la sig.ra Giuliani ci chiama a manifestare ?
    Gli altri “oppositori” di Kamenhei , e non certo del regime, come ad esempio Rafsanjani già presidente dell’Iran, saranno loro i favoriti delle nostre manifestazioni ?
    Se la sig.ra S. Giuliani fosse più precisa , forse lo sforzo che chiede potrebbe essere più efficace e meno vago.
    Se invece pensa che fare una manifestazione sia come un rito liturgico che vale sempre la pena celebrare, si disilluda.
    Da tempo la Chiesa ha smesso di organizzare grandi processioni.
    Ci andava sempre meno gente e diventava un segno di debolezza, invece che di forza e volontà politica.

  • http://seltv.wordpress.com/ Stefano Dall’Agata

    Viva la lotta per la libertà del popolo iraniano.
    Mi dispiace solo che in Italia ci siano persone che non sanno riconoscere un fascista, se veste i panni di capò di un paese nemico degli USA.
    Consiglio la visione di questo bel video:
    http://www.youtube.com/watch?v=SNocyz1NRjA

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    @alvise, manifestare a favore delle rivendicazioni dei diritti delle donne iraniane e di per sé un rifiuto della teocrazia, che è incompatibile con i diritti delle donne. E la proposta di Sandra Giuliani, credo, va in questo senso. giuliana

  • http://www.donnedicarta.org sandra giuliani

    sì, cara Giuliana, grazie della precisazione, evidentemente la scelta dell’evento di solidarietà da parte delle persone-libro doveva essere più articolata nelle sue motivazioni e nelle sue finalità, vista l’interpretazione fumosa a cui ha dato vita.

    Allora aggiungo, per Alvise, che nella nostra proposta non c’è mai stata la parola “manifestazione” intesa come teorizzazione astratta e liturgica di una discesa in piazza di una massa di tifosi, intendiamo “manifestazione” come modalità concreta di azioni da compiere, ciascuno nel proprio ambito.
    Per noi, che portiamo in giro le “voci dei libri”, è far conoscere al popolo italiano il messaggio culturale di scrittrici iraniane, come Forough, per esempio, che hanno pagato in prima persona la difficoltà di appartenenza a un “genere” in un mondo socialmente e politicamente orbo e sordo e che ha sempre rivendicato un impegno etico e politico dell’arte.
    E ci fa piacere che la comunità iraniana, residente in Italia, si riconosca in questa “voce” tramite le nostre: questo vuol dire “manifestare”.

    Sarà poca cosa, forse, nello scenario complesso degli intrighi e delle fazioni politiche, ma noi “esprimiamo” solidarietà in favore dei diritti delle donne iraniane, con la presuntuosa consapevolezza che in questi diritti rivendicati si apra, sempre e ovunque, la possibilità di una vera democrazia, di un discorso concreto di libertà.
    Plurali, come tutte le libertà.
    Plurali, come tutti i punti di vista.
    Che fanno della “differenza” un valore.
    Mi auguro di essere stata più chiara.

  • http://www.donnedicarta.org sandra giuliani
  • alvise

    @giuliana
    Manifestare in una piazza italiana con il limite di riferimento alle donne musulmane in Iran, apre uno squarcio politico anche per le donne musulmane in Italia.
    Qualcuno a destra potrebbe chiedersi : perchè marciate solo per quelle che stanno a Teheran ? Forse che le donne qui immigrate dal mondo islamico non meritano altrettanta attenzione per le stesse ragioni ?
    Come distinguersi allora dai ragionamenti della Santanchè ?
    Come evitare di doverle dare ragione ?
    L’argomento è l’islam e ciò che produce, non i suoi effetti su una malcapitata parte di quel mondo.
    E’ come se un medico invece di curare le cause di una malattia si concentrasse sulla febbre e gli altri effetti.
    Mi dispiace sig.ra Giuliana, in questa circostanza non condivido la sua posizione.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    @alvise libero di non condividere. 1. Abbiamo una autonomia culturale che non ci fa perseguitare dall’immagine della santanché che non ha nulla a che vedere con chi vuole garantire a tutti coloro (donne e uomini) che vivono nel nostro paese uguaglianza di diritti. Le nostre ioniziative vedono la partecipazione di donne che di quelle repressioni sono la testimonianza (iraniane e non solo). Infine penso che i diritti delle donne dovrebbero essere presi a paradigma per misurare il livello di democrazia di un paese.
    giuliana

