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losangelista

Iowa: parte la giostra delle primarie

Allora, ricapitoliamo i pretendenti repubblicani che oggi si disputano il primo turno elettorale in Iowa: Mitt Romney –centrista dell’establishment e’  affetto da sindrome della noia e rigidita’ quasi  a livelli di Al Gore oltre che ad un patrimonio personale di molti milioni di dollari che in tempi di “1%” non e’ proprio d’aiuto all’immagine. E’ marchiato come perdente dalla scorsa primaria persa contro John McCain e  costretto  ad occultare la propria vcazione di riformista moderato per ceracre il favore della destra troglodita  e teocon che in piu’ non gli perdona di essere mormone. Tutta la stagione pre elettorale fin’ora puo’ essere letta come lo sforzo spasmodico ma futile del partito per trovare un alternativa a lui. Ron Paul – e’ il sacerdote della fiamma “libertaria” che non avendo nulla da perdere, possiede l’appeal anarchico del giullare di corte (quando propone di abolire il “Fed” per esempio, o di ritirare le truppe americane da tutte le basi straniere). Schietto come un grillo parlante attrae il segmento “folk”, lo zoccolo fervente dello stato minimo ed altri idolatri “letteralisti” della costituzione. Un medico condotto del Texas che sfiora la caricatura del dottore sulla diligenza di Ombre Rosse ma con sfumature fosche e un passato come direttore di una newsletter per “survivalist”, appassionati di armi da fuoco  e razzisti della John Birch Society. Rick Perry – Il Texano, conservatore, evangelista; mascella squadrata e piglio da serial petrolifero: sosia di Josh Brolin nei panni di George Bush Jr per Oliver Stone. Il look telegenico lo aveva inzialmente reso il piu’ papabile dei “non-Romney” ma la stagione si e’ velocemnte guastata in seguito alla apertura della bocca dello stesso: le scene mute, impappinamenti botte di amensia e assortita figuracce in diretta di cui e’ stato protagonista  nei dibattiti sono riusciti a far vergognare perfino la sua base naturale di “rednecks” degli stati rossi, malgrado i suoi ripetuti richiami al record di condannati giustiziati in Texas sotto la sua amministrazione. Quotazioni in deflazione accelerata. Rick Santorum – über-conservatore specialista di “culture wars”,  sui conflitti “culturali” ha costruito una carriera politica: anti-evoluzionista, anti abortista, strenuamente anti gay. Quest’ultima militanza gli e’ valsa uno smacco particolramente cocente: ad ogggi una ricerca Google del suo nome trova subito la definizione alternativa affibbiatagli dagli attivisti per i diritti degli omosessuali: mistura schiumosa di olio lubrificante e materia fecale che a volte si produce come effetto collaterale del sesso anale.  Newt Gingrich –  ripescato alla politica attiva quando gia’ era avviato a fare il saggista e decano neocon, il “ moralista pluridivorziato” e’ stato da subito deriso come anacronismo d’altri tempi ( era stato il fautore dell’ostruzionismo a Bill Clinton, firmatario nel 1994 del contract with America, ideato dal consulente d‘immagine  Frank Luntz e in seguito riciclato sulla scrivaniza di Vespa come contratto con gli Italiani). Esponente di un destra caustica e intellettuale ma ritenuto troppo anziano e sovrappeso, senza il physique du role cioe’ del vincente, si e’ brevemente trovato con (sua) grande sopresa in testa ai sondaggi. Niente che una scarica ben mirata di attacchi  in TV a carico di Romney non ha potuto aggiustare; possibilita’ scarse. Michele Bachmann – aspirante Maria Goretti del Midwest, teoricamente gioca in casa nella regione di solida virtu’ agricola in cui si svolge il “caucus” e in Iowa aveva vinto lo “straw poll” appena quattro mesi fa. Breve stagione di gloria per un’ardente  integralista evangelica – per lei le cose sono cominciate a peggiorare dopo che ha confuso il paese natale di John Wayne con quello dello stupratore e serial killer di John Wayne Gacy. Da allora la reginetta del Tea Party annaspa da fanalino di coda. Con le primarie di oggi l’America viene imbarcata controvoglia su una stagione elettorale che verra’ probabailmente caratterizzata dall’apatia di un elettorato con altri problemi. Un’impennata di astensionismo potrebbe preludere, malgrado la rosa di candidati di  cui sopra,  ad una vittoria repubblicana su un Obama affossato dalla delusione. Uno scenario che presumibilmente inaugurerebbe l’amministrazione Romney – garanzia probabilmente di una sostanziale continuita’ con le politiche di Obama.