  • Cesare Giombetti

    È importante ricordare che le manifestazioni non facciano finire le dittature, visto che qualcuno ancora ci crede.
    Ma non credo che qui qualcuno ne sia convinto. Le manifestazioni servono a dare coraggio a chi manifesta (ogni tipo di manifestazione), a far conoscere.
    In altre parole, magari non cambia nulla (o magari qualcosa sì, se do un po’ più di coraggio al manifestante), ma bisogna comunque, sempre, manifestare solidarietà.
    Quali forme, poi, siano più opportune, è un altro discorso.
    Cioè, se io, “borghesemente”, passo il tempo a fare tante e piccole manifestazioni, convinto di cambiare il mondo e/o per sentirmi più a posto con me stesso, qualche problema c’è. Ma lì è una questione di equilibrio personale. E di scelte. Ognuno sceglie come occupare il suo tempo, al di là dell’efficacia.
    Ma poi Alvise, mi lasci sempre qualche dubbio irrisolto. Spiegami meglio cosa intendi con “chi appoggiamo”. Se facciamo questi distinguo, non ne usciamo più. Io appoggio VOLENTIERI degli islamici più liberali. E il fatto che siano dei privilegiati a manifestare, spesso, è normale. Chi dovrebbe manifestare? Il pastore nomade? Ma dai… E si stava meglio quando c’era lo scià. O no?
    Mi senbra che tu, Alvise, faccia un esercizio quasi di stile e molto borghese con tutti questi distinguo. Aiutaci a capire la tua posizione. Invece di criticare e basta, offrici le tue soluzioni, così tutto diventa più semplice da comprendere (magari sono io che sono limitato…) e onesto intellettualmente. Grazie.

  • alvise

    @ Cesare Giombetti
    credo che al tuo post dovrebbe replicare un iraniano e non il sottoscritto.
    Per lui non è indifferente sapere per chi e per cosa tu/noi manifestiamo. Altrimenti gli parà che si manifesti solo per tua/nostra personale soddisfazione.
    Temo che questo non l’aiuti e nemmeno lo consoli.

    @ sig.ra Giuliana
    mai dubitato della sua autonomia intellettuale e culturale. Paventavo soltanto il fatto che un confronto con le tesi e le manifestazioni di altre leader politiche sarebbero state inevitabilmente prese a confronto nel momento in cui vi fosse una marcia per le vie di una città italiana.
    In quel attimo , invece di aiutare le iraniane, tutto verrebbe ricondotto alle nostre questioni interne e si misurerebbero i differenti approcci e la loro qualità di comunicazione mediatica.
    Meglio allora ridicolizzare la leadership iraniana , sfilando davanti alla loro ambasciata con cartelli e striscioni che inneggiano al suo operato di questi giorni.
    Magari scritti alla rovescia ( a ricordo della pratica della TAKKIYE – la dissimulazione – prevista dal Corano) e grondanti gocce di colore rosso.
    Se infatti vogliamo colpire quel gruppo, dobbiamo usare il loro linguaggio o quello che sono in grado di intendere. Non certo seguire i nostri usi e liturgie.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    a tutti per informarvi che l’iniziativa organizzata da Sandra Giuliani e le donne di carta ieri sera a roma è andata benissimo, c’erano molti italiani ma anche molti iraniani, tutti attenti e commossi. Quindi penso di poterlo fare anche a nome di Sandra: aiutateci a organizzare altre iniziative per dare voce alle donne iraniane.
    giuliana

  • danilo recchioni baiocchi

    Vedo che in tanti si preoccupano di quello che succede in Iran. E’ un bene anche se chi contesta il regime afferma di non volerne mettere in discussione le strutture portanti ed inneggia ad uno dei fondatori della Repubblica Islamica da poco scomparso.
    Non mi sembra quindi che ci sia un chiaro progetto democratico alla base delle proteste: viene contestato il voto presidenziale e l’agire della Guida Suprema, ma non si parla di separazione fra Stato e religione, riforma del diritto di famiglia, protezione delle minoranze, libertà di cambiare religione o essere atei, rispetto dell’esistenza di Israele… L’unico argomento che può risultare accattivante per noi occidentali è una maggiore rassicurazione sull’uso del nucleare a scopi civili. Mi sembra molto poco per essere entusiasta di una rivolta che pare peraltro sostenuta solo da una minoranza -prevalentemente urbana- del popolo iraniano. Ma di quel popolo fanno parte anche le popolazioni rurali che sostengono il regime.
    Insomma, non mi sembra -non dico risolto, ma neanche seriamente affrontato alcuno dei nodi che rendono l’islam non compatibile con la democrazia, essendo le libere elezioni solo l’approdo finale di una cultura che la democrazia l’accetta nei suoi valori fondanti di libertà e pari dignità di tutti gli individui.
    Nel frattempo non mi sembra di vedere sui nostri giornali una preoccupazione anche solo lontanamente paragonabile rispetto a quello che avviene in Egitto, dove i cristani copti vengono masssacrati; a Gaza, dove si impone l’islamizzazione forzata anche a chi islamico non è; in Malesia, dove si aggrediscono i cristiani per negare loro la libertà di stampa e di espressione; in Irak, dove continua a Mosul ed altrove la campagna di intimidazione finalizzata all’espulsione dei cristiani dal Paese; in Iran, dove chi si converte viene perseguitato penalmente…Insomma ogni giorno veniamo a sapere di persecuzioni da parte dei musulmani indirizzate soprattutto ai cristiani, quelli della monogamia, del “date a Cesare quel che è di Cesare”, dell’amore anche per i nemici, quelli che adorano un Dio talmente fragile da farsi mettere in croce. Forse è ora di avere un po’ più di sensibilità per quelli che davvero stanno peggio.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    @danilo, tutto è relativo ma sostenere che gli iraniani non stanno peggio di noi è semplicemente ridicolo. Inolte forse sei un po’ arrestrato rispetto a quello che sta succedendo in Iran non si tratta più di contestare le elezioni ma di mettere in discussione la teocrazia e chi si limita a vedere il problema nel nucleare iraniano non aiuta certo chi è contro il regime
    giuliana

  • danilo recchioni baiocchi

    @ Giuliana: forse occorrono due precisazioni.
    Quando qualche tempo fa il regime ha diffuso un video – forse prodotto dagli stessi sostenitori del regime – in cui venivano bruciate immagini di Khomeyni, gli oppositori si sono affrettati a proclamare manifestazioni in onore del fondatore della Repubblica Islamica, oltre ad altre iniziative simili. Lo stesso Montazeri è stato per un certo tempo il braccio destro di Khomeyni: ha criticato gli eccessi sanguinari del regime, non il regime teocratico. Non mi sembrano grandi segnali di contestazione della teocrazia o invocazioni della laicità dello Stato. D’altra parte se i leader riformatori fossero stati dei controrivoluzionari, non sarebbero neanche stati ammessi alla competizione elettorale. Credo che contino i comportamenti dei leader del movimento e la massa che li segue, non le supposizioni di qualche isolato intellettuale.
    In secondo luogo, visto che comunque mi sembra che abbiamo a che fare con uno scontro di potere tutto interno al regime, dal nostro punto di vista quello che una potenza regionale già dotata di missili a lunga gittata intende fare rispetto alla eventuale dotazione di armi nucleari non mi sembra un argomento del tutto irrilevante per noi.
    Infine, non dico che gli iraniani stanno meglio di noi (chi l’ha detta una cosa simile!??). Dico che i cristiani in terre abitate da maggioranze musulmane (e agli esempi precedenti possiamo aggiungere l’Algeria, il nord della Nigeria, la Somalia, il Pakistan; non l’Italia, direi) stanno peggio degli iraniani, sottomessi ad un regime sostenuto molto probabilmente dalla maggioranza degli iraniani stessi, e che queste comunità cristiane non ricevono la dovuta considerazione da parte dei nostri media. O no?

    Spero di non essere censurato…

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    @danilo la situazione iraniana sta evolvendo rispetto alle prime manifestazione e non tutti quelli che manifestano credono nella riforma della repubblica islamica come i candidati alla presidenza, basta vedere gli slogan delle manifestazioni, ma mi rendo conto che la colpa è dell’informazione o della disinformazione.
    giuliana

  • Cesare Giombetti

    Ma se anche fosse che si appoggia chi si sente oppresso, al di là delle convinzioni? O dobbiamo decidere noi quali siano rivolte buone e quali no? Ogni forma maturata di bisogno di emancipazione, per me, è da appoggiare. Il resto non conta. Io rispetto il voot democratico che ha portato al khomeinismo, come rispetto i manifestanti di oggi. Chi non rispetto è chi schiaccia i manfestanti. Questo vuol dire libertà, al di là di ogni credo politico o religioso.
    E poi, chi ha mai detto che la democrazia e l’Islam non possano andare a braccetto? O la laicità e l’Islam? Questo è un falso ideologico, teologico e storico. Basti vedere l’esempio della Turchia, che è molto più laica dell’Italia o di tanti paesi europei.
    Infine, Alvise, scusa, ma non ho capito la tua risposta. Sarà un mio limite…

  • paolo1984

    Non capisco i “distinguo” di danilo: vogliamo fare l’ “analisi del sangue” anche agli oppositori iraniani? E’ ovvio che Moussavi e Kharroubi non vogliono abolire la teocrazia così come è ovvio che Khomeini sia un riferimento anche per i contestatori (è pur sempre l’uomo-simbolo della rivoluzione contro la dittatura dello Scià)..e con ciò? Questi giovani vivono in un Paese dove chi viene scoperto ad avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio rischia nel migliore dei casi le frustate! Un Paese dove non sei libero di vivere la tua intimità conla persona amata! Ci rendiamo conto di cosa significa?
    Che importanza può avere se vogliono cambiare il sistema dall’interno o abbatterlo?L’importante è che lo stiano contestando con un rischio gravissimo per le loro vite. Cosa importa se è una minoranza benestante?
    Non mi stupisce che le masse povere delle campagne stiano con Ahmadinejad: quando uno è povero molto spesso è anche ignorante e quindi manipolabile dal demagogo di turno che ottiene facili consensi con politiche assistenzialistiche (che lasciano però le diseguaglianze intatte) e con sermoni contro la “corruzione dei costumi” (cioè la libertà dell’individuo) o attaccando gli “intellettuali nemici di Dio e della tradizione” (cioè le persone libere). E il popolino puntualmente ci casca,è un copione già visto mille volte. I populisti reazionari si somigliano tutti.

  • danilo recchioni baiocchi

    @Cesare Giombetti.
    I miei dubbi sulla compatibilità fra islam e democrazia si basano (sinteticamente) su alcuni dati di fondo:
    – nella cultura islamica, per come si è sviluppata nel corso dei secoli, la legittimità del potere non risiede nella volontà popolare, ma nella conformità alla volontà divina e alla sua legge; e questo contemporaneamente al dato teologico di fondo che vuole il fedele sottomesso ad Allah, e quindi privo di una libera scelta nei suoi confronti;
    – le forme di aggregazione: il riferimento principale nel mondo islamico resta la tribù, mentre la nazione – lo spazio in cui si può affermare ed esercitare la democrazia – è un’importazione dall’Occidente;
    – la separazione fra religione e Stato, o potere: l’islam è stato fondato da un leader politico e militare, che ha usato la forza anche in maniera efferata quando lo ha ritenuto opportuno per ottenere scopi politici. Cioè, la violenza nel mondo islamico trova una giustificazione religiosa, per cui in nome di Allah è lecito ricorrere alla violenza e conseguire il potere. Non c’è nulla di simile alla separazione fra ciò che è di Dio e ciò che appartiene a Cesare;
    – la pari dignità di tutte le persone e l’uguaglianza di fronte alla legge: non solo la donna è sottomessa, ma lo sono anche tutti gli infedeli, sebbene con gradi diversi di sottomissione. La forma più lieve si esprime nella sottoposizione ad una tassazione maggiorata rispetto ai musulmani. Non è prevista tolleranza per gli atei o gli apostati;
    – infine, la Turchia non mi sembra un esempio molto felice di democrazia. Basti pensare che lì la vera Corte Costituzionale è rappresentata dallo Stato Maggiore dell’esercito, che difficilmente può essere considerato il custode ideale della democrazia.
    In sintesi,mancano nel mondo islamico quei secoli di riflessione (che non è ancora finita) che a partire dal Rinascimento hanno portato in Europa all’evoluzione del comune sentire rispetto al potere ed al modo di assumere decisioni. Mi auguro che l’islam compia questa evoluzione culturale (in fondo ha l’esempio europeo da seguire), ma finora ciò non è accaduto, soprattutto – mio avviso – perchè essa postula la messa in discussione dell’islam stesso.

  • alvise

    @Cesare Giombetti
    a proposito del rapporto democrazia e islam mi permetto suggerire la lettura di “Islam e Democrazia” ed. Giunti, scritto da una sociologa marocchina FATEMA MERNISSI che tra l’altro ha vinto anche premi letterari.

    Anche se è del 2002, subito dopo 11/9, offre un’analisi storica e sociologica sul tema, che però la porta a smentire la tua sicurezza sulla compatibilità tra islam e democrazia.
    Ammette che vi sia sempre stata una tensione verso la forma democratica, intesa prima di tutto come libertà di pensiero e di opinione ( e quindi anche di interpretazione del Corano — e qui casca l’asino) che ha però sempre portato grandi bagni di sangue nella storia del mondo musulmano. La setta Mu’tazilita, che la sosteneva, è stata sempre martirizzata.
    Forse il fatto che non esista nell’islam una gerarchia ecclesiastica come quella nel mondo cristiano ha contribuito all’idea che la democrazia-libertà di pensiero-diritto a esprimerlo sia foriera di grandi guai per le società musulmane che cercano di applicarla.
    Il fatto poi che sia stata associata al mondo cristiano e occidentale ha contribuito ad un rifiuto istintivo e di massa – dice la Mernissi – che ancora oggi pesa.
    Ma qui mi fermo e invito a leggerlo.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    @danilo, la tua interpretazione è per me razzista perchè non prevede alcuna evoluzione di società che hanno già attraversato esperienze di emancipazione, alcune di secolarismo e di femminismo, quindi per favore smettiamola con questo relativismo culturale che condanna i musulmani alla sottomissione, alle leggi tribali etc.
    giuliana

  • danilo recchioni baiocchi

    @ giuliana
    Respingo con sdegno l’accusa di razzismo. Sinceramente mi offende e non me la sarei mai aspettata. Il razzismo è e soprattutto è stato una cosa troppo tragicamente seria per poter usare certi termini in modo così leggero.
    Anche l’islam è una cosa seria, è un pensiero ed una visione del mondo che si è sviluppata nel corso dei secoli e che può essere fatta propria da qualsiasi essere umano. Che cosa c’entra la razza?
    Mi sembra piuttosto offensivo nei confronti dei musulmani stessi pretendere che in poco tempo e senza colpo ferire sugli assetti sociali, politici, istituzionali, economici cambi una visione della società e dello Stato che dà senso ed è chiave interpretativa per la vita di milioni di persone. In generale le esperienze di secolarizzazione e di emancipazione femminile sono state frutto di imposizioni dittatoriali o autoritarie, se non imposte direttamente da qualche invasore. E infatti non sono durate a lungo e dove si registrano sono estremamente fragili.
    Ci sono numerosi tratti del pensiero politico, giuridico e sociale islamico che sono strettamente connessi all’essenza stessa dell’islam. Ad esempio: come si fa ad ammettere la libertà di pensiero, e quindi di interpretare il Corano una volta assunto che questo sia la parola di Allah fatta testo? Testo increato, esistente dall’eternità. Il dibattito su questo tema è stato risolto nel sangue dagli Abassidi (IX secolo) e da allora riproporlo è estremamente pericoloso. Questo è solo uno dei numerosi esempi che si possono presentare e che testimoniano le contraddizioni fra islam e principi fondamentali della democrazia.
    Lo so che ci sono tante versioni dell’islam, sette, tradizioni anche in conflitto fra loro, e via dicendo. Ma ci sono dei tratti che le accomunano tutte e che fanno sì che per tutte si possa usare il termine “islamico”. Alcuni di quei tratti di fondo si dimostrano ancora incompatibili con la democrazia, che è a sua volta – a mio avviso – una cosa seria. Ma cosa c’entra la razza?…

  • Cesare Giombetti

    @Alvise: non intendo dire che non mi occupo di ciò per cui manifesto (sarebbe una sciocchezza), ma che non mi occupo troppo del fatto che si tratti di difendere dei comunque tradizionalisti. Laddove ci sono dei tradizionalisti che ammazzano chi non la pensi come loro, difendo i vessati. Punto.
    @Danilo: raccolgo le osservazioni pertinenti. Condivido soprattutto quelle legate all’organizzazione tribale. E condivido le difficoltà di conciliazione fra Islam e democrazia, ma io non vedo l’impossibilità. E la Turchia la citavo come esempio di conciliazione fra Islam e laicità, tanto per sfatare alcuni miti.
    @Alvise: non ho mai letto i lavori della Mernissi, ma li ho fra i libri da leggere da un po’, e ne conosco l’impostazione. C’è anche una femminista ebraica ( http://en.wikipedia.org/wiki/Judith_Plaskow ) che denuncia il maschilismo insito nella sua religione, ma aspira, evidentemente, a riformare dall’interno e, quindi, vede possibile questa riforma, nonostante le difficoltà. Idem vale per http://en.wikipedia.org/wiki/Asra_Nomani , femminista islamica.

  • sandra giuliani

    Non entro in merito alla discussione, perché resto fedele e convinta che la Marcia che stiamo facendo attraversi trasversalmente il problema politico rivendicando l’uguaglianza di diritti come un fondamento imprenscindibile.
    Per rispondere alla solidarietà espressa da Giuliana, intervenuta al varo della Marcia, voglio solo sottolineare che si sono succedute altre Tappe e che fino al 26 marzo abbiamo un calendario ricco di eventi, alcuni dei quali in collaborazione proprio con la comunità iraniana: attrici, musicisti, giornalisti, semplici persone residenti in Italia. La tv iraniana ha dato spazio alla nostra Marcia. Sono piccoli risultati, certo. Ma almeno non sono parole. Sul sito: http://www.donnedicarta.org, il Calendario e su http://www.youtube.com/user/donnedicarta i primi video.
    Il 24 febbraio dalle ore 18.30, all’interno della Manifestazione Nastri verdi, alla Casa internazionale delle donne, ci saremo anche noi: con Forugh e con le donne iraniane.

  • Cesare Giombetti

    Finalmente buone notizie!

  • giuliana

    di che stai parlando???? se del pezzo cui fai riferimento vergognati e chiedi scusa alle donne iraniane
    giuliana